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venerdì 10 febbraio 2017

Papa' Gambalunga

Si dice che i parenti non si possono scegliere.
Quando si entra in questa vita si prende quello che ci e' stato assegnato.
E lo stesso vale per i parenti acquisiti: quando ci si innamora di qualcuno ci si prende in carico anche i suoi familiari.

Certo, esistono le eccezioni, quei casi in cui il soggetto del nostro amore ha tagliato i ponti con la famiglia, o qualsiasi altra ragione. I suoceri, non si scelgono, arrivano insieme a tutto il pacchetto e sta a noi decidere come gestirli.

Che cosa e' capitato a me?

Per cominciare direi che sono andata all'avventura "alla cieca", senza un minimo di preparazione su usi e costumi giapponesi. Lo specifico per dire che l'impatto era stato abbastanza pesante e impegnativo.

Com'erano questi suoceri giapponesi?

La prima impressione era stata decisamente dura, specialmente per la mancata conoscenza della lingua da parte mia, che non permetteva di comunicare in nessun modo. Ma quando avevo raggiunto il massimo livello di scoramento, era successa una piccola cosa che mi aveva riempita di speranza: il mio fidanzato era ammalato, io mi ritrovavo da sola e non sapevo bene come passare il mio tempo. Una sera la porta della stanza dei suoceri si era aperta, e io ero stata invitata a entrare! La piu' bella serata che posso ricordare, e in ogni caso mi aveva anche portato fortuna perche' poi il mio fidanzato si era ripreso ed avevamo trascorso gli ultimi giorni prima del mio ritorno in Italia in modo indimenticabile.

Da li' in poi mi ero pian piano convinta che avrei dovuto imparare la lingua, per riuscire a comunicare con le altre persone quando mi trovavo in Giappone, e la serata passata in compagnia dei suoceri, a cercare di comunicare sfogliando insieme i miei appunti di giapponese aveva contribuito a far nascere questo mio progetto.

Mentre mia suocera sembrava una persona d'oro, restava comunque il dubbio su mio suocero.
Che persona era in realta'? Sembrava quasi che delegasse il dialogo alla moglie, ascoltando in silenzio tutto quello che succedeva intorno, dava un'impressione di grande severita'.

Chi conosce la mia storia sa che ho frequentato una scuola di lingua giapponese a Osaka, ho cominciato a lavorare e, infine, ho costruito la mia famiglia in questo paese.

Vivevamo per conto nostro e andavamo a trovarli nel fine settimana, era diventata un'abitudine.
E ad un certo punto, mio suocero ha subito una trasformazione.

Mio suocero ha cominciato a parlare.
E' andato in pensione, ha perso le sue abitudini quotidiane e - forse - si e' trovato un po' spaesato. Di sicuro si sentiva solo.

Prima ha parlato con me, poi con suo figlio, e probabilmente anche con tutte le persone che aveva intorno.
Era lanciato, seguiva un corso di calligrafia e disegno con la china, e ogni volta che ci incontravamo mi raccontava di tutto.

A quel punto io ho cominciato ad affezionarmi. Ho scoperto una persona normale, ne' piu' severa ne' piu' permissiva di chiunque altra. Una persona che ricordava con simpatia i suoi viaggi all'estero per lavoro (lavorava per una compagnia di telefonia mobile), perche' nonostante tutti gli impegni che questi viaggi potevano comportare, rappresentavano per lui un momento di svago, un momento in cui lui poteva evitare di fare qualsiasi cosa! E mi sono trovata, ridendo, a reggergli il gioco quando mi chiedeva di non dirlo a nessuno.

Mio suocero mi ha raccontato che lui aveva le scarpe Converse in tela, esattamente come quelle che a me piacciono tanto, ma che ai suoi tempi non esisteva quella varieta' di modelli che esiste oggi, e che quelle che uso io sono proprio belle! (Un uomo, un mito, che altro posso dire?)

Lui, tanto entusiasta quando e' venuto in Sardegna con noi per il matrimonio, che diceva spesso che avrebbe voluto viaggiare ancora.

Lui e' stato la prima persona che ha ricevuto la notizia della mia gravidanza: penso che non potro' mai scordare il suo sorriso, e la velocita' con cui era andato a recuperare sua moglie per informarla.

Lui che mi aveva preso in giro, perche' dopo aver preso la patente lo avrei portato a Nara, "ma non altrove perche' non me la sento". Studio per prendere la patente a quarant'anni suonati e ho paure da diciottenne!

Mio suocero e' anche quella persona che, quando si e' ammalato, mi rincuorava dicendo che non aveva intenzione di morire tanto in fretta perche' aveva tante cose da fare.

Un uomo di corporatura grande, alto, e con le spalle larghe, e con delle gambe che a me sembravano lunghissime. Per questo motivo a un certo punto ho cominciato a pensare a lui come a "papa' gambalunga": non pagava i miei studi, come il personaggio letterario, ma mi faceva sentire bene accetta e mi dimostrava spesso e volentieri che c'era sempre qualcuno su cui avrei potuto contare (lui e mia suocera hanno ascoltato con pazienza le nostre disavventure degli ultimi due/tre anni, mi hanno incoraggiata e supportata, e non credo che riusciro' mai a dimenticarlo).

Domani noi indosseremo il vestito bello, e passeremo una giornata intera con gli altri parenti per riuscire a salutarlo a dovere. Difficile pensare che non potro' piu' scambiare una battuta prima di uscire di casa la mattina, o incrociarlo quando torno a casa, ma lo portero' sempre nel mio cuore, insieme alla gratitudine che gli devo per avermi incoraggiata ad entrare nella loro famiglia.

Grazie di tutto, papa' gambalunga.