Come
state? Oggi vorrei parlarvi di un aspetto della vita in un paese come
il Giappone che non molti conoscono. Qui esiste una sorta di
“abitudine”, fra gli stranieri residenti, qualcosa che può
sfuggire ad una prima occhiata ma è destinato ad emergere
chiaramente col passare del tempo.
Di cosa si tratta?
In
pratica, succede quasi sempre nello stesso modo: uno straniero
incontra un altro straniero in mezzo alla folla. I due non si
conoscono, e probabilmente non si incontreranno di nuovo, ma non
appena si incontrano si scambiano un cenno.
Un piccolo cenno
del capo, un inchino a malapena accennato, che si esaurisce nell'arco
di un battito di ciglia e non comporta nessun altro tipo di impegno.
La risposta poi non è molto diversa, un sorriso oppure un altro
cenno del capo. All'improvviso, alcuni stranieri entrano in contatto
per pochi secondi, si scambiano un cenno di intesa e si allontanano.
La prima volta che mi è capitato ero a Osaka, e pensando
alla quantità di persone che popolano abitualmente la città quel
gesto così inaspettato mi aveva sorpresa, e emozionata. Avevo
passato il resto della giornata continuando a chiedermi se conoscevo
l'altra persona oppure no.
Poi era successo di nuovo, tante
volte, e allora mi ero resa conto che si trattava di qualcosa di più
di una semplice coincidenza. Gli stranieri in Giappone si riconoscono
immediatamente, e non parlo soltanto di una semplice differenza
morfologica: pur essendo coinvolti nella vita quotidiana, e quindi
immersi nei loro pensieri, mantengono comunque uno sguardo
distaccato.
Osservano il mondo da una sorta di oblò,
rappresentato da esperienze e conoscenze differenti, e che permette
loro di mantenere una “velocità” diversa da quella delle altre
persone che hanno intorno.
E, se capita che due stranieri si
incontrino, senza pensarci si scambiano un saluto... Ma perchè?

In
fin dei conti ci sono persone che li trovano anche piuttosto
inopportuni... Una mia amica finlandese mi diceva sempre che queste
cose le facevano paura.
Da un certo punto di vista posso
comprendere il loro pensiero. Dopo esserci abituati al mondo
“asettico” giapponese, composto da persone troppo impegnate per
badare a chi sta intorno, non ci si aspetta assolutamente di ricevere
un qualsiasi cenno da qualcuno. E quando succede diventa un momento
“sconvolgente”.
Per me, al contrario, questi momenti sono
belli e necessari.
Ogni volta che uno sconosciuto mi saluta con
un cenno del capo, ricordo che il mondo è grande e pieno di persone
con cui posso entrare in contatto.
Per darvi un'idea: quando sono
tornata in Sardegna per le vacanze estive, mi è capitato di
raccontare la situazione in cui vivo qui in Giappone, e la mancanza
di persone con cui parlare che riscontro qui dove abito. La risposta
è stata: “certo che per te deve essere difficile...”
Vivo
in Giappone da nove anni ormai, e non ho mai avuto niente da eccepire
nonostante qualche piccolo contrattempo lungo la via. Ho cominciato
questa avventura con la consapevolezza di non sapere tante cose, e
con la volontà di imparare. Quindi non ero particolarmente
prevenuta.
Però mi sono resa conto di una cosa...
I
giapponesi non amano mettersi in mostra, far vedere quello che
pensano o dare un parere per primi. Quindi non sono dei grandi amanti
del dialogo. Se capita di parlare con un giapponese, spesso e
volentieri non si va oltre un discorso generico. Va pur sempre bene,
ma in certi casi si desidera qualcosa di più.

Insomma,
nessun problema nel vivere in questo paese, ma ho capito che devo
trovare un modo di canalizzare tutta questa mia voglia di dialogo.
Non ho ancora trovato una soluzione infallibile, ma ho deciso di non
stare ferma a guardare quello che succede: cerco di partecipare a
ricerche di mercato, a eventi pubblici, e di non fermarmi troppo a
riflettere. E magari cercherò di cominciare qualcosa di grande,
vedremo che ne verrà fuori, mentre sorriderò per i prossimi cenni
di saluto che arriveranno da altri sconosciuti.