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sabato 1 settembre 2018

La misura del tempo in Giappone (seconda parte)

Eccomi di nuovo a voi, ormai siamo tornati in Giappone e stiamo ricominciando con la solita routine.

Come vi dicevo, con il mese di marzo sono arrivate due nuove incombenze: un incarico nel comitato dei genitori dell'asilo, e una nuova lezione di italiano a Osaka.

lunedì 20 agosto 2018

La misura del tempo in Giappone (prima parte)

Ci troviamo, a quanto dice il calendario, alla fine di agosto.

Anche quest'anno, per fortuna, siamo venuti in Sardegna per le vacanze, e a breve torneremo in Giappone. Mi sto finalmente rilassando: dormo più di cinque ore per notte, mangio con calma e passo un sacco di tempo al mare. Ho visto tanti cari amici,e spero di riuscire a recuperare anche chi è troppo occupato o abita lontano prima del nostro ritorno.

Ma c'è una domanda che mi frulla in testa, e non mi abbandona.

Come ho fatto a passare i mesi che mi separano dall'inizio dell'anno al nostro arrivo in Sardegna?

Se vi va, proverò a riassumerli per voi.

lunedì 16 ottobre 2017

Quel cenno di intesa

Come state? Oggi vorrei parlarvi di un aspetto della vita in un paese come il Giappone che non molti conoscono. Qui esiste una sorta di “abitudine”, fra gli stranieri residenti, qualcosa che può sfuggire ad una prima occhiata ma è destinato ad emergere chiaramente col passare del tempo.

Di cosa si tratta?
In pratica, succede quasi sempre nello stesso modo: uno straniero incontra un altro straniero in mezzo alla folla. I due non si conoscono, e probabilmente non si incontreranno di nuovo, ma non appena si incontrano si scambiano un cenno.

Un piccolo cenno del capo, un inchino a malapena accennato, che si esaurisce nell'arco di un battito di ciglia e non comporta nessun altro tipo di impegno. La risposta poi non è molto diversa, un sorriso oppure un altro cenno del capo. All'improvviso, alcuni stranieri entrano in contatto per pochi secondi, si scambiano un cenno di intesa e si allontanano.

La prima volta che mi è capitato ero a Osaka, e pensando alla quantità di persone che popolano abitualmente la città quel gesto così inaspettato mi aveva sorpresa, e emozionata. Avevo passato il resto della giornata continuando a chiedermi se conoscevo l'altra persona oppure no.

Poi era successo di nuovo, tante volte, e allora mi ero resa conto che si trattava di qualcosa di più di una semplice coincidenza. Gli stranieri in Giappone si riconoscono immediatamente, e non parlo soltanto di una semplice differenza morfologica: pur essendo coinvolti nella vita quotidiana, e quindi immersi nei loro pensieri, mantengono comunque uno sguardo distaccato.
Osservano il mondo da una sorta di oblò, rappresentato da esperienze e conoscenze differenti, e che permette loro di mantenere una “velocità” diversa da quella delle altre persone che hanno intorno.

E, se capita che due stranieri si incontrino, senza pensarci si scambiano un saluto... Ma perchè?


In fin dei conti ci sono persone che li trovano anche piuttosto inopportuni... Una mia amica finlandese mi diceva sempre che queste cose le facevano paura.
Da un certo punto di vista posso comprendere il loro pensiero. Dopo esserci abituati al mondo “asettico” giapponese, composto da persone troppo impegnate per badare a chi sta intorno, non ci si aspetta assolutamente di ricevere un qualsiasi cenno da qualcuno. E quando succede diventa un momento “sconvolgente”.

Per me, al contrario, questi momenti sono belli e necessari.
Ogni volta che uno sconosciuto mi saluta con un cenno del capo, ricordo che il mondo è grande e pieno di persone con cui posso entrare in contatto.
Per darvi un'idea: quando sono tornata in Sardegna per le vacanze estive, mi è capitato di raccontare la situazione in cui vivo qui in Giappone, e la mancanza di persone con cui parlare che riscontro qui dove abito. La risposta è stata: “certo che per te deve essere difficile...”

Vivo in Giappone da nove anni ormai, e non ho mai avuto niente da eccepire nonostante qualche piccolo contrattempo lungo la via. Ho cominciato questa avventura con la consapevolezza di non sapere tante cose, e con la volontà di imparare. Quindi non ero particolarmente prevenuta.
Però mi sono resa conto di una cosa...

I giapponesi non amano mettersi in mostra, far vedere quello che pensano o dare un parere per primi. Quindi non sono dei grandi amanti del dialogo. Se capita di parlare con un giapponese, spesso e volentieri non si va oltre un discorso generico. Va pur sempre bene, ma in certi casi si desidera qualcosa di più.


Insomma, nessun problema nel vivere in questo paese, ma ho capito che devo trovare un modo di canalizzare tutta questa mia voglia di dialogo. Non ho ancora trovato una soluzione infallibile, ma ho deciso di non stare ferma a guardare quello che succede: cerco di partecipare a ricerche di mercato, a eventi pubblici, e di non fermarmi troppo a riflettere. E magari cercherò di cominciare qualcosa di grande, vedremo che ne verrà fuori, mentre sorriderò per i prossimi cenni di saluto che arriveranno da altri sconosciuti.

giovedì 6 ottobre 2011

Il cielo sopra Osaka e il vero ritorno al lavoro.

E cosi' ci siamo di nuovo.
Una giornata inaspettatamente clemente (le previsioni hanno parlato di pioggia fino a stamattina) e mi ritrovo ancora una volta in viaggio per il Senmon Gakko- di Shin Osaka.
Ma come siamo arrivati a questo?
Prima di tutto, ho avuto la fortuna di poter insegnare l'italiano una prima volta nello stesso Senmon Gakko tre mesi fa, ma niente faceva prevedere la possibilita' di un secondo contratto a cosi' breve distanza di tempo! Gli stessi studenti del corso precedente mi avevano detto che una classe a scelta come quella di lingua italiana di solito viene programmata dalla scuola solo per un trimestre all'anno...
E invece e' successo di nuovo: eravamo appena arrivati in Hokkaido, e alle 8 del mattino di un caldo giorno di agosto ho ricevuto una telefonata dalla ditta... "Vuole lavorare ancora con noi?"

 Da quella telefonata sono passati ormai due mesi (ormai ho smesso di sorprendermi per la velocita' del tempo in questo paese) e cosi' siamo arrivati a questa giornata...
L'appuntamento e' alle 13, all'uscita della metropolitana della linea Midosuji, e stavolta ci arrivo con un lievissimo ritardo (2 minuti, in Giappone sufficienti per cominciare a preoccuparsi). L'incaricata della ditta mi aspetta, ha i capelli piu' corti di quanto ricordavo e il suo viso mostra un po' di preoccupazione - forse per il mio ritardo? -. Insieme ci dirigiamo alla scuola e pian piano mi rendo conto di essere in ansia!!
"Ma perche'?" rifletto tra me e me, "Conosco il lavoro e gli studenti sono meno dell'altra volta", ma continuo a domandarmi che cosa mi aspettera' questa volta. Salutiamo i vari incaricati prima di cominciare (tra l'altro, la simpatica insegnante di attivita' manuali terra' il suo corso anche in questo trimestre, mi ritrovo anche con un'amica collega di lavoro!) e finalmente si entra in classe!!
Gli studenti sono ancora meno del previsto, alcuni non sono venuti quindi in classe si trovano solo quattro studenti: comincio con qualche spiegazione generale sull'Italia e provo anche a trovare quelli che potrebbero essere gli argomenti migliori per suscitare il loro l'interesse, e a poco a poco passo alla spiegazione vera e propria. Il tempo passa velocemente tra qualche risata, concordanze nome/aggettivo, e domande appropriate da parte loro, e cosi' arriviamo al termine della prima giornata del corso di italiano.
Per finire li metto in guardia chiedendo di non assentarsi troppo, sia per la comprensione che per i compiti extra che sarebbero obbligati a fare per passare il corso nel caso superassero le tre assenze (penso che l'argomento delle prossime vacanze invernali da non rovinare con compiti in piu' sia servito allo scopo).


Restituisco la documentazione del mio corso, saluto gli altri insegnanti e mi avvio verso la stazione...
D'improvviso, guardo il cielo limpido di Osaka e  le preoccupazioni lasciano il posto a una grande soddisfazione: sono tornata e, come la prima volta, mi impegnero' al massimo in questo lavoro!

martedì 27 settembre 2011

Lavorare da casa in Giappone? Non e' impossibile!

http://ameblo.jp/sachi33rabbit/archive1-200806.html

Quanti di noi in Italia hanno sentito parlare di "tele-lavoro"? Con questa parola si indicava una mirabolante opportunita' di guadagno che si poteva conseguire senza uscire da casa propria. E quante persone ci hanno provato?!?
Io faccio parte di quel gruppo di persone, lo ammetto! E non ho mai trovato delle opportunita' concrete e affidabili per lavorare da casa in Italia... (spero che ad altre persone sia andata meglio!)
E invece, per chi non lo sapesse, in Giappone esiste anche una possibilita' di lavorare da casa! Si tratta delle lezioni di lingua online. La paga e' piu' che dignitosa, e considerato che si lavora da casa non ci sono grossi problemi nello svolgere un lavoro simile! 

http://www.material.ne.jp/~tsurukawa/image/illust01s.jpg
Certo, come in tutti i lavori collegati all'insegnamento bisogna essere in grado di fornire allo studente le nozioni di cui ha bisogno, e capirne le potenzialita': tutto questo va svolto da casa, senza nessun contatto diretto con lo studente e questo aspetto puo' risultare alquanto impegnativo. Ma si possono incontrare degli studenti di italiano che desiderano soltanto qualcuno per fare conversazione, e allora il lavoro diventa decisamente facile!
Non conosco altri tipi di lavoro che si possano svolgere da casa anche qui in Giappone (attenzione: chi progetta di venire ad abitare qui non puo' ottenere un visto di lavoro con questo genere di occupazioni) ma indubbiamente il lavoro online puo' essere d'aiuto per le piccole spese (come la bolletta del cellulare o qualcosa del genere). 
Quindi, se siete qui in Giappone e cercate una piccola entrata extra perche' non provate a cercare fra le ditte che offrono corsi di lingua straniera online?