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la vita quotidiana e le piccole sorprese in un paese che va scoperto giorno per giorno.
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martedì 11 marzo 2014
Io mi ricordo
Non è possibile dimenticarsi di quella giornata: una lezione finita, un'altra da cominciare. Un pranzo veloce fra mura che non smettevano di agitarsi. Le prime notizie, ascoltate sullo smartphone di uno studente, i mille sms che arrivavano sul mio cellulare italiano. La ricerca di notizie sugli amici non appena giunta a casa, la preparazione del risotto mentre la televisione continuava a lanciare i messaggi delle persone che si erano messe in salvo: "noi stiamo bene, fatevi sentire appena possibile". Sono già passati tre anni, a me sembra ieri.
lunedì 11 marzo 2013
Due anni fa, in un giorno come tanti...
Due
anni fa...
Sono passati gia' due anni da quel giorno di marzo.
Era cominciato come un giorno qualsiasi, molti impegni al lavoro e poco tempo per mangiare (ma per fortuna il dolce era assicurato da una ciambella del Misdo vicino alla scuola!).
Sono passati gia' due anni da quel giorno di marzo.
Era cominciato come un giorno qualsiasi, molti impegni al lavoro e poco tempo per mangiare (ma per fortuna il dolce era assicurato da una ciambella del Misdo vicino alla scuola!).
Io
insegno italiano, come tanti miei compatrioti qui in Giappone, e
anche quel giorno mi trovavo al lavoro a Nara. Insegnare italiano mi
piace un sacco: quando sono arrivata qui, con la mia esperienza
scolastica alle spalle, ho capito che avrei dovuto ricominciare tutto
da capo e, piano piano, ho costruito un mio stile, che comunque
adatto alle necessita' degli studenti che mi trovo davanti.
L'11 marzo del 2011 cadeva di venerdì, e dopo una prima ora di lezione terminata poco dopo l'ora di pranzo, consumavo velocemente il mio bento, pensando a cio' che dovevo ancora preparare per la lezione successiva.
E qui la prima stranezza: i muri della mia stanzetta (chiamarla classe mi pare un'esagerazione, considerate le dimensioni minime) si agitavano furiosamente, e il mobiletto che ospita i raccoglitori coi fogli di presenza da far firmare agli studenti faceva sentire la sua voce!
“Un altro di quei terremoti da pochi secondi..” caratteristici della zona: da queste parti le scosse durano pochissimo, difficilmente superano il minuto. E quindi meglio continuare con la preparazione per la prossima lezione, e specialmente meglio finire il mio pranzo!!
L'11 marzo del 2011 cadeva di venerdì, e dopo una prima ora di lezione terminata poco dopo l'ora di pranzo, consumavo velocemente il mio bento, pensando a cio' che dovevo ancora preparare per la lezione successiva.
E qui la prima stranezza: i muri della mia stanzetta (chiamarla classe mi pare un'esagerazione, considerate le dimensioni minime) si agitavano furiosamente, e il mobiletto che ospita i raccoglitori coi fogli di presenza da far firmare agli studenti faceva sentire la sua voce!
“Un altro di quei terremoti da pochi secondi..” caratteristici della zona: da queste parti le scosse durano pochissimo, difficilmente superano il minuto. E quindi meglio continuare con la preparazione per la prossima lezione, e specialmente meglio finire il mio pranzo!!
E
invece i muri continuavano ad agitarsi!! Ho chiesto consiglio al mio
collega inglese, l'unico presente in quel momento, e visto che non
riuscivamo a decidere che fare abbiamo chiesto alla sua studentessa
cosa preferiva fare.
La signora, per niente intimorita, voleva continuare la lezione, e allora dopo averli lasciati, visto che la scossa era ormai terminata sono uscita a controllare che la porta della scala di emergenza fosse aperta (la titolare la tiene chiusa, per evitare ingressi inopportuni quando nessun insegnante e' a scuola).
Nel mentre era arrivata la mia studentessa, una simpatica universitaria prossima alla laurea, totalmente ignara di quanto era appena successo (“del resto, camminando per strada i terremoti non si sentono”, mi aveva spiegato notando il mio stupore). Anche lo studente del mio collega era arrivato, e grazie al suo cellulare con collegamento tv abbiamo capito che stava succedendo.
Nel Kanto si era appena verificato un terremoto, cosi' forte da essere percepito a grande distanza. E nel mentre una seconda scossa ci confermava che non si trattava di un falso allarme.
Solo in serata, a partire dal ritorno in treno, i messaggi che intasavano la memoria del mio cellulare italiano, mi avevano spaventata!
“Perche' queste persone mi stanno dicendo queste cose?”
La signora, per niente intimorita, voleva continuare la lezione, e allora dopo averli lasciati, visto che la scossa era ormai terminata sono uscita a controllare che la porta della scala di emergenza fosse aperta (la titolare la tiene chiusa, per evitare ingressi inopportuni quando nessun insegnante e' a scuola).
Nel mentre era arrivata la mia studentessa, una simpatica universitaria prossima alla laurea, totalmente ignara di quanto era appena successo (“del resto, camminando per strada i terremoti non si sentono”, mi aveva spiegato notando il mio stupore). Anche lo studente del mio collega era arrivato, e grazie al suo cellulare con collegamento tv abbiamo capito che stava succedendo.
Nel Kanto si era appena verificato un terremoto, cosi' forte da essere percepito a grande distanza. E nel mentre una seconda scossa ci confermava che non si trattava di un falso allarme.
Solo in serata, a partire dal ritorno in treno, i messaggi che intasavano la memoria del mio cellulare italiano, mi avevano spaventata!
“Perche' queste persone mi stanno dicendo queste cose?”
“Sono
scettici quando dico loro che stiamo bene?”“Che cosa sara' successo nel Kanto?”
Quella sera, quando io e mio marito abbiamo guardato la televisione (trasmetteva le immagini dello tsunami che portava via con lui la vita quotidiana di tante cittadine costiere), ho capito che era appena successo qualcosa che avrebbe cambiato le nostre vite in ogni caso. E ho sentito le gambe che mi tremavano...
(http://static.onemansblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Japan-Tsunami-2011.jpg)
sabato 12 marzo 2011
il terremoto in Giappone
Ho deciso di scrivere qualche riga per ringraziare (e tranquillizzare) tutte le persone che si sono preoccupate per noi a causa del terremoto.
Voi tutti siete a conoscenze di quanto e' avvenuto tra ieri e oggi nel nord del Giappone, due - o forse piu' - scosse di terremoto in mare aperto, nella zona della prefettura di Sendai, e una serie di ondate di tsunami in varie localita' circostanti.
La situazione non e' facile, e la televisione continua a trasmettere aggiornamenti: al momento, tra morti e feriti mancano all'appello 1700 persone (anche alcuni stranieri), molte piccole cittadine sono state spazzate via dall'acqua e si registrano danni incalcolabili.
Aggiungiamo i problemi causati a una o piu' centrali nucleari di Fukushima, abbiamo raggiunto un punto in cui disperarsi e' piu' che comprensibile, giusto?
E invece i giapponesi non si disperano, agiscono e cercano di soccorrere chi ha perso tutto in questa grande tragedia! Per questo, nonostante tutto, continuo a pensare che la situazione verra' risolta nel modo migliore.
Per quanto mi riguarda, abito nella prefettura di Nara, in un luogo molto distante da quello che e' stato l'epicentro del terremoto, quindi ci troviamo in una situazione abbastanza tranquilla.
Quando le due scosse di terremoto si sono avvertite a Nara mi trovavo al lavoro, in un momento di pausa tra due lezioni (in realta' consumavo velocemente il mio pranzo visto che mi ero fermata a chiaccherare con la mia studentessa dopo la lezione).
La mia scuola occupa il terzo piano di una palazzina che si trova a Nara, normalmente ci serviamo dell'ascensore e evitiamo le scale piuttosto scomode... Le due scosse hanno avuto un'intensita' di 2/3 gradi della scala Richter, e la prima e' risultata molto piu' significativa della seconda.
Quando abbiamo cominciato ad avvertire la scossa ho pensato " tanto passa subito" (infatti, le scosse di terremoto nella zona non durano mai piu' di alcuni secondi) ma cio' non e' avvenuto, e allora mi sono prima alzata in piedi per sincerarmi dell'effettivo movimento del palazzo (sto lavorando molto in questi giorni, mi e' venuto anche in mente che potesse trattarsi di una mia impressione, qualcosa di collegato alla stanchezza di questi giorni di super lavoro) e poi mi sono avvicinata alla stanza in cui il mio collega di inglese stava facendo lezione e gli ho chiesto come era meglio procedere.
Anche lui era piuttosto impressionato, ma non sapeva esattamente come procedere, quindi abbiamo per prima cosa domandato alla signora a cui stava facendo lezione se preferiva uscire dal palazzo, e - accertato che lei preferiva continuare - sono comunque uscita dai locali della scuola per controllare che la porta di sicurezza fosse aperta (la titolare della scuola ha l'abitudine di tenerla chiusa...)
Si, ho avuto paura, ma penso sia anche normale, vista l'assoluta mancanza di conoscenze specifiche sui comportamenti da adottare in caso di terremoto. Ora sono piu' tranquilla, perche' ho visto che, come sempre in questo paese, quando si verifica un terremoto, l'organizzazione dei soccorsi e dell'assistenza sta procedendo correttamente.
Certo, rimane la sensazione di aver percepito in prima persona l'eco lontano di una tragedia enorme, una sensazione che non e' particolarmente piacevole ma - forse - puo' far capire che gli uomini possono costringere la Natura e i suoi elementi ma non possono mai essere sicuri di averla domata...
Infine, una piccola raccomandazione per tutti voi che leggerete: ho potuto consultare online alcune notizie riportate dai giornali italiani, con cifre a volte superiori rispetto a cio' che viene comunicato dalla televisione qui in Giappone.
La situazione non e' buona, ma nel Kansai non si e' registrato nessun problema quindi non preoccupatevi per noi, ok?
Un abbraccio e un ringraziamento di cuore a tutti coloro che si sono preoccupati per noi, grazie ancora!
Voi tutti siete a conoscenze di quanto e' avvenuto tra ieri e oggi nel nord del Giappone, due - o forse piu' - scosse di terremoto in mare aperto, nella zona della prefettura di Sendai, e una serie di ondate di tsunami in varie localita' circostanti.
La situazione non e' facile, e la televisione continua a trasmettere aggiornamenti: al momento, tra morti e feriti mancano all'appello 1700 persone (anche alcuni stranieri), molte piccole cittadine sono state spazzate via dall'acqua e si registrano danni incalcolabili.
Aggiungiamo i problemi causati a una o piu' centrali nucleari di Fukushima, abbiamo raggiunto un punto in cui disperarsi e' piu' che comprensibile, giusto?
E invece i giapponesi non si disperano, agiscono e cercano di soccorrere chi ha perso tutto in questa grande tragedia! Per questo, nonostante tutto, continuo a pensare che la situazione verra' risolta nel modo migliore.
Per quanto mi riguarda, abito nella prefettura di Nara, in un luogo molto distante da quello che e' stato l'epicentro del terremoto, quindi ci troviamo in una situazione abbastanza tranquilla.
Quando le due scosse di terremoto si sono avvertite a Nara mi trovavo al lavoro, in un momento di pausa tra due lezioni (in realta' consumavo velocemente il mio pranzo visto che mi ero fermata a chiaccherare con la mia studentessa dopo la lezione).
La mia scuola occupa il terzo piano di una palazzina che si trova a Nara, normalmente ci serviamo dell'ascensore e evitiamo le scale piuttosto scomode... Le due scosse hanno avuto un'intensita' di 2/3 gradi della scala Richter, e la prima e' risultata molto piu' significativa della seconda.
Quando abbiamo cominciato ad avvertire la scossa ho pensato " tanto passa subito" (infatti, le scosse di terremoto nella zona non durano mai piu' di alcuni secondi) ma cio' non e' avvenuto, e allora mi sono prima alzata in piedi per sincerarmi dell'effettivo movimento del palazzo (sto lavorando molto in questi giorni, mi e' venuto anche in mente che potesse trattarsi di una mia impressione, qualcosa di collegato alla stanchezza di questi giorni di super lavoro) e poi mi sono avvicinata alla stanza in cui il mio collega di inglese stava facendo lezione e gli ho chiesto come era meglio procedere.
Anche lui era piuttosto impressionato, ma non sapeva esattamente come procedere, quindi abbiamo per prima cosa domandato alla signora a cui stava facendo lezione se preferiva uscire dal palazzo, e - accertato che lei preferiva continuare - sono comunque uscita dai locali della scuola per controllare che la porta di sicurezza fosse aperta (la titolare della scuola ha l'abitudine di tenerla chiusa...)
Si, ho avuto paura, ma penso sia anche normale, vista l'assoluta mancanza di conoscenze specifiche sui comportamenti da adottare in caso di terremoto. Ora sono piu' tranquilla, perche' ho visto che, come sempre in questo paese, quando si verifica un terremoto, l'organizzazione dei soccorsi e dell'assistenza sta procedendo correttamente.
Certo, rimane la sensazione di aver percepito in prima persona l'eco lontano di una tragedia enorme, una sensazione che non e' particolarmente piacevole ma - forse - puo' far capire che gli uomini possono costringere la Natura e i suoi elementi ma non possono mai essere sicuri di averla domata...
Infine, una piccola raccomandazione per tutti voi che leggerete: ho potuto consultare online alcune notizie riportate dai giornali italiani, con cifre a volte superiori rispetto a cio' che viene comunicato dalla televisione qui in Giappone.
La situazione non e' buona, ma nel Kansai non si e' registrato nessun problema quindi non preoccupatevi per noi, ok?
Un abbraccio e un ringraziamento di cuore a tutti coloro che si sono preoccupati per noi, grazie ancora!
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