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sabato 11 marzo 2017

Tokyo, o sul cambio di prospettiva

Non e' un mistero che io non ami Tokyo. Continuo a ribadirlo se capita, perche' davvero non mi dispiace essere messa alla prova (linguisticamente e non) nelle situazioni piu' disparate, ma non amo affatto le grandi metropoli.

Troppi turisti, troppe linee ferroviarie, troppa confusione.
Conosco persone che trovano poetico perdersi nella contemplazione della modernita' di Tokyo, mentre io piu' semplicemente mi perdo sbagliando strada!



Quindi ci vado raramente.
Prima di sposarmi ci ero stata due volte, sono tornata per la terza volta quando aspettavo mio figlio, per accompagnare un'amica che era venuta a trovarci dalla Sardegna.

Nelle prime due visite, sia per le mie insulse capacita' linguistiche che per la comodita' di viaggiare con qualcuno che se la sa sbrigare meglio di me, non avevo fatto poi tanta fatica. Mi lasciavo portare, guardavo, compravo e scattavo fotografie. Una vera turista, insomma.

Durante il terzo viaggio, il ruolo di guida era passato a me. Mi trovavo in Giappone da circa quattro anni, avevo appena finito di studiare la lingua e me la cavavo abbastanza nella vita quotidiana.
Eppure, muoversi a Tokyo era risultato difficilissimo!!
L'enorme spazio, la grande quantita' di linee ferroviarie e della metropolitana da sole potrebbero creare problemi a chiunque, di mio posso aggiungere che il parto si stava avvicinando, passavo gran parte del mio tempo in casa e quindi non ero poi tanto "allenata".

Alcuni aspetti del terzo viaggio, come scoprire che nel fine settimana non passavano treni veloci, salire su un treno e ritrovarsi quasi a Chiba, o ordinare il mio piatto preferito al ristorante cinese per scoprire che a Tokyo non sapevano nemmeno che esistesse mi avevano fatto sentire davvero inadeguata.

Insomma non ero esattamente ansiosa di tornarci ancora.
E cosi', fra una cosa e l'altra, sono passati ben cinque anni.
Quest'anno l'occasione di andare a Tokyo si e' ripresentata di nuovo!
Una cara amica e il marito sarebbero andati li' per la maratona, partendo dall'Australia, ma purtroppo non riuscivano a venire fin qui... Oltre a questo, magari avremmo potuto sfruttare la nostra visita per salutare alcuni amici che vivono nella zona.
(Per qualche strano caso della vita, mi ritrovo ad avere piu' amici in Kanto che qui dove abito...)

Ma il tempo era veramente poco, il marito sarebbe venuto con noi, quindi potevamo partire sabato e tornare domenica sera. Una toccata e fuga, appunto.

Costo di un biglietto per lo Shinkansen, 14.000 yen a tratta per un adulto (quindi 56.000 yen per due, piu' il costo del posto per il bambino. E l'alloggio? Sommando il costo e aggiungendo quello dei biglietti per i mezzi rischiavamo di raggiungere il prezzo di un biglietto aereo per l'Italia. Aiuto! E parlavamo di andare a Tokyo...

Per fortuna esistono siti specifici che mettono insieme treno e hotel se si vuole andare a Tokyo: ammetto di non averci pensato, ma il marito e' stato piu' furbo. Un paio di click, e qualche tentativo di prenotazione non andato a buon fine (alcuni alberghi erano gia' pieni), e il nostro itinerario era pronto.

Quindi lo stavo facendo davvero: sarei tornata a Tokyo dopo cinque anni!
Prima di tutto andavamo a salutare i nostri amici, ma cosa volevo fare nel resto del tempo?
Facendo due conti non c'erano poi grandi possibilita', potevo solo scrivere ad alcuni e contare sulla comprensione degli altri.

Ma anche cosi' non speravo di riuscire a fare piu' di tanto: oltre allo scarso preavviso bisognava contare che le altre persone non erano certo a nostra disposizione...

Per fortuna qualcuno poteva!
Una cara amica, una persona con cui ho diviso tante cose, e che ha diviso con me anche il periodo del parto (i nostri figli sono nati ad una settimana di distanza) si era resa subito disponibile. Sono venuti fino al nostro albergo, e si sono adattati ai nostri desideri.
Quanto abbiamo parlato!! Beh, chi mi conosce sa che questo e' normale per me, ma davvero mi ha fatto piacere rivederla, e sono stata onorata di conoscere il resto della sua famiglia.

L'unico dubbio era per la cena: un bambino di quattro anni e mezzo, il figlio della mia amica, si sarebbe adattato a mangiare vegano (quindi verdure e legumi) per restare ancora un po' insieme al suo nuovo amichetto? Si, lo so, ho messo insieme nella stessa frase bambini e verdure...
Capirete come mai la situazione era incerta.

Ma noi dovevamo andare, gli amici arrivati dall'Australia ci aspettavano, e cosi' abbiamo fatto una semplice domanda. E il ragazzo ha deciso che voleva cenare con noi!

Avevamo scelto un posto particolare, un locale vegano a Shinjuku che propone hamburger e insalate miste, tutto rigorosamente ottenuto senza crudelta'.
Lo ammetto, non avevo idea di come sarebbe andata, le foto e le recensioni del locale erano incoraggianti, ma non avevamo altro in mano.



I nostri amici ci aspettavano al locale. Con il migliore sorriso del mondo, l'espressione di persone che sono contente di trovarsi li'. E abbiamo passato proprio una bella serata: tante chiacchiere, bambini contenti e adulti conquistati dal cibo (perfino i piu' scettici).

Il giorno seguente siamo usciti presto, volevamo andare a Tsukiji. Per chi non lo conoscesse, si tratta di una zona in cui si svolge un famosissimo mercato del pesce,  tutti i giorni. Cominciano dall'alba e vanno avanti tutto il giorno.


Era veramente una bella giornata, abbiamo fatto i turisti girovagando fra i vari spazi di vendita. Dovevamo andare a pranzo con degli altri amici, ma vuoi mettere il piacere di assaggiare qualcosa di particolare?
Allora siamo partiti all'attacco: il marito ha scelto un makizushi con del tonno fresco (buono, anzi di piu'!) e io mi sono messa a cercare i ricci di mare. Da brava sarda, quando ho intravisto un ragazzo che lo mangiava tranquillamente, ho deciso che doveva essere mio.
Trovato il negozio, una nuova sorpresa mi aspettava: da piccola aiutavo mio padre ad aprire e pulire i ricci di mare appena acquistati, ma non avrei mai pensato di trovare un posto in cui si potesse scegliere il prodotto, tanto meno qualcuno che pulisse i ricci di mare al momento. Finalmente era mio! Mangiarlo mi ha fatto tornare in mente i tempi passati, ho insistito per mangiarlo al naturale nonostante il marito mi chiedesse di metterci della salsa di soia per poterlo assaggiare. Forse il gusto e' troppo "selvatico" per i giapponesi? Non saprei dire...

Per concludere la nostra visita a Tokyo mancava solo una cosa: un pranzo in compagnia di cari amici, con cui divido l'avventura di un blog gestito da italiani in Giappone. Era la prima volta in cui potevamo incontrarci di persona.
Il mio dubbio piu' grosso riguardava mio figlio: si, sarebbe venuta un'altra bambina, ma lui si sarebbe sentito a suo agio?
Ha impiegato un po' di tempo per parlare, e di solito si prende un periodo "di riflessione", studiando le persone che ha di fronte prima di cominciare a parlare (ehm... esistono anche i casi in cui non parla proprio, se ha davanti gente che non gli va a genio). E invece, appena seduti ha cominciato subito a fare di tutto, e a parlare con tutti nel suo italo/giapponese (quando non conosce una parola in una lingua integra con l'altra): probabilmente ha capito, come era gia' successo a me, che le persone che aveva davanti meritavano la sua attenzione.


A questo punto ci rimaneva soltanto da prendere il treno e tornare a casa. Il nostro salto a Tokyo si era concluso.

Devo dire che e' andata decisamente bene, il risultato e' stato positivo e abbiamo passato due belle giornate.

Me lo sono chiesto, credo che la mia opinione su Tokyo sia cambiata adesso: come dicevo, la vita frenetica non fa per me, ma c'e' una cosa importante che nel mentre, ho finalmente realizzato: a Tokyo (e dintorni) abitano delle brave persone. E dico di piu', ci abitano delle persone che mi sono care, e che mi fa piacere incontrare. Grazie a questo viaggio ho finalmente cambiato la mia prospettiva!

Quindi, anche per rimediare a tutti gli incontri che non ho potuto fare durante questa visita, penso proprio che ci torneremo presto!!





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