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domenica 1 gennaio 2017

Profitti e perdite

Quando studiavo ancora alle superiori non ero brava in matematica, e non brillavo nemmeno in nessuna delle discipline che caratterizzavano la ragioneria, il tipo di scuola superiore che avevo scelto.

Quindi, perchè studiavo li?
Scontavo l'inesperienza dei miei quattordici anni, che mi aveva portata a scegliere la scuola superiore in base a elementi secondari (come la presenza di più lingue straniere), e l'ottimismo che mi aveva portata a credere che, nonostante la matematica e le sue "terribili sorelle" avrei potuto riuscire in ogni caso.

Com'è andata a finire?
Ovviamente ci sono riuscita, e senza intoppi. Però per molte cose non era stato facile, e studiare certi argomenti è stato anche piuttosto noioso.

Il triennio della ragioneria prevedeva una dose massiccia di "ragioneria", per l'appunto. Qualcosa che per me poteva essere paragonato tranquillamente all'aramaico per livello di difficoltà, e che, forse, ha rappresentato lo scoglio più insuperabile nel mio percorso verso il diploma. (I tempi del greco e del latino erano ancora lontani!)

Ai miei tempi antiquati l'informatica non era ancora entrata nelle scuole tecniche, o cominciava a malapena ad affacciarsi. Una delle incombenze della ragioneria era la compilazione dei bilanci, rigorosamente a mano e in cui andavano inseriti (in base alle richieste dell'esercizio) un certo numero di voci attive e passive, i profitti e le perdite.

E per questo motivo ho deciso di utilizzare l'immagine del mio spauracchio per raccontarvi qualcosa dell'anno appena trascorso.

Quindi, vediamo di tirare le somme:

Cominciamo dai profitti
è stato un anno pieno di emozioni, un anno impegnato e per niente facile.
Un anno che è passato in fretta, nonostante tutto. Ha portato poche occasioni lavorative, ma anche delle conferme importanti. E con loro sono arrivate anche delle speranze per il futuro: non so se si trasformeranno in qualcosa di concreto ma il solo fatto che siano arrivate fino a me mi riempie di orgoglio.

Mio figlio cresce bene, e cresce in fretta. Ogni giorno è una continua scoperta, e ogni sera ci vede distrutti, forse crollati troppo in fretta, ma con la sensazione di aver assistito a qualcosa di irripetibile. La nostra ultima visita in Sardegna mi ha permesso di vedere un bambino contento, che si alza sorridendo la mattina, e che ama con tutto il cuore i suoi parenti lontani. E non avrei potuto sperare in niente di meglio.

In quest' anno, o meglio nella seconda parte di quest'anno, hanno cominciato a concretizzarsi eventi che si pensavano impossibili. Come, per esempio, arrivare a trovarsi ad un passo dalla patente, e perdipiù in un paese diverso dal tuo!
Se vi chiedete che tipo di automobilista potrò diventare, consolatevi perchè non so rispondere nemmeno io. Probabilmente sarò un'automobilista decisamente noiosa, e rispettosa delle regole (considerate che, nel primo anno da neopatentati, il Giappone permette veramente pochi sbagli), ma di sicuro sarò una persona felice, perchè potrò finalmente superare i limiti imposti dal luogo in cui abitiamo.

Continuiamo con le perdite
In un precedente capodanno giapponese  mi era capitato di scoprire che esiste una lista con gli anni "funesti" corrispondenti a ciascun segno zodiacale.

Bene, in quell'occasione avevo appreso per la prima volta che nei miei quarantatrè anni avrei dovuto affrontare un anno difficile... Informazione subito presa e messa da parte, ma chi volete che possa prendere sul serio cose del genere?

Poi e' arrivato l'anno del mio quarantatreesimo compleanno.
Continuavo a non pensare a quella notizia, ma a un certo punto mi è tornata in mente...

Che cosa è successo?

Come molte persone, ho perso qualcuno quest'anno. Non era un familiare, nemmeno una persona che conoscevo da sempre, ma una ragazza che avevo accompagnato in Inghilterra con le vacanze studio. Eravamo in contatto, e - come avviene anche con gli altri splendidi ragazzi che ho conosciuto grazie a questo lavoro - avevo la fortuna di vederla diventare grande.

Aveva una gran testa dura, e la determinazione giusta, e stava diventando un'adulta, ma purtroppo è rimasta vittima di un incidente stradale. E a me continua a non sembrare giusto che qualcuno sia dovuto morire a venticinque anni.

Sul piano dei rapporti interpersonali, ho cominciato - purtroppo- a scontare i frutti della mia buonafede.

Da dove comincio?
Da nessuna parte, visto che qualcuno mi ha detto che parlo troppo: ho sperimentato direttamente un livello di cattiveria da parte di alcune persone che vivono qui come me, che mi ha causato anche delle conseguenze fisiche fastidiose.

Però una cosa devo dirla: questo scontro inaspettato mi è stato utile.
Mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire che esiste gente per cui non vale la pena sprecarsi, e mi ha insegnato - alla mia veneranda età - che è meglio troncare subito un rapporto di conoscenza in cui manca empatia reciproca (cosa che, in questo caso, avrei dovuto fare molto prima).

Mi sono chiesta per mesi cosa fare. Ho continuato a scrivere per i blog con cui collaboro abitualmente, ma mi trovavo, in un certo senso, "bloccata" sul piano personale. Non mi andava di parlare di questa disavventura, e lo faccio con una certa fatica anche adesso, ma mi sono convinta che "buttare via" con l'anno che e' finito anche quelle esperienze che hanno contribuito a complicarlo sia il modo migliore di prepararsi a ricevere il nuovo anno che sta per iniziare.

Però non ho intenzione di "buttare via" anche il mio blog a fine anno. La mia intenzione è di continuare a raccontarvi un pò del mio Giappone, e - compatibilmente con le mie capacità informatiche (...) - dividere finalmente il blog in varie categorie, per ridistribuire al meglio gli argomenti che ho intenzione di trattare. Quindi, se volete, continuate a dare un'occhiata, ok?

Comincio il nuovo anno con tante speranze, come e' giusto che sia, e con la sicurezza di aver imparato qualcosa dalle mie disavventure. Comincio quest'anno con la gioia che mi danno le tante cose buone che si trovano nella mia vita, e con la convinzione che qualsiasi cosa brutta si puo' affrontare, e superare con pazienza e determinazione.

E, se non ve ne foste accorti, comincio il nuovo anno con un nuovo post per il mio blog!

Tanti auguri a tutti!! 明けましておめでとうございます。今年もよろしくお願いします!
(A presto per un'altra piccola parte della mia vita in questo paese)





martedì 27 dicembre 2016

Con tutto il cuore (i miei auguri di buone feste)

Premessa.

(Se vi state chiedendo che fine ho fatto, stiamo bene e stiamo per concludere un anno veramente complicato, ma ve ne parlerò meglio in seguito)

Ci troviamo in Sardegna per le feste, e stiamo cominciando a prepararci per il ritorno in Giappone. Non mancavamo dalla Sardegna da così tanto, e abbiamo avuto ben poco tempo per pensare a questo viaggio stavolta (a dirla tutta, ho preparato i bagagli il giorno prima della partenza).

E allora, che avrò mai da dire in questo preciso momento?
Quest'anno, per la prima volta , continuo a desiderare qualsiasi cosa che mi permetta di poter stare qui.
Il Natale, e qualsiasi altra ricorrenza, mi mette un pò di malinconia se mi trovo in Giappone.
Ci sono tante cose che "vorrei", o almeno vorrei cercare di riprodurre. Nella vita quotidiana manca la possibilità di dire semplicemente "stop", fermarsi e recuperare le forze in vista di nuovi impegni. E quindi mi capita di trovarmi a sospirare, pensando alla mia isoletta e alla vita tranquilla.

Qualche volta, per fortuna, capita di riuscire a passare le feste in Sardegna, e allora riesco a ricaricarmi.

Ma alla fine che cosa aveva di così speciale la mia vita da isolana? Com'era la mia vita in Sardegna?
Poco lavoro, poche speranze e pochi soldi, diciamocelo. Anche io avevo dovuto spostarmi altrove per lavorare. Pochi servizi, non dimentichiamolo! Ero riuscita a farmi insultare da un impiegato delle ferrovie venete, per le mie troppe domande sull'uso dei biglietti appena acquistati. Ma dove si è mai sentito di una persona adulta che non sa prendere un treno?



Però, in questa mia isola ho passato gli anni più importanti della mia vita: la scuola, gli amici veri, le piccole trasgressioni, i passi necessari a costruire il mio futuro, la mia laurea tanto desiderata, e il primo incontro con quello che sarebbe diventato mio marito.

Il destino mi ha portata altrove, mi ha fatto ricominciare da zero a trentacinque anni. Mi ha dato parecchi grattacapi e tante soddisfazioni, ma mi ha tolto qualcosa: il profumo del mare, le chiacchere di paese, e la possibilità di essere presente con amici e familiari. In certi casi è stata davvero dura ma sono sopravvissuta. Rimane il dispiacere per aver perso eventi importanti, e il timore di non riuscire ad esserci quando uno dei miei cari avrà bisogno di me.

A questo punto devo dirlo, lasciando da parte i sentimenti, stiamo per lasciare una situazione idilliaca con 16 gradi di temperatura e un'umidità intorno al 50%, per tornare dove regnano temperature massime molto basse e minime che, secondo le previsioni, scenderanno sotto zero proprio al nostro ritorno. Nooooo...

Però...

Ho una famiglia, una casa (da pulire) e una macchina da guidare che mi aspetta. Grazie a lei spero di migliorare tante cose che al momento mi mettono in difficoltà, e di riuscire a recuperare qualche momento libero durante la settimana.

Purtroppo il mare non si può mettere dentro ai bagagli, e quindi non posso far altro che portarlo nel cuore fino al nostro prossimo incontro.

La vita ti può portare ovunque, ma ci sono posti che non si possono dimenticare. E uno di questi è la mia cara isoletta, che sarà qui ad aspettarci quando torneremo ancora. Dicono che la nostalgia si attenua col passare degli anni, nel mio caso ancora non è successo.

Quindi grazie alla mia famiglia, ai parenti e ai cari amici che contribuiscono a farmi sentire a casa mia tutto l'anno. Grazie per i pacchi di generi di sostegno, per le chat su whatsapp in cui dividete la vita quotidiana anche con me, e per l'affetto che mi mostrate in ogni modo. Vi abbraccio con tutto il cuore, e aspetto con impazienza il nostro prossimo incontro.

Lascio casa, per andare a casa. Sembra un controsenso, ma questa sono io.



A presto!


venerdì 25 dicembre 2015

Il Natale alla giapponese

Quest'anno non siamo in Sardegna per le feste.
Capita, e non si tratta di un problema serio, anche perchè abbiamo passato delle bellissime vacanze estive al mare. Quindi non abbiamo perso nulla cambiando il periodo di viaggio.
Ma, ma... Questo ci espone a un tipo di esperienza a cui (io) avevo perso l'abitudine.
Certo, il viaggio in Sardegna aveva, e ha sempre come primo obiettivo quello di portare il nipote a nonni e zio. Ma vogliamo parlare della bellezza di passare il Natale respirando il clima di festa?
Calchiamo la mano, vogliamo parlare della bellezza di passare il Natale con gli amici e mangiando cose buonissime?
Meglio di no. Guardiamo l'altro lato della medaglia: passare le feste in Giappone permette di apprezzare il Capodanno, con la prima visita al tempio e la neve che, ultimamente, cade molto piu' spesso. Permette anche di apprezzare un pò di tempo in casa, tutti insieme (anche se magari si tratta solo di guardare la tv e giocare col più piccolo di casa). Possono sembrare piccolezze, ma se le si valuta in rapporto a un anno decisamente faticoso, e con pochi momenti di pausa, allora diventano momenti importanti.

E allora vediamo un pò come sta procedendo il nostro Natale in Giappone.
Come saprete, in questo paese i cattolici sono una ristretta minoranza. Questo porta alcune conseguenze:

- il Natale non è un giorno festivo, la vita prosegue normalmente e non si riposa.
In realtà questo è normale, anche in Italia non ci si ferma per le feste altrui. Ma se tu vuoi festeggiare come ti devi comportare?

Ci sono due possibilità: puoi tenere a casa il figlio, chiedere al marito di prendere un giorno libero e approfittare della stagionalità del tuo lavoro per festeggiare il Natale come merita. Parliamo del lato consumistico del discorso, per l'aspetto religioso occorre fare un discorso a parte.
Oppure puoi festeggiare il Natale in un altro momento, anticiparlo o posticiparlo (il nostro caso) in base agli impegni di tutti.
Quest'anno io farò così:la mia prima intenzione era quella di tenere tutti a casa e festeggiare il Natale nel giorno stabilito. Ma poi sono spuntati vari impegni e ho dovuto cambiare programma. E pazienza: parliamo del lato consumistico, dello scambio dei regali e del pranzo iper calorico di ordinanza. Il figlio è ancora piccolo, e si adatta, e il marito non ci bada più di tanto.

- Il pranzo delle feste.
Qui si tocca un tasto dolente. Ognuno di noi porta nel cuore le tradizioni della sua terra: io ho un'immagine del pranzo di Natale che comprende i gnocchetti alla campidanese, una porzione di carne arrosto, un pezzo di tratalia (http://digilander.libero.it/osini/immagini/immagini%20osini%20cucina/tratalia%20e%20corda/tratalia%20e%20corda%20immagini%20640/cottura%20tratalia%201.jpg) quando si mangiava a casa di un parente, e tanta frutta secca assortita, da consumare insieme a panettone e pandoro (perchè altrimenti non sembra Natale). Cosa posso fare qui in Giappone?
Per prima cosa ho acquistato un pollo da arrostire, cosa non semplice da fare e per cui mi è servito un aiuto da un amico qui in zona. Poi mi sono procurata qualcosa di italiano per gli antipasti, e della frutta secca, Avevo comprato il panettone ben due mesi fa, in un negozio di cibo importato, e pagando l'equivalente di circa dieci euro per una confezione da 500 grammi. Ho preferito evitare di acquistare anche il pandoro, per i costi troppo elevati, e mi sono impegnata per cercare di prepararlo di sola.
Ora devo solo mettermi all'opera! Come dicevo, il nostro Natale verrà posticipato al 26, e quindi avrò il tempo di cucinare tutto.

- Il Giappone non è un paese cattolico.
Beh, aspettarsi che si comporti come tale sarebbe una forzatura, chiaro. Ma se io volessi andare a messa?

Il tutto dipende molto da dove si abita. Io vivo in una zona di campagna. che ha lati positivi e lati negativi. Fra i lati negativi devo mettere al primo posto la mancanza di collegamenti... (una media di un bus all'ora che porta verso la stazione, da cui partono treni che ci collegano al resto del mondo civilizzato). Ma non basta: anche se si supera in qualche modo il problema dei trasporti, resta un particolare: la messa cattolica non si tiene quotidianamente, non si tiene nelle vicinanze, e si celebra in giapponese (la messa in italiano si tiene due volte all'anno, ma a grande distanza da casa nostra).
Allora, quando si entra nella dinamica della vita quotidiana giapponese, con giornate piene e pochissimo tempo per noi stessi, come si fa a trovare il momento, in un giorno feriale, per prendere un treno e andare a messa? Io per ora non ci sono riuscita... Non ho ancora abbandonato le speranze per il futuro.

- Le vacanze invernali sono poche.

Noi siamo abituati ad un altro concetto di vacanza: mancanza di impegni, possibilità di dormire fino a tardi, tempo. Qui in Giappone il lavoratore ottiene pochissimi giorni liberi: orientativamente parliamo del periodo che va dal 28 dicembre al 4 gennaio. In questo periodo ovviamente si dorme un pò di più, ma il resto del tempo viene dedicato a sbrigare tutta una serie di incombenze, sia familiari (come in Italia, si incontrano i parenti che vengono a trovarci) che legate alla vita quotidiana (noi abbiamo ancora delle cose da sistemare che aspettano dall'estate).

Però ci sono anche dei lati positivi: per esempio, la neve cade molto frequentemente tra la fine di dicembre e i primi di gennaio, e non posso immaginare un bianco Natale (o meglio, un bianco Capodanno) migliore di quello che si può provare in Giappone.
Volete un altro lato positivo?
Va bene, eccolo qui: tra poco si riparte, i nonni reclamano il nipotino e io ho bisogno di respirare aria di mare. E questa sicurezza spazza via qualsiasi contrarietà legata al passare il Natale in un paese che non lo festeggia.

Buone feste a tutti, da Daniela e dalla campagna della prefettura di Nara. Un augurio di cuore a tutti gli amici lettori, e a tutti quelli che mi hanno dato una mano durante questo anno complicato.  Auguri!!!

mercoledì 11 novembre 2015

Polpettone con carne di pollo.


Da quando abito in Giappone ho dovuto cambiare molte mie abitudini, e abituarmi a cose che non conoscevo. Una piacevole scoperta e' stata quella della carne macinata di pollo.
All'inizio non la usavo molto, ero legata all'immagine delle polpette con zenzero che si cuociono con nabe (il bollito alla giapponese). Non male, ma difficilmente spendibili in altri contesti.
Poi ho cominciato a sperimentare.

Una delle cose che mi viene meglio e' il polpettone. La preparazione non cambia, rispetto alla versione classica con carne di maiale, ma differisce nel risultato finale: il polpettone di pollo e' leggero e saporito, io lo preparo quando voglio evitare di appesantire inutilmente le nostre cene. 



Ecco come procedo.

Ingredienti (per due persone):

Impasto
- 200 gr di carne macinata di pollo
- un tuorlo d'uovo
- sale
- pangrattato

Farcitura
- una o due fette di prosciutto crudo
- formaggio a fette (io uso provola, ma vanno bene anche delle sottilette saporite)
- spinaci a piacere

Procedimento
Dispongo l'impasto, della consistenza giusta (*attenzione, se e' troppo molle non si cuocera' in modo corretto), su un foglio di carta cucina, lo appiattisco e distribuisco il ripieno: gli spinaci lessati e sbriciolati, il formaggio e il prosciutto. Poi arrotolo il mio polpettone, chiudo le aperture e infarino prima di mettere sul fuoco. In questo modo il polpettone restera' chiuso fino alla cottura (se doveste avere problemi potete cuocerlo all'interno di un foglio di carta cucina per ottenere lo stesso effetto).

Prima mi limitavo semplicemente a chiudere il polpettone, ma da quando ho cominciato a arrotolarlo i risultati sono migliorati parecchio. Se non lo avete mai fatto, vi consiglio di provare: vedrete, vi conquistera'. 

lunedì 26 ottobre 2015

ただいま!

Per motivi che non so spiegare, non sono riuscita ad accedere al pannello di controllo del mio blog per mesi!
Confesso, ci avevo rinunciato, e aspettavo ispirazione e tempo libero, per trasferire tutto su una nuova piattaforma.
Ma oggi sono riuscita a accedere di nuovo!

Che sara' successo? Non ne ho idea, ma una cosa e' certa: sono tornata!!
A presto per un nuovo post.

martedì 11 marzo 2014

Io mi ricordo

Non è possibile dimenticarsi di quella giornata: una lezione finita, un'altra da cominciare. Un pranzo veloce fra mura che non smettevano di agitarsi. Le prime notizie, ascoltate sullo smartphone di uno studente, i mille sms che arrivavano sul mio cellulare italiano. La ricerca di notizie sugli amici non appena giunta a casa, la preparazione del risotto mentre la televisione continuava a lanciare i messaggi delle persone che si erano messe in salvo: "noi stiamo bene, fatevi sentire appena possibile". Sono già passati tre anni, a me sembra ieri.
da www.japansociety.org.uk/wp-content/uploads/2011/03/191102_182750075103717_182740125104712_433276_3988833_o1.jpg

sabato 8 marzo 2014

Pandolce allo sciroppo d'acero e lamponi per UnLamponeNelCuore

In questo periodo sono tanto occupata, e il mio blog - purtroppo - ne sta facendo le spese. Pero', piano piano, voglio ricominciare a curare questo mio piccolino, a cui sono tanto affezionata.

Per cominciare vi propongono una ricetta. Capisco che non si tratti del primo argomento collegato al Giappone che possa venire in mente, ma delle amiche mi hanno coinvolta in un progetto benefico, molto carino (visto che riguarda i lamponi), e ho partecipato con gioia anche se e' rivolto ai foodbloggers - e non credo proprio di esserlo!! Del resto, trascorrendo molto tempo in casa ho avuto modo di sperimentare parecchio, ed affinare certe tecniche che, fino a qualche anno fa, non osavo mettere in pratica. Quindi, se questa idea riuscira' ad incuriosirvi almeno un pochino, e vi trovate in una zona dove e' possibile acquistare lamponi, o marmellate, prodotte da quelle brave persone, perche' non provare? Cercate su internet, troverete tante altre ricette piu' che ottime, e a base di lamponi, che partecipano alla stessa iniziativa. #unlamponelcuore

Da quando abito in Giappone mi sono abituata a tante cose, ma mi e' sempre dispiaciuto non trovare del buon pane croccante e saporito, come quello che si mangia dalle mie parti. E per questo mi sono messa d'impegno, per cercare di imparare a fare il pane in casa.

Oggi vi presento un pandolce allo sciroppo d'acero e lamponi, facile da preparare e ottimo a colazione: spero che vi piaccia!!

INGREDIENTI:
- 250 gr di farina 00
- 50 gr di zucchero di canna
- mezza bustina di lievito di birra secco
- 150 cc di acqua leggermente intiepidita
- 2 cucchiai di sciroppo d'acero
- lamponi qb
- un pizzico di sale

PREPARAZIONE:
Versare la farina, lo zucchero, l'acqua (in cui avrete fatto sciogliere il vostro lievito) e gli altri ingredienti in una ciotola dai bordi rialzati e mescolare bene. Lasciar riposare l'impasto per circa dieci minuti, e impastare ancora una volta.
Mettere a riposare in un luogo fresco e asciutto (lontano dalla luce del sole), coprendo il recipiente con un panno di cotone. Io di solito lascio riposare per ameno quattro/cinque ore, ma l'impasto e' pronto dopo un paio d'ore circa.
Cuocere l'impasto nel forno, a 180 gradi per 30 minuti, e buon appetito!



Spiegazione ----------
Con questa iniziativa, i food blogger che aderiscono a "unlamponelcuore" intendono far conoscere il progetto "lamponi di pace" ella Cooperativa Agricola Insieme (http://coop-insieme.com/),nata nel giugno del 2003 per favorire il ritorno a casa delle donne di Bratunac, dopo la deportazione successiva al massacro di Srebrenica, nel quale le truppe di Radko Mladic uccisero tutti i loro mariti e i loro figli maschi. Per aiutare e sostenere il rientro nelle loro terre devastate dalla guerra civile, dopo circa dieci anni di permanenza nei campi profughi, è nato questo progetto, mirato a riattivare un sistema di microeconomia basato sul recupero dell'antica coltura dei lamponi e sull'organizzazione delle famiglie in piccole cooperative, al fine di ricostruire la trama di un tessuto sociale fondato sull'aiuto reciproco, sul mutuo sostegno e sulla collaborazione di tutti. A distanza di oltre dieci anni dall'inaugurazione del progetto, il sogno di questa cooperativa è diventato una realtà viva e vitale, capace di vita autonoma e simbolo concreto della trasformazione della parola "ritorno" nella scelta del "restare".
Di seguito vi preciso dove si possono trovare i prodotti della Cooperativa Agricola Insieme: - sono distribuiti da Coop-Adriatica e NordEst quindi si trovano più facilmente nel Veneto, Friuli Venezia Giulia, parte dell'Emilia e della Lombardia al confinte.
I punti vendita che hanno in assortimento i prodotti partono dai 1000mq in su;
- sono distribuiti anche da Altromercato e dal commercio equosolidale e dal loro sito (altromercato.it) è possibile, tramite anche una richiesta via email, ottenere i punti vendita;
- nel milanese vengono distribuito da MioBio (http://www.mio-bio.it/), un gas molto attivo;
- Rada Zarcovick, la responsabile della cooperativa, sta prendendo accordi con le Coop che si occupano dei punti vendita della Lombardia e della Toscana per poter distribuire anche in queste zone i loro prodotti.

per quanto riguarda Coop Adriatica le confetture dei frutti della pace è in assortimento solo nel canale iper:
ADRIATICA BOLOGNA IPER BORGO
ADRIATICA BOLOGNA NOVA
ADRIATICA BOLOGNA LAME
ADRIATICA VENETO SAN DONA'
ADRIATICA VENETO SCHIO
ADRIATICA VENETO CONEGLIANO
ADRIATICA VENETO VIGONZA
ADRIATICA ROMAGNA IMOLA
ADRIATICA ROMAGNA RIMINI
ADRIATICA ROMAGNA LUGO
ADRIATICA ROMAGNA FAENZA
ADRIATICA ROMAGNA RAVENNA
ADRIATICA MARCHE PESARO
ADRIATICA MARCHE CESANO
ADRIATICA ABRUZZO SAN BENEDETTO
ADRIATICA ABRUZZO CHIETI
ADRIATICA ABRUZZO ASCOLI