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sabato 1 settembre 2018

La misura del tempo in Giappone (seconda parte)

Eccomi di nuovo a voi, ormai siamo tornati in Giappone e stiamo ricominciando con la solita routine.

Come vi dicevo, con il mese di marzo sono arrivate due nuove incombenze: un incarico nel comitato dei genitori dell'asilo, e una nuova lezione di italiano a Osaka.

lunedì 20 agosto 2018

La misura del tempo in Giappone (prima parte)

Ci troviamo, a quanto dice il calendario, alla fine di agosto.

Anche quest'anno, per fortuna, siamo venuti in Sardegna per le vacanze, e a breve torneremo in Giappone. Mi sto finalmente rilassando: dormo più di cinque ore per notte, mangio con calma e passo un sacco di tempo al mare. Ho visto tanti cari amici,e spero di riuscire a recuperare anche chi è troppo occupato o abita lontano prima del nostro ritorno.

Ma c'è una domanda che mi frulla in testa, e non mi abbandona.

Come ho fatto a passare i mesi che mi separano dall'inizio dell'anno al nostro arrivo in Sardegna?

Se vi va, proverò a riassumerli per voi.

sabato 24 febbraio 2018

Strani lavori giapponesi


In questo ultimo periodo mi sono ritrovata, più volte, a ricoprire ruoli di lavoro un po' “particolari” qui in Giappone. Non mi sarei mai aspettata di poter fare cose tanto diverse! Intendiamoci, sto parlando di lavori temporanei, e con una buona paga, e sempre disciplinati da un contratto e da regole.

E, sperando di aver destato la vostra curiosità, ora vi racconterò di che si tratta.

Cominciamo dal mese di settembre 2017.
Certo, è un bel passo indietro, ma ne vale la pena.

Quando stavamo terminando il nostro periodo di vacanza in Sardegna, una mia amica mi aveva scritto. C'era bisogno di una persona che partecipasse ad una ricerca di mercato... Una nuova ditta di Osaka aveva cominciato a mettersi in luce online, proponevano alcune posizioni lavorative, ma anche la partecipazione a delle ricerche di mercato.

Prima della partenza per le vacanze estive avevo cercato, senza successo, di farmi includere nel gruppo dei fortunati assaggiatori di snacks (per una ditta che cercava dei pareri prima del lancio di nuovi prodotti), e avevo fatto domanda anche per una seconda ricerca di mercato. Nessuna delle due era andata a buon fine, quindi avevo un po' perso interesse... Ma poi era arrivato quel messaggio, e mi ero detta che valeva la pena fare un altro tentativo.

E così, anche se non lo sapevo ancora, stavo cominciando il mio viaggio alla scoperta dei lavori più particolari che offre il Giappone.

La prima ricerca di mercato riguardava gli epilatori, quei simpatici elettrodomestici, croce e delizia delle donne di tutto il mondo. E dirò di più, la ricerca di mercato riguardava una delle maggiori compagnie produttrici di elettrodomestici del mercato giapponese. E quindi, imbarazzo iniziale a parte, era andato tutto bene e mi ero pure divertita.

Dopo questa prima ricerca di mercato dovevo comunque tornare al mio lavoro di tutti i giorni, quindi non cercavo di approfondire queste esperienze. E invece mi sono subito ritrovata in mezzo a una nuova ricerca di mercato, seppure di natura completamente diversa!

Una sera, accendendo il pc, avevo trovato un avviso per la ricerca di un mistery shopper proprio a Osaka!! Un mistery shopper è un personaggio che finge di acquistare un prodotto (o magari lo acquista davvero) per valutare una serie di caratteristiche che riguardano il negozio e il suo personale. Insomma, una spia, anche se per una buona causa.

L'incarico riguardava due marchi di lusso, che vendono prodotti di pregio (quindi parliamo di un target ben lontano dalla mia vita quotidiana), due negozi in ciascuna parte della città, da visitare due volte nello stesso giorno per un totale di otto visite: avrei dovuto far finta di essere alla ricerca di un regalo per un familiare, o per un collega di lavoro, fare domande ma non perfezionare l'acquisto. Non avevo un'idea ben chiara per quanto riguarda l'esecuzione, ma riflettendoci su avevo scelto l'opzione del regalo per un familiare, che mi permetteva un più ampio margine di manovra.

E così avevo passato una domenica di ottobre, tra un tifone appena passato e un nuovo tifone in arrivo, chiedendo informazioni su borse di pelle, portafogli, e gioielli in oro che costavano quanto un biglietto per tornare in Italia. Contavo su un cambio di turno del personale, per poter ripetere le mie richieste ed evitare situazioni imbarazzanti, ma purtroppo ho scoperto che in una delle due catene di negozi il personale non cambiava turno!! Ero in una situazione molto imbarazzante, con quale faccia tosta sarei potuta tornare nello stesso negozio dopo la pausa pranzo? Non potevo certo cambiare versione, ed avevo già utilizzato il pretesto del regalo per un familiare... Per fortuna una intuizione mi aveva permesso di risultare abbastanza credibile anche durante la mia seconda visita: per puro interesse personale avevo domandato informazioni soltanto sui gioielli in oro bianco, e allora la mia seconda visita si poteva giustificare al meglio con la curiosità relativa agli stessi modelli in oro “giallo”.

Questo, per quanto riguarda la mia seconda esperienza con i lavori non canonici in Giappone. Ma il tutto non si era concluso qui!
Poi era arrivata la partecipazione, ben pagata, alla preparazione di un software per la sicurezza autostradale, con una serie di mini test in cui il computer doveva registrare le mie reazioni (insieme a quelle di tutti gli altri partecipanti). E con questo pensavo di aver già visto abbastanza.

Ma il mese scorso mi è arrivata una nuova opportunità. A dirla tutta, speravo di venir scelta per un test su un asciugacapelli, ma invece gli epilatori sono tornati a fare capolino nella mia vita. Confesso che, oltre alla solita curiosità in questo caso esisteva un po' di timore, perchè il test avrebbe riguardato delle zone piuttosto sensibili...

Se vi state chiedendo come è andata a finire, scrivo a due settimane dalla fine di questo mio ultimo test. Non ci sono stati momenti di disperazione (magari qualche pensiero non esattamente educato, che sono stata in grado di tenere per me), e nemmeno dolorose conseguenze. Insomma, un nuovo lavoro pagato, una nuova esperienza che difficilmente potrò inserire in un currriculum ma che di sicuro dimostra quante opportunità insperate possa offrire questo paese.

Per ora sono in pausa, non sto cercando nuovi lavori part time e mi sto preparando per il mese di aprile, quando tornerò a lavorare per il mio corso di italiano. Ma se si dovesse presentare qualche nuova opportunità curiosa, cercherò sicuramente di coglierla al volo.

E voi che mi dite, avete mai fatto qualche tipo di lavoro “particolare”?

domenica 14 maggio 2017

Traguardi

Oggi ho vinto un premio.
Ho vinto una targa per il miglior tempo femminile in una gara di go-kart organizzata da un nostro amico.
Il premio che ho ricevuto

venerdì 10 febbraio 2017

Papa' Gambalunga

Si dice che i parenti non si possono scegliere.
Quando si entra in questa vita si prende quello che ci e' stato assegnato.
E lo stesso vale per i parenti acquisiti: quando ci si innamora di qualcuno ci si prende in carico anche i suoi familiari.

Certo, esistono le eccezioni, quei casi in cui il soggetto del nostro amore ha tagliato i ponti con la famiglia, o qualsiasi altra ragione. I suoceri, non si scelgono, arrivano insieme a tutto il pacchetto e sta a noi decidere come gestirli.

Che cosa e' capitato a me?

domenica 1 gennaio 2017

Profitti e perdite

Quando studiavo ancora alle superiori non ero brava in matematica, e non brillavo nemmeno in nessuna delle discipline che caratterizzavano la ragioneria, il tipo di scuola superiore che avevo scelto.

Quindi, perchè studiavo li?
Scontavo l'inesperienza dei miei quattordici anni, che mi aveva portata a scegliere la scuola superiore in base a elementi secondari (come la presenza di più lingue straniere), e l'ottimismo che mi aveva portata a credere che, nonostante la matematica e le sue "terribili sorelle" avrei potuto riuscire in ogni caso.

Com'è andata a finire?
Ovviamente ci sono riuscita, e senza intoppi. Però per molte cose non era stato facile, e studiare certi argomenti è stato anche piuttosto noioso.

Il triennio della ragioneria prevedeva una dose massiccia di "ragioneria", per l'appunto. Qualcosa che per me poteva essere paragonato tranquillamente all'aramaico per livello di difficoltà, e che, forse, ha rappresentato lo scoglio più insuperabile nel mio percorso verso il diploma. (I tempi del greco e del latino erano ancora lontani!)

Ai miei tempi antiquati l'informatica non era ancora entrata nelle scuole tecniche, o cominciava a malapena ad affacciarsi. Una delle incombenze della ragioneria era la compilazione dei bilanci, rigorosamente a mano e in cui andavano inseriti (in base alle richieste dell'esercizio) un certo numero di voci attive e passive, i profitti e le perdite.

E per questo motivo ho deciso di utilizzare l'immagine del mio spauracchio per raccontarvi qualcosa dell'anno appena trascorso.

Quindi, vediamo di tirare le somme:

Cominciamo dai profitti
è stato un anno pieno di emozioni, un anno impegnato e per niente facile.
Un anno che è passato in fretta, nonostante tutto. Ha portato poche occasioni lavorative, ma anche delle conferme importanti. E con loro sono arrivate anche delle speranze per il futuro: non so se si trasformeranno in qualcosa di concreto ma il solo fatto che siano arrivate fino a me mi riempie di orgoglio.

Mio figlio cresce bene, e cresce in fretta. Ogni giorno è una continua scoperta, e ogni sera ci vede distrutti, forse crollati troppo in fretta, ma con la sensazione di aver assistito a qualcosa di irripetibile. La nostra ultima visita in Sardegna mi ha permesso di vedere un bambino contento, che si alza sorridendo la mattina, e che ama con tutto il cuore i suoi parenti lontani. E non avrei potuto sperare in niente di meglio.

In quest' anno, o meglio nella seconda parte di quest'anno, hanno cominciato a concretizzarsi eventi che si pensavano impossibili. Come, per esempio, arrivare a trovarsi ad un passo dalla patente, e perdipiù in un paese diverso dal tuo!
Se vi chiedete che tipo di automobilista potrò diventare, consolatevi perchè non so rispondere nemmeno io. Probabilmente sarò un'automobilista decisamente noiosa, e rispettosa delle regole (considerate che, nel primo anno da neopatentati, il Giappone permette veramente pochi sbagli), ma di sicuro sarò una persona felice, perchè potrò finalmente superare i limiti imposti dal luogo in cui abitiamo.

Continuiamo con le perdite
In un precedente capodanno giapponese  mi era capitato di scoprire che esiste una lista con gli anni "funesti" corrispondenti a ciascun segno zodiacale.

Bene, in quell'occasione avevo appreso per la prima volta che nei miei quarantatrè anni avrei dovuto affrontare un anno difficile... Informazione subito presa e messa da parte, ma chi volete che possa prendere sul serio cose del genere?

Poi e' arrivato l'anno del mio quarantatreesimo compleanno.
Continuavo a non pensare a quella notizia, ma a un certo punto mi è tornata in mente...

Che cosa è successo?

Come molte persone, ho perso qualcuno quest'anno. Non era un familiare, nemmeno una persona che conoscevo da sempre, ma una ragazza che avevo accompagnato in Inghilterra con le vacanze studio. Eravamo in contatto, e - come avviene anche con gli altri splendidi ragazzi che ho conosciuto grazie a questo lavoro - avevo la fortuna di vederla diventare grande.

Aveva una gran testa dura, e la determinazione giusta, e stava diventando un'adulta, ma purtroppo è rimasta vittima di un incidente stradale. E a me continua a non sembrare giusto che qualcuno sia dovuto morire a venticinque anni.

Sul piano dei rapporti interpersonali, ho cominciato - purtroppo- a scontare i frutti della mia buonafede.

Da dove comincio?
Da nessuna parte, visto che qualcuno mi ha detto che parlo troppo: ho sperimentato direttamente un livello di cattiveria da parte di alcune persone che vivono qui come me, che mi ha causato anche delle conseguenze fisiche fastidiose.

Però una cosa devo dirla: questo scontro inaspettato mi è stato utile.
Mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire che esiste gente per cui non vale la pena sprecarsi, e mi ha insegnato - alla mia veneranda età - che è meglio troncare subito un rapporto di conoscenza in cui manca empatia reciproca (cosa che, in questo caso, avrei dovuto fare molto prima).

Mi sono chiesta per mesi cosa fare. Ho continuato a scrivere per i blog con cui collaboro abitualmente, ma mi trovavo, in un certo senso, "bloccata" sul piano personale. Non mi andava di parlare di questa disavventura, e lo faccio con una certa fatica anche adesso, ma mi sono convinta che "buttare via" con l'anno che e' finito anche quelle esperienze che hanno contribuito a complicarlo sia il modo migliore di prepararsi a ricevere il nuovo anno che sta per iniziare.

Però non ho intenzione di "buttare via" anche il mio blog a fine anno. La mia intenzione è di continuare a raccontarvi un pò del mio Giappone, e - compatibilmente con le mie capacità informatiche (...) - dividere finalmente il blog in varie categorie, per ridistribuire al meglio gli argomenti che ho intenzione di trattare. Quindi, se volete, continuate a dare un'occhiata, ok?

Comincio il nuovo anno con tante speranze, come e' giusto che sia, e con la sicurezza di aver imparato qualcosa dalle mie disavventure. Comincio quest'anno con la gioia che mi danno le tante cose buone che si trovano nella mia vita, e con la convinzione che qualsiasi cosa brutta si puo' affrontare, e superare con pazienza e determinazione.

E, se non ve ne foste accorti, comincio il nuovo anno con un nuovo post per il mio blog!

Tanti auguri a tutti!! 明けましておめでとうございます。今年もよろしくお願いします!
(A presto per un'altra piccola parte della mia vita in questo paese)





venerdì 25 dicembre 2015

Il Natale alla giapponese

Quest'anno non siamo in Sardegna per le feste.
Capita, e non si tratta di un problema serio, anche perchè abbiamo passato delle bellissime vacanze estive al mare. Quindi non abbiamo perso nulla cambiando il periodo di viaggio.
Ma, ma... Questo ci espone a un tipo di esperienza a cui (io) avevo perso l'abitudine.
Certo, il viaggio in Sardegna aveva, e ha sempre come primo obiettivo quello di portare il nipote a nonni e zio. Ma vogliamo parlare della bellezza di passare il Natale respirando il clima di festa?
Calchiamo la mano, vogliamo parlare della bellezza di passare il Natale con gli amici e mangiando cose buonissime?
Meglio di no. Guardiamo l'altro lato della medaglia: passare le feste in Giappone permette di apprezzare il Capodanno, con la prima visita al tempio e la neve che, ultimamente, cade molto piu' spesso. Permette anche di apprezzare un pò di tempo in casa, tutti insieme (anche se magari si tratta solo di guardare la tv e giocare col più piccolo di casa). Possono sembrare piccolezze, ma se le si valuta in rapporto a un anno decisamente faticoso, e con pochi momenti di pausa, allora diventano momenti importanti.

E allora vediamo un pò come sta procedendo il nostro Natale in Giappone.
Come saprete, in questo paese i cattolici sono una ristretta minoranza. Questo porta alcune conseguenze:

- il Natale non è un giorno festivo, la vita prosegue normalmente e non si riposa.
In realtà questo è normale, anche in Italia non ci si ferma per le feste altrui. Ma se tu vuoi festeggiare come ti devi comportare?

Ci sono due possibilità: puoi tenere a casa il figlio, chiedere al marito di prendere un giorno libero e approfittare della stagionalità del tuo lavoro per festeggiare il Natale come merita. Parliamo del lato consumistico del discorso, per l'aspetto religioso occorre fare un discorso a parte.
Oppure puoi festeggiare il Natale in un altro momento, anticiparlo o posticiparlo (il nostro caso) in base agli impegni di tutti.
Quest'anno io farò così:la mia prima intenzione era quella di tenere tutti a casa e festeggiare il Natale nel giorno stabilito. Ma poi sono spuntati vari impegni e ho dovuto cambiare programma. E pazienza: parliamo del lato consumistico, dello scambio dei regali e del pranzo iper calorico di ordinanza. Il figlio è ancora piccolo, e si adatta, e il marito non ci bada più di tanto.

- Il pranzo delle feste.
Qui si tocca un tasto dolente. Ognuno di noi porta nel cuore le tradizioni della sua terra: io ho un'immagine del pranzo di Natale che comprende i gnocchetti alla campidanese, una porzione di carne arrosto, un pezzo di tratalia (http://digilander.libero.it/osini/immagini/immagini%20osini%20cucina/tratalia%20e%20corda/tratalia%20e%20corda%20immagini%20640/cottura%20tratalia%201.jpg) quando si mangiava a casa di un parente, e tanta frutta secca assortita, da consumare insieme a panettone e pandoro (perchè altrimenti non sembra Natale). Cosa posso fare qui in Giappone?
Per prima cosa ho acquistato un pollo da arrostire, cosa non semplice da fare e per cui mi è servito un aiuto da un amico qui in zona. Poi mi sono procurata qualcosa di italiano per gli antipasti, e della frutta secca, Avevo comprato il panettone ben due mesi fa, in un negozio di cibo importato, e pagando l'equivalente di circa dieci euro per una confezione da 500 grammi. Ho preferito evitare di acquistare anche il pandoro, per i costi troppo elevati, e mi sono impegnata per cercare di prepararlo di sola.
Ora devo solo mettermi all'opera! Come dicevo, il nostro Natale verrà posticipato al 26, e quindi avrò il tempo di cucinare tutto.

- Il Giappone non è un paese cattolico.
Beh, aspettarsi che si comporti come tale sarebbe una forzatura, chiaro. Ma se io volessi andare a messa?

Il tutto dipende molto da dove si abita. Io vivo in una zona di campagna. che ha lati positivi e lati negativi. Fra i lati negativi devo mettere al primo posto la mancanza di collegamenti... (una media di un bus all'ora che porta verso la stazione, da cui partono treni che ci collegano al resto del mondo civilizzato). Ma non basta: anche se si supera in qualche modo il problema dei trasporti, resta un particolare: la messa cattolica non si tiene quotidianamente, non si tiene nelle vicinanze, e si celebra in giapponese (la messa in italiano si tiene due volte all'anno, ma a grande distanza da casa nostra).
Allora, quando si entra nella dinamica della vita quotidiana giapponese, con giornate piene e pochissimo tempo per noi stessi, come si fa a trovare il momento, in un giorno feriale, per prendere un treno e andare a messa? Io per ora non ci sono riuscita... Non ho ancora abbandonato le speranze per il futuro.

- Le vacanze invernali sono poche.

Noi siamo abituati ad un altro concetto di vacanza: mancanza di impegni, possibilità di dormire fino a tardi, tempo. Qui in Giappone il lavoratore ottiene pochissimi giorni liberi: orientativamente parliamo del periodo che va dal 28 dicembre al 4 gennaio. In questo periodo ovviamente si dorme un pò di più, ma il resto del tempo viene dedicato a sbrigare tutta una serie di incombenze, sia familiari (come in Italia, si incontrano i parenti che vengono a trovarci) che legate alla vita quotidiana (noi abbiamo ancora delle cose da sistemare che aspettano dall'estate).

Però ci sono anche dei lati positivi: per esempio, la neve cade molto frequentemente tra la fine di dicembre e i primi di gennaio, e non posso immaginare un bianco Natale (o meglio, un bianco Capodanno) migliore di quello che si può provare in Giappone.
Volete un altro lato positivo?
Va bene, eccolo qui: tra poco si riparte, i nonni reclamano il nipotino e io ho bisogno di respirare aria di mare. E questa sicurezza spazza via qualsiasi contrarietà legata al passare il Natale in un paese che non lo festeggia.

Buone feste a tutti, da Daniela e dalla campagna della prefettura di Nara. Un augurio di cuore a tutti gli amici lettori, e a tutti quelli che mi hanno dato una mano durante questo anno complicato.  Auguri!!!

lunedì 2 dicembre 2013

Tipi di treno e tipi da treno

Che cos'e' il treno?
Per un italiano e' un oggetto misterioso (a seconda della provenienza geografica si rischia di non riuscire a stabilire nessun tipo di contatto), che, quando non si e' molto fortunati, rischia di essere sporco, scomodo e in ritardo.
Che cos'e' un treno per un giapponese?
Un mezzo di trasporto come un altro, che molto spesso sostituisce completamente l'automobile, e per cui lavorano persone cosi' solerti da scusarsi non appena il treno accumula un minuto di ritardo!
Insomma, una bella scoperta per quando si arriva in Giappone, per turismo o per altro, e si viene in contatto con questo mondo meraviglioso.
Pochi giorni fa mi e' capitato di utilizzare delle mie foto per un altro post, sul blog di italiani in Giappone a cui partecipo (http://burogu00.wordpress.com/2013/11/18/instagram-alla-giapponese-prima-parte/ e http://burogu00.wordpress.com/2013/11/27/instagram-alla-giapponese-seconda-parte/) ed ho pensato di usare delle mie foto, scattate in questi ultimi cinque anni di Giappone, per farvi vedere il mondo delle ferrovie giapponesi coi miei occhi.

Treno?



Per spostarsi, da casa nostra, si utilizzano i treni di una compagnia ferroviaria locale, la Kintetsu (近鉄), abbreviazione di "Kinki Nippon Tetsudou"(近畿日本鉄道). Sono spaziosi, i sedili nelle carrozze possono essere orientati in modo diverso, e sono sempre climatizzati, sia in inverno che in estate. Ma specialmente, le carrozze vengono spesso usate come "manifesti pubblicitari" per la zona, o per degli eventi che riguardano il Kansai. Insomma, mentre si aspetta in stazione non mancano mai le cose da vedere.
Abbiamo poi una funivia, gestita sempre dalla stessa compagnia ferroviaria, che porta residenti a turisti in cima ad una montagna in cui si trovano sia un tempio molto famoso nella zona (Ouzanji - 王山時) che un parco di divertimenti. E qui sotto potete vedere una delle carrozze della funivia di cui vi ho parlato: niente male, vero?

Sul treno con stile!


I giapponesi sono molto attenti ai dettagli, specialmente quando si tratta dei capi da indossare durante gli orari di lavoro. Ma perche' non aggiungerci quel certo non-so-che che fa la differenza? Ecco qui l'interpretazione di un salary man che prende il treno alla mia stessa stazione, che ve ne pare? In un incontro successivo ho notato che studia pure l'italiano per conto suo, diciamo che questo dettaglio me lo ha fatto diventare simpatico!
Attenzione, pero', a non dimenticare qualcosa, sia per la fretta, che per la speranza di non essere notati...
Non dimentichiamo quelle che, a mio parere, sono le persone da ammirare maggiormente: le signore di tutte le eta', piu' o meno giovani, che indossano il kimono e mantengono viva la tradizione di questo paese: incontrarne qualcuna sul treno mi riempie sempre di ammirazione.


Infine, anche se riconosco la liberta' individuale di vestirsi come si vuole, sui treni si incontrano anche degli esempi difficilmente decifrabili, come il ragazzo qui sotto... Voi che ne dite? 





Fuori concorso

Il treno e' qualcosa di cosi' comune in Giappone, da essere utilizzato in ogni caso, anche per le piccole necessita' come gli acquisti quotidiani. Ed e' qualcosa di cosi' familiare per i giapponesi, da riuscire a mettere a proprio agio un po' tutti, anche le compassate signore che normalmente cercherebbero di mantenere un certo contegno in qualsiasi situazione. Ecco qui due amiche, che scherzano sul treno del ritorno a casa, non sono carine? 


E mentre il treno va i pensieri corrono veloci,  e noi ci prepariamoa scendere alla nostra stazione per tornare, come se nulla fosse, alla vita quotidiana. Ma sempre attenti a non dimenticare sul treno qualcosa di importante, mi raccomando!!


sabato 18 maggio 2013

Piccola recensione


Questa settimana, passando alla mia solita kururiya (*parafarmacia) ho trovato qualcosa di interessante, e oggi vorrei dividere la mia scoperta con voi. 

Si tratta di una lattina di the, e come potete vedere e' the al cioccolato!! 
All'inizio ero piuttosto scettica, lo ammetto: un amico giapponese ne aveva parlato su un social network e la cosa mi aveva incuriosita. La marca, Fauchon, corrisponde a una ditta francese molto famosa, ma confesso che i prodotti che avevo consumato fin'ora non mi avevano soddisfatta per niente... Poi, trattandosi di un prodotto venduto in Giappone temevo che fosse totalmente privo di zucchero... (la birra al cioccolato e' stata uno shock, lo ammetto!) 
E invece l'ho comprato, e apprezzato, ma come e' successo?!?

Prima di tutto una doverosa spiegazione: gli alimenti che si trovano in vendita nelle parafarmacie, di solito, hanno un prezzo inferiore a quello abituale, e quindi si viene tentati maggiormente. In questo caso particolare, due lattine di the costavano 100 yen in tutto, e quindi mi sono detta "perche' no?"

Il risultato e' stato cosi' soddisfacente da convincermi della necessita' di una nuova visita alla kusuriya: e' una bibita buona, leggera, e dolce al punto giusto, e consumarla in queste giornate quasi estive mi ha fatto apprezzare anche le sue (insperate) proprieta' dissetanti. 
Se vivete in Giappone, o state per venire in viaggio il mio suggerimento e' uno solo: cercatela, perche' non ve ne pentirete!! 

venerdì 26 ottobre 2012

Frammenti di vita quotidiana (sulle presunte difficolta' comunicative dei giapponesi)

ilgiapponedidaniela@blogspot.com
Molte volte, in questi anni, mi sono sentita domandare "E' vero che i giapponesi sono tendenzialmente chiusi e poco espansivi?" e oggi vorrei rispondere a questa domanda.
Ovviamente, chi ha degli amici giapponesi sa bene che l'amico in questione e' tutt'altro che poco espansivo! Condividere qualcosa con qualcuno, come esperienze di lavoro oppure uscite di gruppo riduce notevolmente le distanze, non e' vero? Il problema piuttosto si presenta quando si cerca di invitare un amico giapponese: sono sempre cosi' occupati!!
Invece io vorrei parlare dei rapporti con gli sconosciuti, quel campo un po' insidioso in cui lo straniero che vive in Giappone deve aspettarsi di trovare un po' di tutto!
In questo periodo mi e' capitato di fare conversazioni estemporanee con dei perfetti sconosciuti, e quindi mi sentirei di rispondere con un bel "No" alla domanda in questione, ma la situazione e' un po' piu' complessa.

E' capitato di andare all'ufficio postale che si trova vicino a casa mia, ho spedito qualche piccola cosetta e mi accingevo ad uscire dopo aver rimesso in ordine la mia borsa (come sempre troppo piena!). Una signora anziana mi si para davanti domandando da dove venivo, spiegandomi che lei cinque anni fa e' stata in Francia e in Germania. Io le ho consigliato di ripetere l'esperienza, includendo anche l'Italia, ora che le quotazioni dello yen sono abbastanza favorevoli ma lei mi ha risposto "Ho compiuto 75 anni, ora sono troppo vecchia!" ed io, senza pensare le ho fatto un complimento perche' non li dimostrava affatto! Insomma, sembrava una normale conversazione tra vicine di casa, peccato che io non avessi mai visto quella signora prima d'ora! Ci siamo lasciate con la promessa di continuare la chiaccherata quando ci incontriamo al supermercato, ha ha!!!
Ancora, c'e' un konbini (convenience store) vicino a dove lavoro, e di solito ci vado almeno una volta a settimana, per una bibita o per acquistare qualche cosetta  da usare in casa, insomma niente di impegnativo. Una delle commesse, una signora di mezza eta', dopo tanti acquisti (e nonostante in un centro medio/grande come Nara veda molte facce diverse nello stesso giorno) mi ha rivolto la parola poco tempo fa: dopo le prime frasi di circostanza ci siamo messe a chiaccherare di tradizioni giapponesi e italiane a confronto!! Magari aveva tempo da perdere e non c'erano altri clienti, ma e' stato carino fare due chiacchere con quella signora!!
E non vi parlo dei miei vicini di casa, gentilissimi, che mi riempiono di regalini e si fermano volentieri a parlare del tempo (anche perche', forse, questo rientra nelle normali regole di vicinato e non ha niente a che fare con la provenienza geografica).
Come mi diceva un amico: molte volte dietro, all'iniziale diffidenza di una persona c'e' un cuore grande che aspetta solo un segnale per mostrarsi agli altri, come un bellissimo fiore.
Per riassumere, i giapponesi che incontro parlano con me senza alcun problema! Forse sono io, o la mia faccia, che ispira abbastanza fiducia, ma non ho mai riscontrato alcun problema di comunicazione in questi anni (nemmeno quando non conoscevo la lingua). E lo stesso vale per una coppia di amici italiani, che senza conoscere la lingua hanno girato il paese e parlato con tante persone durante il loro viaggio: a volte basta soltanto la giusta disposizione d'animo!!
Per cui, se e quando andrete in Giappone il mio consiglio e' uno solo: cercate di comunicare, e le persone che incontrerete faranno lo stesso con voi. In questo modo potrete toccare con mano il cuore delle persone che abitano qui, e il vostro viaggio ne risultera' notevolmente arricchito.
 

domenica 25 dicembre 2011

Ma quanto mi manca!

Le vacanze in Italia proseguono bene, nonostante un lieve raffreddore. Il tempo è migliorato e si vede un bel sole, ma c'è qualcosa di cui sento molto la mancanza...

Eccolo qui, in una immagine tratta da una pagina web (howdy.co.jp), si tratta del "kairo"!
Che cos'è questo oggetto? 
Si tratta di una bustina scaldamani, venduta in confezioni singole e - normalmente - in due diverse misure.
(http://it.wikipedia.org/wiki/Scaldamani )
Al suo interno si trovano polvere di ferro, cellulosa, acqua (catalizzatore), carbone attivo (accelera la reazione), vermiculite (riserva d'acqua) e sale (catalizzatore).

Quando viene aperta la bustina di "kairo" ha una durata che va dalle 8 alle 12 ore: non può essere riutilizzata ma vi assicuro che produce una quantità di calore non indifferente! 

So che in Italia esistono altri sistemi per ottenere lo stesso risultato, ma quando penso che ci aspettano ancora cinque giorni da trascorrere nel nord Italia prima del ritorno in Giappone non posso che sentire la mancanza di questo oggetto, essenziale compagno di ogni mio inverno giapponese!!

E voi ne avevate sentito parlare?

lunedì 7 novembre 2011

Un'altro modo per mangiare facilmente in Giappone: il "Kaiten zushi".

まぐろにぎり (sushi al tonno, un classico)

Che cos'e' il sushi? Penso che non esista persona al mondo che non conosca questo tipo di cibo!
Certo, puo' piacere o meno, alla fine si tratta sempre di pesce crudo e - a volte - per quanto ci si sforzi non si riesce a entrare in sintonia con lui. Ancora, alcune persone potrebbero trovare decisamente poco attraente l'idea di mangiare delle alghe (che vengono usate nella preparazione di alcuni tipi di sushi), oppure avere dei problemi con il wasabi (rafano verde grattugiato) e/o la salsa di soya.
Ma penso che nessuno potra' trovarsi in disaccordo quando affermo che quando si va a mangiare il sushi di solito si finisce abbastanza in fretta!
Possiamo considerarlo un tipo di "fast food" alla giapponese? 
l'interno di un 回転寿司 a Osaka
Forse si, infatti il tempo impiegato per consumare un pasto a base di sushi e' decisamente poco!!
Qual'e' il tipo di ristorante piu' veloce? 

Ovviamente il "Kaiten zushi" (回転寿司)! In questo tipo di ristorante, la cui tradizione comincia nell'anno 1958 a Osaka un nastro trasportatore e la disposizione del negozio permettono di raggiungere tutti i clienti riducendo notevolmente i tempi di attesa e le necessita' di assumere piu' personale (http://it.wikipedia.org/wiki/Kaiten-zushi ). 

Nastro trasportatore e touch panel per ordinare direttamente
Ma come sono organizzati questi ristoranti? 
Di solito qualsiasi tipo di sushi viene venduto con lo stesso prezzo (a partire da 105 yen) e proposto in un piattino che ne contiene due uguali, e le varie possibilita' di scelta vengono presentate al cliente grazie all'ausilio di un nastro trasportatore. 
Oltre a questo e' possibile ordinare grazie a un interfono, o ad un pannello collegato con la cucina (come potete vedere nella foto sulla destra).
Infine, e io amo la comodita' di questa disposizione, davanti al cliente si trovano la salsa di soya, lo zenzero marinato
Scatolina con il the verde, soya e altre salse



Che altro posso aggiungere?

Io vi consiglio di provare il "Kaiten zushi" sia per la sua economicita' (un pasto medio, con cinque piattini di sushi ha un prezzo che parte dai 525 yen - circa 5 euro) che per la facilita' di questa soluzione: molte volte uno straniero in Giappone si trova ad affrontare il problema della lingua, e questo ostacolo puo' anche diventare insormontabile quando si desidera provare determinate cose (se non si possiedono i vocaboli sufficienti per interagire con un giapponese). Se si decide di mangiare al "Kaiten zushi" questi problemi spariscono, basta tenere il conto dei piattini consumati e recarsi alla cassa quando si finisce di mangiare!


Ancora non siete convinti?!? Beh ho un'altra carta da giocare. Forse questa abitudine si e' diffusa in questi ultimi anni, ma al "Kaiten zushi" e' possibile ordinare anche i dolci! 

E' qualcosa che bisogna decisamente provare!!
Per concludere vi mostro alcuni tipi di sushi che ho assaggiato in quest'ultimo mese, li conoscete anche voi? 


Pesciolini bianchi (白魚)
Uova di salmone (いくら)
Gamberetti dolci (甘海老)

Salmone e uova di salmone (サーモンいくら)


Medusa al gusto sciso/ume (梅・紫蘇クラゲ)



Seppia (やりいか)
Tonno (トロまぐろ)






giovedì 6 ottobre 2011

Il cielo sopra Osaka e il vero ritorno al lavoro.

E cosi' ci siamo di nuovo.
Una giornata inaspettatamente clemente (le previsioni hanno parlato di pioggia fino a stamattina) e mi ritrovo ancora una volta in viaggio per il Senmon Gakko- di Shin Osaka.
Ma come siamo arrivati a questo?
Prima di tutto, ho avuto la fortuna di poter insegnare l'italiano una prima volta nello stesso Senmon Gakko tre mesi fa, ma niente faceva prevedere la possibilita' di un secondo contratto a cosi' breve distanza di tempo! Gli stessi studenti del corso precedente mi avevano detto che una classe a scelta come quella di lingua italiana di solito viene programmata dalla scuola solo per un trimestre all'anno...
E invece e' successo di nuovo: eravamo appena arrivati in Hokkaido, e alle 8 del mattino di un caldo giorno di agosto ho ricevuto una telefonata dalla ditta... "Vuole lavorare ancora con noi?"

 Da quella telefonata sono passati ormai due mesi (ormai ho smesso di sorprendermi per la velocita' del tempo in questo paese) e cosi' siamo arrivati a questa giornata...
L'appuntamento e' alle 13, all'uscita della metropolitana della linea Midosuji, e stavolta ci arrivo con un lievissimo ritardo (2 minuti, in Giappone sufficienti per cominciare a preoccuparsi). L'incaricata della ditta mi aspetta, ha i capelli piu' corti di quanto ricordavo e il suo viso mostra un po' di preoccupazione - forse per il mio ritardo? -. Insieme ci dirigiamo alla scuola e pian piano mi rendo conto di essere in ansia!!
"Ma perche'?" rifletto tra me e me, "Conosco il lavoro e gli studenti sono meno dell'altra volta", ma continuo a domandarmi che cosa mi aspettera' questa volta. Salutiamo i vari incaricati prima di cominciare (tra l'altro, la simpatica insegnante di attivita' manuali terra' il suo corso anche in questo trimestre, mi ritrovo anche con un'amica collega di lavoro!) e finalmente si entra in classe!!
Gli studenti sono ancora meno del previsto, alcuni non sono venuti quindi in classe si trovano solo quattro studenti: comincio con qualche spiegazione generale sull'Italia e provo anche a trovare quelli che potrebbero essere gli argomenti migliori per suscitare il loro l'interesse, e a poco a poco passo alla spiegazione vera e propria. Il tempo passa velocemente tra qualche risata, concordanze nome/aggettivo, e domande appropriate da parte loro, e cosi' arriviamo al termine della prima giornata del corso di italiano.
Per finire li metto in guardia chiedendo di non assentarsi troppo, sia per la comprensione che per i compiti extra che sarebbero obbligati a fare per passare il corso nel caso superassero le tre assenze (penso che l'argomento delle prossime vacanze invernali da non rovinare con compiti in piu' sia servito allo scopo).


Restituisco la documentazione del mio corso, saluto gli altri insegnanti e mi avvio verso la stazione...
D'improvviso, guardo il cielo limpido di Osaka e  le preoccupazioni lasciano il posto a una grande soddisfazione: sono tornata e, come la prima volta, mi impegnero' al massimo in questo lavoro!

mercoledì 3 novembre 2010

Shinsekai (la torre di Namba)

Negli anni '50 l'economia giapponese era in ripresa, finalmente si stava lasciando alle spalle il periodo della Guerra. Il paese si accingeva a diventare una delle piu' grandi potenze mondiale e anche ad Osaka i benefici si sentivano ovunque.

In quel periodo due zone di Osaka si contendevano il primato cittadino, Namba (難波) e Umeda (梅田). In queste due aree si concentrava il maggior numero di attivita' commerciali, e gli abitanti erano alla ricerca di un'idea che potesse attirare il pubblico.

E cosi' arrivo' l'idea di costruire una torre: sia gli abitanti di Namba che quelli di Umeda si impegnarono direttamente per questa iniziativa, fino all'arrivo delle due torri, e del pubblico che aumentava gli incassi per le attivita' commerciali della zona. 
La concezione urbanistica dell'area commerciale giapponese consiste in una passeggiata, spesso coperta, su cui si affacciano tutti i negozi: questo sistema, che si chiama shoutengai (商店街) sta diventando sempre piu' raro, a causa dell'aumento dei grandi centri commerciali, ma era molto diffuso negli anni '50.

Dopo il risveglio economico degli anni '50 il benessere si distribui' anche nelle altre zone di Osaka, e i negozi dei due quartieri di Namba e Umeda si specializzarono in diversi settori del commercio. Nella Namba attuale ci sono molti negozi, ma la sua particolarita' risiede principalmente nel quartiere di Denden Town, dove si puo' acquistare qualsiasi tipo di apparecchiatura elettronica a prezzi contenuti. 
Per Umeda invece, possiamo vedere una specializzazione nell'accoglienza (con ottimi ristoranti che soddisfano ogni tipo di aspettativa) e nella vendita di prodotti specifici (come manga e simili: il negozio principale di Mandarake si trova a Umeda).

L'unica domanda e' questa: dove sono finite le due torri che entrarono in competione nella seconda meta' degli anni '50? 

La torre di Umeda non esiste piu', sostituita da un palazzo: rimane solo una targhetta nemmeno troppo visibile che ricorda la fondazione della torre negli anni '50.

A Namba invece la torre e' ancora al suo posto (come si puo' vedere dalla foto): esiste ancora lo shoutengai ma la zona (a cui era stato dato il nome ambizioso di Shinsekai - 新世界 - "nuovo mondo") risulta in estrema periferia, circondata da casette fatiscenti e dalla fama di area poco raccomandabile (qualche tempo fa un brutto fatto di cronaca e' accaduto proprio li').

Io sono stata a Shinsekai la settimana scorsa: partivo dalla visione di un servizio televisivo (da cui ho preso le informazioni che trovate qui) e dal desiderio di vedere qualcosa che riporta al passato di Osaka. La zona dello shoutengai nel primo pomeriggio era affollata di studenti che tornavano da scuola, e da persone anziane (probabilmente abitanti del luogo) che in alcuni casi hanno guardato con simpatia una straniera che si fermava a fotografare qualcosa che per loro e' decisamente normale! Non ho visto niente di equivoco e non mi sono sentita in pericolo, pero' ho provato dispiacere per il gran numero di negozi chiusi all'interno dello shoutengai! 

A due passi da Shinsekai si trova una linea di tram (altro residuo di un passato che sembra molto lontano), qualcosa che non avevo mai visto in altre parti del Giappone. Un'unica carrozza e un biglietto che di compra solo in vettura!!
Insomma, se vi capitera' di passare da Namba perche' non andare a dare un'occhiata?