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sabato 1 settembre 2018

La misura del tempo in Giappone (seconda parte)

Eccomi di nuovo a voi, ormai siamo tornati in Giappone e stiamo ricominciando con la solita routine.

Come vi dicevo, con il mese di marzo sono arrivate due nuove incombenze: un incarico nel comitato dei genitori dell'asilo, e una nuova lezione di italiano a Osaka.

sabato 24 febbraio 2018

Strani lavori giapponesi


In questo ultimo periodo mi sono ritrovata, più volte, a ricoprire ruoli di lavoro un po' “particolari” qui in Giappone. Non mi sarei mai aspettata di poter fare cose tanto diverse! Intendiamoci, sto parlando di lavori temporanei, e con una buona paga, e sempre disciplinati da un contratto e da regole.

E, sperando di aver destato la vostra curiosità, ora vi racconterò di che si tratta.

Cominciamo dal mese di settembre 2017.
Certo, è un bel passo indietro, ma ne vale la pena.

Quando stavamo terminando il nostro periodo di vacanza in Sardegna, una mia amica mi aveva scritto. C'era bisogno di una persona che partecipasse ad una ricerca di mercato... Una nuova ditta di Osaka aveva cominciato a mettersi in luce online, proponevano alcune posizioni lavorative, ma anche la partecipazione a delle ricerche di mercato.

Prima della partenza per le vacanze estive avevo cercato, senza successo, di farmi includere nel gruppo dei fortunati assaggiatori di snacks (per una ditta che cercava dei pareri prima del lancio di nuovi prodotti), e avevo fatto domanda anche per una seconda ricerca di mercato. Nessuna delle due era andata a buon fine, quindi avevo un po' perso interesse... Ma poi era arrivato quel messaggio, e mi ero detta che valeva la pena fare un altro tentativo.

E così, anche se non lo sapevo ancora, stavo cominciando il mio viaggio alla scoperta dei lavori più particolari che offre il Giappone.

La prima ricerca di mercato riguardava gli epilatori, quei simpatici elettrodomestici, croce e delizia delle donne di tutto il mondo. E dirò di più, la ricerca di mercato riguardava una delle maggiori compagnie produttrici di elettrodomestici del mercato giapponese. E quindi, imbarazzo iniziale a parte, era andato tutto bene e mi ero pure divertita.

Dopo questa prima ricerca di mercato dovevo comunque tornare al mio lavoro di tutti i giorni, quindi non cercavo di approfondire queste esperienze. E invece mi sono subito ritrovata in mezzo a una nuova ricerca di mercato, seppure di natura completamente diversa!

Una sera, accendendo il pc, avevo trovato un avviso per la ricerca di un mistery shopper proprio a Osaka!! Un mistery shopper è un personaggio che finge di acquistare un prodotto (o magari lo acquista davvero) per valutare una serie di caratteristiche che riguardano il negozio e il suo personale. Insomma, una spia, anche se per una buona causa.

L'incarico riguardava due marchi di lusso, che vendono prodotti di pregio (quindi parliamo di un target ben lontano dalla mia vita quotidiana), due negozi in ciascuna parte della città, da visitare due volte nello stesso giorno per un totale di otto visite: avrei dovuto far finta di essere alla ricerca di un regalo per un familiare, o per un collega di lavoro, fare domande ma non perfezionare l'acquisto. Non avevo un'idea ben chiara per quanto riguarda l'esecuzione, ma riflettendoci su avevo scelto l'opzione del regalo per un familiare, che mi permetteva un più ampio margine di manovra.

E così avevo passato una domenica di ottobre, tra un tifone appena passato e un nuovo tifone in arrivo, chiedendo informazioni su borse di pelle, portafogli, e gioielli in oro che costavano quanto un biglietto per tornare in Italia. Contavo su un cambio di turno del personale, per poter ripetere le mie richieste ed evitare situazioni imbarazzanti, ma purtroppo ho scoperto che in una delle due catene di negozi il personale non cambiava turno!! Ero in una situazione molto imbarazzante, con quale faccia tosta sarei potuta tornare nello stesso negozio dopo la pausa pranzo? Non potevo certo cambiare versione, ed avevo già utilizzato il pretesto del regalo per un familiare... Per fortuna una intuizione mi aveva permesso di risultare abbastanza credibile anche durante la mia seconda visita: per puro interesse personale avevo domandato informazioni soltanto sui gioielli in oro bianco, e allora la mia seconda visita si poteva giustificare al meglio con la curiosità relativa agli stessi modelli in oro “giallo”.

Questo, per quanto riguarda la mia seconda esperienza con i lavori non canonici in Giappone. Ma il tutto non si era concluso qui!
Poi era arrivata la partecipazione, ben pagata, alla preparazione di un software per la sicurezza autostradale, con una serie di mini test in cui il computer doveva registrare le mie reazioni (insieme a quelle di tutti gli altri partecipanti). E con questo pensavo di aver già visto abbastanza.

Ma il mese scorso mi è arrivata una nuova opportunità. A dirla tutta, speravo di venir scelta per un test su un asciugacapelli, ma invece gli epilatori sono tornati a fare capolino nella mia vita. Confesso che, oltre alla solita curiosità in questo caso esisteva un po' di timore, perchè il test avrebbe riguardato delle zone piuttosto sensibili...

Se vi state chiedendo come è andata a finire, scrivo a due settimane dalla fine di questo mio ultimo test. Non ci sono stati momenti di disperazione (magari qualche pensiero non esattamente educato, che sono stata in grado di tenere per me), e nemmeno dolorose conseguenze. Insomma, un nuovo lavoro pagato, una nuova esperienza che difficilmente potrò inserire in un currriculum ma che di sicuro dimostra quante opportunità insperate possa offrire questo paese.

Per ora sono in pausa, non sto cercando nuovi lavori part time e mi sto preparando per il mese di aprile, quando tornerò a lavorare per il mio corso di italiano. Ma se si dovesse presentare qualche nuova opportunità curiosa, cercherò sicuramente di coglierla al volo.

E voi che mi dite, avete mai fatto qualche tipo di lavoro “particolare”?

lunedì 16 ottobre 2017

Quel cenno di intesa

Come state? Oggi vorrei parlarvi di un aspetto della vita in un paese come il Giappone che non molti conoscono. Qui esiste una sorta di “abitudine”, fra gli stranieri residenti, qualcosa che può sfuggire ad una prima occhiata ma è destinato ad emergere chiaramente col passare del tempo.

Di cosa si tratta?
In pratica, succede quasi sempre nello stesso modo: uno straniero incontra un altro straniero in mezzo alla folla. I due non si conoscono, e probabilmente non si incontreranno di nuovo, ma non appena si incontrano si scambiano un cenno.

Un piccolo cenno del capo, un inchino a malapena accennato, che si esaurisce nell'arco di un battito di ciglia e non comporta nessun altro tipo di impegno. La risposta poi non è molto diversa, un sorriso oppure un altro cenno del capo. All'improvviso, alcuni stranieri entrano in contatto per pochi secondi, si scambiano un cenno di intesa e si allontanano.

La prima volta che mi è capitato ero a Osaka, e pensando alla quantità di persone che popolano abitualmente la città quel gesto così inaspettato mi aveva sorpresa, e emozionata. Avevo passato il resto della giornata continuando a chiedermi se conoscevo l'altra persona oppure no.

Poi era successo di nuovo, tante volte, e allora mi ero resa conto che si trattava di qualcosa di più di una semplice coincidenza. Gli stranieri in Giappone si riconoscono immediatamente, e non parlo soltanto di una semplice differenza morfologica: pur essendo coinvolti nella vita quotidiana, e quindi immersi nei loro pensieri, mantengono comunque uno sguardo distaccato.
Osservano il mondo da una sorta di oblò, rappresentato da esperienze e conoscenze differenti, e che permette loro di mantenere una “velocità” diversa da quella delle altre persone che hanno intorno.

E, se capita che due stranieri si incontrino, senza pensarci si scambiano un saluto... Ma perchè?


In fin dei conti ci sono persone che li trovano anche piuttosto inopportuni... Una mia amica finlandese mi diceva sempre che queste cose le facevano paura.
Da un certo punto di vista posso comprendere il loro pensiero. Dopo esserci abituati al mondo “asettico” giapponese, composto da persone troppo impegnate per badare a chi sta intorno, non ci si aspetta assolutamente di ricevere un qualsiasi cenno da qualcuno. E quando succede diventa un momento “sconvolgente”.

Per me, al contrario, questi momenti sono belli e necessari.
Ogni volta che uno sconosciuto mi saluta con un cenno del capo, ricordo che il mondo è grande e pieno di persone con cui posso entrare in contatto.
Per darvi un'idea: quando sono tornata in Sardegna per le vacanze estive, mi è capitato di raccontare la situazione in cui vivo qui in Giappone, e la mancanza di persone con cui parlare che riscontro qui dove abito. La risposta è stata: “certo che per te deve essere difficile...”

Vivo in Giappone da nove anni ormai, e non ho mai avuto niente da eccepire nonostante qualche piccolo contrattempo lungo la via. Ho cominciato questa avventura con la consapevolezza di non sapere tante cose, e con la volontà di imparare. Quindi non ero particolarmente prevenuta.
Però mi sono resa conto di una cosa...

I giapponesi non amano mettersi in mostra, far vedere quello che pensano o dare un parere per primi. Quindi non sono dei grandi amanti del dialogo. Se capita di parlare con un giapponese, spesso e volentieri non si va oltre un discorso generico. Va pur sempre bene, ma in certi casi si desidera qualcosa di più.


Insomma, nessun problema nel vivere in questo paese, ma ho capito che devo trovare un modo di canalizzare tutta questa mia voglia di dialogo. Non ho ancora trovato una soluzione infallibile, ma ho deciso di non stare ferma a guardare quello che succede: cerco di partecipare a ricerche di mercato, a eventi pubblici, e di non fermarmi troppo a riflettere. E magari cercherò di cominciare qualcosa di grande, vedremo che ne verrà fuori, mentre sorriderò per i prossimi cenni di saluto che arriveranno da altri sconosciuti.

domenica 14 maggio 2017

Traguardi

Oggi ho vinto un premio.
Ho vinto una targa per il miglior tempo femminile in una gara di go-kart organizzata da un nostro amico.
Il premio che ho ricevuto

sabato 11 marzo 2017

Tokyo, o sul cambio di prospettiva

Non e' un mistero che io non ami Tokyo. Continuo a ribadirlo se capita, perche' davvero non mi dispiace essere messa alla prova (linguisticamente e non) nelle situazioni piu' disparate, ma non amo affatto le grandi metropoli.

Troppi turisti, troppe linee ferroviarie, troppa confusione.
Conosco persone che trovano poetico perdersi nella contemplazione della modernita' di Tokyo, mentre io piu' semplicemente mi perdo sbagliando strada!

venerdì 10 febbraio 2017

Papa' Gambalunga

Si dice che i parenti non si possono scegliere.
Quando si entra in questa vita si prende quello che ci e' stato assegnato.
E lo stesso vale per i parenti acquisiti: quando ci si innamora di qualcuno ci si prende in carico anche i suoi familiari.

Certo, esistono le eccezioni, quei casi in cui il soggetto del nostro amore ha tagliato i ponti con la famiglia, o qualsiasi altra ragione. I suoceri, non si scelgono, arrivano insieme a tutto il pacchetto e sta a noi decidere come gestirli.

Che cosa e' capitato a me?

domenica 29 gennaio 2017

Andar per templi - Houzanji (宝山寺)

Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, a me piace andare a visitare i templi della zona. Ho una predilezione per quelli che riescono a trasmettere qualcosa, ed ho pensato di portarvi a vedere alcuni dei miei preferiti.

Nella prefettura di Nara la spiritualita' e' molto sentita, ma i templi in cui e' possibile sentire pregare i fedeli a voce alta sono rari.

Houzanji, a Ikoma, e' uno di questi.
Nato, in principio, come area di preparazione per i monaci buddisti, venne costruito sopra il monte Ikoma anche per far cessare le varie dispute sull'area da parte dei vari signorotti locali.

L'area di training venne aperta nel 655 d.C. mentre il santuario vero e proprio soltanto nel 1678.
Il tempio divenne molto popolare durante il periodo Edo, e anche nelle fasi successive accolse la devozione di alcuni fra i personaggi piu' importanti della storia del Giappone.

La costruzione della prima cable car, nel 1918, ha permesso di garantire un servizio che continua ancora oggi, e conta - ai giorni nostri - un numero di passeggeri pari a tre milioni di individui all'anno.

Una piccola curiosita' e' data dalla religione animista degli immigrati coreani di seconda generazione: uno dei loro luoghi di culto e' localizzato sullo stesso monte Ikoma,

E ora, se siete pronti, vi porto a visitare Houzanji,
Approfitteremo dei giorni di festa per il capodanno, quindi non spaventatevi per la folla.

Per prima cosa, saliamo sulla cable car.
Sono presenti diverse vetture, ma quelle piu' popolari hanno la sagoma di un cane e un gatto, che sono diventati le mascottes di questa linea ferroviaria,

Saliamo sul vagone e godiamoci la breve salita (sei minuti in tutto), che porta fino alla stazione di Houzanji, Volendo si puo' continuare fino alla cima della montagna cambiando vettura, per raggiungere il parco dei divertimenti di Ikoma (in realta' piuttosto datato), ma oggi i nostri programmi si svolgeranno diversamente.

Usciamo dalla stazione, e dopo qualche passo giriamo a destra: davanti a noi si apre una serie di scalinate che sembra infinita. Alcune stime parlano di un migliaio di scalini, in realta' intervallati da punti di sosta e, addirittura da strade asfaltate. Ma l'impressione di qualcosa di interminabile, permane a lungo.

A seconda dei periodi, le scalinate sono allietate da alberi in fiore, sole e qualche piccola esposizione di oggetti in vendita, In inverno e' quasi tutto chiuso, ma se avete fortuna potreste riuscire a vedere la neve, e vi posso assicurare che ne vale la pena.


Siamo arrivati all'ingresso, eccoci davanti al Torii monumentale. Restaurato nel 1982 (come dicono i pannelli informativi che si trovano alla stazione) ha un'apparenza severa e scarna, ma che comunque lascia trasparire quel che ci aspetta all'interno: sacralita', e vero desiderio di avvicinarsi all'eterno.

Oggi e' tutto pieno. Anche se il capodanno e' passato da un paio di giorni il numero di persone presenti e' alto, considerando la zona in cui ci troviamo.
Saliamo un'altra rampa di scale, e entriamo all'interno del recinto del tempio vero e proprio (notare, alla vostra destra, un pannello che ricorda il segno zodiacale cinese associato all'anno in corso).




Dentro ci aspetta la folla delle grandi occasioni!
Le festivita' hanno radunato un numero impressionante di persone, che vogliono chiedere qualcosa alle divinita' che li osservano dagli ambienti di questo complesso templare. Eh gia', perche' a differenza di molte altre localita' simili, qui a Houzanji si riesce a percepire un livello di contatto spirituale piu' alto di quello degli altri templi, che risulta evidente in tante piccole cose, a cominciare dall'affluenza in questi momenti dell'anno.

Quindi bisogna mettersi in fila, una cosa che i giapponesi riescono a fare con una pazienza invidiabile, e aspettare, muovendosi a tempo col gruppo, e fermandosi in ciascuna delle tappe. Il copione non cambia: si raggiunge il tempio, si lancia una piccola offerta nella cassetta e si prega, dopo aver scosso per tre volte una corda legata a un piccolo tamburo o a delle campanelle.

Ma noi abbiamo un bambino piccolo, e impaziente, con noi!
Quindi dopo un po' decidiamo di saltare la fila, e di procedere direttamente verso la parte piu' alta del complesso templare.
Il figlio fa del suo meglio, anche se sta pensando intensamente a un palloncino che ha intravisto in una delle bancarelle... In ogni caso continuiamo a salire, e ci dirigiamo sulla sinistra, dove di fronte a un'altra pagoda si apre una scalinata in cui si trova una serie di divinita' giapponesi preposte alla salvaguardia dei tanti visitatori che si avventurano fin lassu'.

Ho gia' visitato Ouzanji piu' volte, per me e' un luogo che va visto almeno una volta nella vita. Le persone giapponesi vi si recano principalmente per pregare, nei momenti di quiete si possono ascoltare le invocazioni lanciate a voce alta dai fedeli, e tutto l'insieme del santuario, snodandosi lungo la montagna, spinge a mettersi alla prova per riuscire a visitare anche i punti piu' nascosti. Insomma, un'esperienza che non mi lascia mai insoddisfatta.

Tra l'altro, se non vi manca la voglia di esplorare, sul lato interno della scalinata, piu' o meno a meta' della strada, si trova una freccia che indica la strada per una cascata: li c'e' un piccolo ambiente, con una sorta di rivolo d'acqua che sbocca all'interno e costringe il monaco in allenamento a sostare in meditazione, sopportando l'acqua che gli bagna la pelle. Se fate come me, e proseguite all'interno della foresta, troverete un punto in cui la cable car che sale verso la cima della montagna attraversa il paesaggio. Le vetture della cable car sono molto carine, e vederle dall'esterno e' un'esperienza interessante, specialmente quando scendono verso valle.




Se non lo avete capito, la visita a questo tempio e' piu' che consigliata: il paesaggio da favola, la spiritualita' evidente e la sensazione di poter fare un salto nel passato di questo paese sono caratteristiche che non si riesce a trovare facilmente tutte insieme.

Per finire, vi saluto con qualche altra foto che ho scattato durante la mia ultima visita.










domenica 1 gennaio 2017

Profitti e perdite

Quando studiavo ancora alle superiori non ero brava in matematica, e non brillavo nemmeno in nessuna delle discipline che caratterizzavano la ragioneria, il tipo di scuola superiore che avevo scelto.

Quindi, perchè studiavo li?
Scontavo l'inesperienza dei miei quattordici anni, che mi aveva portata a scegliere la scuola superiore in base a elementi secondari (come la presenza di più lingue straniere), e l'ottimismo che mi aveva portata a credere che, nonostante la matematica e le sue "terribili sorelle" avrei potuto riuscire in ogni caso.

Com'è andata a finire?
Ovviamente ci sono riuscita, e senza intoppi. Però per molte cose non era stato facile, e studiare certi argomenti è stato anche piuttosto noioso.

Il triennio della ragioneria prevedeva una dose massiccia di "ragioneria", per l'appunto. Qualcosa che per me poteva essere paragonato tranquillamente all'aramaico per livello di difficoltà, e che, forse, ha rappresentato lo scoglio più insuperabile nel mio percorso verso il diploma. (I tempi del greco e del latino erano ancora lontani!)

Ai miei tempi antiquati l'informatica non era ancora entrata nelle scuole tecniche, o cominciava a malapena ad affacciarsi. Una delle incombenze della ragioneria era la compilazione dei bilanci, rigorosamente a mano e in cui andavano inseriti (in base alle richieste dell'esercizio) un certo numero di voci attive e passive, i profitti e le perdite.

E per questo motivo ho deciso di utilizzare l'immagine del mio spauracchio per raccontarvi qualcosa dell'anno appena trascorso.

Quindi, vediamo di tirare le somme:

Cominciamo dai profitti
è stato un anno pieno di emozioni, un anno impegnato e per niente facile.
Un anno che è passato in fretta, nonostante tutto. Ha portato poche occasioni lavorative, ma anche delle conferme importanti. E con loro sono arrivate anche delle speranze per il futuro: non so se si trasformeranno in qualcosa di concreto ma il solo fatto che siano arrivate fino a me mi riempie di orgoglio.

Mio figlio cresce bene, e cresce in fretta. Ogni giorno è una continua scoperta, e ogni sera ci vede distrutti, forse crollati troppo in fretta, ma con la sensazione di aver assistito a qualcosa di irripetibile. La nostra ultima visita in Sardegna mi ha permesso di vedere un bambino contento, che si alza sorridendo la mattina, e che ama con tutto il cuore i suoi parenti lontani. E non avrei potuto sperare in niente di meglio.

In quest' anno, o meglio nella seconda parte di quest'anno, hanno cominciato a concretizzarsi eventi che si pensavano impossibili. Come, per esempio, arrivare a trovarsi ad un passo dalla patente, e perdipiù in un paese diverso dal tuo!
Se vi chiedete che tipo di automobilista potrò diventare, consolatevi perchè non so rispondere nemmeno io. Probabilmente sarò un'automobilista decisamente noiosa, e rispettosa delle regole (considerate che, nel primo anno da neopatentati, il Giappone permette veramente pochi sbagli), ma di sicuro sarò una persona felice, perchè potrò finalmente superare i limiti imposti dal luogo in cui abitiamo.

Continuiamo con le perdite
In un precedente capodanno giapponese  mi era capitato di scoprire che esiste una lista con gli anni "funesti" corrispondenti a ciascun segno zodiacale.

Bene, in quell'occasione avevo appreso per la prima volta che nei miei quarantatrè anni avrei dovuto affrontare un anno difficile... Informazione subito presa e messa da parte, ma chi volete che possa prendere sul serio cose del genere?

Poi e' arrivato l'anno del mio quarantatreesimo compleanno.
Continuavo a non pensare a quella notizia, ma a un certo punto mi è tornata in mente...

Che cosa è successo?

Come molte persone, ho perso qualcuno quest'anno. Non era un familiare, nemmeno una persona che conoscevo da sempre, ma una ragazza che avevo accompagnato in Inghilterra con le vacanze studio. Eravamo in contatto, e - come avviene anche con gli altri splendidi ragazzi che ho conosciuto grazie a questo lavoro - avevo la fortuna di vederla diventare grande.

Aveva una gran testa dura, e la determinazione giusta, e stava diventando un'adulta, ma purtroppo è rimasta vittima di un incidente stradale. E a me continua a non sembrare giusto che qualcuno sia dovuto morire a venticinque anni.

Sul piano dei rapporti interpersonali, ho cominciato - purtroppo- a scontare i frutti della mia buonafede.

Da dove comincio?
Da nessuna parte, visto che qualcuno mi ha detto che parlo troppo: ho sperimentato direttamente un livello di cattiveria da parte di alcune persone che vivono qui come me, che mi ha causato anche delle conseguenze fisiche fastidiose.

Però una cosa devo dirla: questo scontro inaspettato mi è stato utile.
Mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire che esiste gente per cui non vale la pena sprecarsi, e mi ha insegnato - alla mia veneranda età - che è meglio troncare subito un rapporto di conoscenza in cui manca empatia reciproca (cosa che, in questo caso, avrei dovuto fare molto prima).

Mi sono chiesta per mesi cosa fare. Ho continuato a scrivere per i blog con cui collaboro abitualmente, ma mi trovavo, in un certo senso, "bloccata" sul piano personale. Non mi andava di parlare di questa disavventura, e lo faccio con una certa fatica anche adesso, ma mi sono convinta che "buttare via" con l'anno che e' finito anche quelle esperienze che hanno contribuito a complicarlo sia il modo migliore di prepararsi a ricevere il nuovo anno che sta per iniziare.

Però non ho intenzione di "buttare via" anche il mio blog a fine anno. La mia intenzione è di continuare a raccontarvi un pò del mio Giappone, e - compatibilmente con le mie capacità informatiche (...) - dividere finalmente il blog in varie categorie, per ridistribuire al meglio gli argomenti che ho intenzione di trattare. Quindi, se volete, continuate a dare un'occhiata, ok?

Comincio il nuovo anno con tante speranze, come e' giusto che sia, e con la sicurezza di aver imparato qualcosa dalle mie disavventure. Comincio quest'anno con la gioia che mi danno le tante cose buone che si trovano nella mia vita, e con la convinzione che qualsiasi cosa brutta si puo' affrontare, e superare con pazienza e determinazione.

E, se non ve ne foste accorti, comincio il nuovo anno con un nuovo post per il mio blog!

Tanti auguri a tutti!! 明けましておめでとうございます。今年もよろしくお願いします!
(A presto per un'altra piccola parte della mia vita in questo paese)





martedì 27 dicembre 2016

Con tutto il cuore (i miei auguri di buone feste)

Premessa.

(Se vi state chiedendo che fine ho fatto, stiamo bene e stiamo per concludere un anno veramente complicato, ma ve ne parlerò meglio in seguito)

Ci troviamo in Sardegna per le feste, e stiamo cominciando a prepararci per il ritorno in Giappone. Non mancavamo dalla Sardegna da così tanto, e abbiamo avuto ben poco tempo per pensare a questo viaggio stavolta (a dirla tutta, ho preparato i bagagli il giorno prima della partenza).

E allora, che avrò mai da dire in questo preciso momento?
Quest'anno, per la prima volta , continuo a desiderare qualsiasi cosa che mi permetta di poter stare qui.
Il Natale, e qualsiasi altra ricorrenza, mi mette un pò di malinconia se mi trovo in Giappone.
Ci sono tante cose che "vorrei", o almeno vorrei cercare di riprodurre. Nella vita quotidiana manca la possibilità di dire semplicemente "stop", fermarsi e recuperare le forze in vista di nuovi impegni. E quindi mi capita di trovarmi a sospirare, pensando alla mia isoletta e alla vita tranquilla.

Qualche volta, per fortuna, capita di riuscire a passare le feste in Sardegna, e allora riesco a ricaricarmi.

Ma alla fine che cosa aveva di così speciale la mia vita da isolana? Com'era la mia vita in Sardegna?
Poco lavoro, poche speranze e pochi soldi, diciamocelo. Anche io avevo dovuto spostarmi altrove per lavorare. Pochi servizi, non dimentichiamolo! Ero riuscita a farmi insultare da un impiegato delle ferrovie venete, per le mie troppe domande sull'uso dei biglietti appena acquistati. Ma dove si è mai sentito di una persona adulta che non sa prendere un treno?



Però, in questa mia isola ho passato gli anni più importanti della mia vita: la scuola, gli amici veri, le piccole trasgressioni, i passi necessari a costruire il mio futuro, la mia laurea tanto desiderata, e il primo incontro con quello che sarebbe diventato mio marito.

Il destino mi ha portata altrove, mi ha fatto ricominciare da zero a trentacinque anni. Mi ha dato parecchi grattacapi e tante soddisfazioni, ma mi ha tolto qualcosa: il profumo del mare, le chiacchere di paese, e la possibilità di essere presente con amici e familiari. In certi casi è stata davvero dura ma sono sopravvissuta. Rimane il dispiacere per aver perso eventi importanti, e il timore di non riuscire ad esserci quando uno dei miei cari avrà bisogno di me.

A questo punto devo dirlo, lasciando da parte i sentimenti, stiamo per lasciare una situazione idilliaca con 16 gradi di temperatura e un'umidità intorno al 50%, per tornare dove regnano temperature massime molto basse e minime che, secondo le previsioni, scenderanno sotto zero proprio al nostro ritorno. Nooooo...

Però...

Ho una famiglia, una casa (da pulire) e una macchina da guidare che mi aspetta. Grazie a lei spero di migliorare tante cose che al momento mi mettono in difficoltà, e di riuscire a recuperare qualche momento libero durante la settimana.

Purtroppo il mare non si può mettere dentro ai bagagli, e quindi non posso far altro che portarlo nel cuore fino al nostro prossimo incontro.

La vita ti può portare ovunque, ma ci sono posti che non si possono dimenticare. E uno di questi è la mia cara isoletta, che sarà qui ad aspettarci quando torneremo ancora. Dicono che la nostalgia si attenua col passare degli anni, nel mio caso ancora non è successo.

Quindi grazie alla mia famiglia, ai parenti e ai cari amici che contribuiscono a farmi sentire a casa mia tutto l'anno. Grazie per i pacchi di generi di sostegno, per le chat su whatsapp in cui dividete la vita quotidiana anche con me, e per l'affetto che mi mostrate in ogni modo. Vi abbraccio con tutto il cuore, e aspetto con impazienza il nostro prossimo incontro.

Lascio casa, per andare a casa. Sembra un controsenso, ma questa sono io.



A presto!


venerdì 25 dicembre 2015

Il Natale alla giapponese

Quest'anno non siamo in Sardegna per le feste.
Capita, e non si tratta di un problema serio, anche perchè abbiamo passato delle bellissime vacanze estive al mare. Quindi non abbiamo perso nulla cambiando il periodo di viaggio.
Ma, ma... Questo ci espone a un tipo di esperienza a cui (io) avevo perso l'abitudine.
Certo, il viaggio in Sardegna aveva, e ha sempre come primo obiettivo quello di portare il nipote a nonni e zio. Ma vogliamo parlare della bellezza di passare il Natale respirando il clima di festa?
Calchiamo la mano, vogliamo parlare della bellezza di passare il Natale con gli amici e mangiando cose buonissime?
Meglio di no. Guardiamo l'altro lato della medaglia: passare le feste in Giappone permette di apprezzare il Capodanno, con la prima visita al tempio e la neve che, ultimamente, cade molto piu' spesso. Permette anche di apprezzare un pò di tempo in casa, tutti insieme (anche se magari si tratta solo di guardare la tv e giocare col più piccolo di casa). Possono sembrare piccolezze, ma se le si valuta in rapporto a un anno decisamente faticoso, e con pochi momenti di pausa, allora diventano momenti importanti.

E allora vediamo un pò come sta procedendo il nostro Natale in Giappone.
Come saprete, in questo paese i cattolici sono una ristretta minoranza. Questo porta alcune conseguenze:

- il Natale non è un giorno festivo, la vita prosegue normalmente e non si riposa.
In realtà questo è normale, anche in Italia non ci si ferma per le feste altrui. Ma se tu vuoi festeggiare come ti devi comportare?

Ci sono due possibilità: puoi tenere a casa il figlio, chiedere al marito di prendere un giorno libero e approfittare della stagionalità del tuo lavoro per festeggiare il Natale come merita. Parliamo del lato consumistico del discorso, per l'aspetto religioso occorre fare un discorso a parte.
Oppure puoi festeggiare il Natale in un altro momento, anticiparlo o posticiparlo (il nostro caso) in base agli impegni di tutti.
Quest'anno io farò così:la mia prima intenzione era quella di tenere tutti a casa e festeggiare il Natale nel giorno stabilito. Ma poi sono spuntati vari impegni e ho dovuto cambiare programma. E pazienza: parliamo del lato consumistico, dello scambio dei regali e del pranzo iper calorico di ordinanza. Il figlio è ancora piccolo, e si adatta, e il marito non ci bada più di tanto.

- Il pranzo delle feste.
Qui si tocca un tasto dolente. Ognuno di noi porta nel cuore le tradizioni della sua terra: io ho un'immagine del pranzo di Natale che comprende i gnocchetti alla campidanese, una porzione di carne arrosto, un pezzo di tratalia (http://digilander.libero.it/osini/immagini/immagini%20osini%20cucina/tratalia%20e%20corda/tratalia%20e%20corda%20immagini%20640/cottura%20tratalia%201.jpg) quando si mangiava a casa di un parente, e tanta frutta secca assortita, da consumare insieme a panettone e pandoro (perchè altrimenti non sembra Natale). Cosa posso fare qui in Giappone?
Per prima cosa ho acquistato un pollo da arrostire, cosa non semplice da fare e per cui mi è servito un aiuto da un amico qui in zona. Poi mi sono procurata qualcosa di italiano per gli antipasti, e della frutta secca, Avevo comprato il panettone ben due mesi fa, in un negozio di cibo importato, e pagando l'equivalente di circa dieci euro per una confezione da 500 grammi. Ho preferito evitare di acquistare anche il pandoro, per i costi troppo elevati, e mi sono impegnata per cercare di prepararlo di sola.
Ora devo solo mettermi all'opera! Come dicevo, il nostro Natale verrà posticipato al 26, e quindi avrò il tempo di cucinare tutto.

- Il Giappone non è un paese cattolico.
Beh, aspettarsi che si comporti come tale sarebbe una forzatura, chiaro. Ma se io volessi andare a messa?

Il tutto dipende molto da dove si abita. Io vivo in una zona di campagna. che ha lati positivi e lati negativi. Fra i lati negativi devo mettere al primo posto la mancanza di collegamenti... (una media di un bus all'ora che porta verso la stazione, da cui partono treni che ci collegano al resto del mondo civilizzato). Ma non basta: anche se si supera in qualche modo il problema dei trasporti, resta un particolare: la messa cattolica non si tiene quotidianamente, non si tiene nelle vicinanze, e si celebra in giapponese (la messa in italiano si tiene due volte all'anno, ma a grande distanza da casa nostra).
Allora, quando si entra nella dinamica della vita quotidiana giapponese, con giornate piene e pochissimo tempo per noi stessi, come si fa a trovare il momento, in un giorno feriale, per prendere un treno e andare a messa? Io per ora non ci sono riuscita... Non ho ancora abbandonato le speranze per il futuro.

- Le vacanze invernali sono poche.

Noi siamo abituati ad un altro concetto di vacanza: mancanza di impegni, possibilità di dormire fino a tardi, tempo. Qui in Giappone il lavoratore ottiene pochissimi giorni liberi: orientativamente parliamo del periodo che va dal 28 dicembre al 4 gennaio. In questo periodo ovviamente si dorme un pò di più, ma il resto del tempo viene dedicato a sbrigare tutta una serie di incombenze, sia familiari (come in Italia, si incontrano i parenti che vengono a trovarci) che legate alla vita quotidiana (noi abbiamo ancora delle cose da sistemare che aspettano dall'estate).

Però ci sono anche dei lati positivi: per esempio, la neve cade molto frequentemente tra la fine di dicembre e i primi di gennaio, e non posso immaginare un bianco Natale (o meglio, un bianco Capodanno) migliore di quello che si può provare in Giappone.
Volete un altro lato positivo?
Va bene, eccolo qui: tra poco si riparte, i nonni reclamano il nipotino e io ho bisogno di respirare aria di mare. E questa sicurezza spazza via qualsiasi contrarietà legata al passare il Natale in un paese che non lo festeggia.

Buone feste a tutti, da Daniela e dalla campagna della prefettura di Nara. Un augurio di cuore a tutti gli amici lettori, e a tutti quelli che mi hanno dato una mano durante questo anno complicato.  Auguri!!!

mercoledì 11 novembre 2015

Polpettone con carne di pollo.


Da quando abito in Giappone ho dovuto cambiare molte mie abitudini, e abituarmi a cose che non conoscevo. Una piacevole scoperta e' stata quella della carne macinata di pollo.
All'inizio non la usavo molto, ero legata all'immagine delle polpette con zenzero che si cuociono con nabe (il bollito alla giapponese). Non male, ma difficilmente spendibili in altri contesti.
Poi ho cominciato a sperimentare.

Una delle cose che mi viene meglio e' il polpettone. La preparazione non cambia, rispetto alla versione classica con carne di maiale, ma differisce nel risultato finale: il polpettone di pollo e' leggero e saporito, io lo preparo quando voglio evitare di appesantire inutilmente le nostre cene. 



Ecco come procedo.

Ingredienti (per due persone):

Impasto
- 200 gr di carne macinata di pollo
- un tuorlo d'uovo
- sale
- pangrattato

Farcitura
- una o due fette di prosciutto crudo
- formaggio a fette (io uso provola, ma vanno bene anche delle sottilette saporite)
- spinaci a piacere

Procedimento
Dispongo l'impasto, della consistenza giusta (*attenzione, se e' troppo molle non si cuocera' in modo corretto), su un foglio di carta cucina, lo appiattisco e distribuisco il ripieno: gli spinaci lessati e sbriciolati, il formaggio e il prosciutto. Poi arrotolo il mio polpettone, chiudo le aperture e infarino prima di mettere sul fuoco. In questo modo il polpettone restera' chiuso fino alla cottura (se doveste avere problemi potete cuocerlo all'interno di un foglio di carta cucina per ottenere lo stesso effetto).

Prima mi limitavo semplicemente a chiudere il polpettone, ma da quando ho cominciato a arrotolarlo i risultati sono migliorati parecchio. Se non lo avete mai fatto, vi consiglio di provare: vedrete, vi conquistera'. 

lunedì 26 ottobre 2015

ただいま!

Per motivi che non so spiegare, non sono riuscita ad accedere al pannello di controllo del mio blog per mesi!
Confesso, ci avevo rinunciato, e aspettavo ispirazione e tempo libero, per trasferire tutto su una nuova piattaforma.
Ma oggi sono riuscita a accedere di nuovo!

Che sara' successo? Non ne ho idea, ma una cosa e' certa: sono tornata!!
A presto per un nuovo post.

lunedì 2 dicembre 2013

Tipi di treno e tipi da treno

Che cos'e' il treno?
Per un italiano e' un oggetto misterioso (a seconda della provenienza geografica si rischia di non riuscire a stabilire nessun tipo di contatto), che, quando non si e' molto fortunati, rischia di essere sporco, scomodo e in ritardo.
Che cos'e' un treno per un giapponese?
Un mezzo di trasporto come un altro, che molto spesso sostituisce completamente l'automobile, e per cui lavorano persone cosi' solerti da scusarsi non appena il treno accumula un minuto di ritardo!
Insomma, una bella scoperta per quando si arriva in Giappone, per turismo o per altro, e si viene in contatto con questo mondo meraviglioso.
Pochi giorni fa mi e' capitato di utilizzare delle mie foto per un altro post, sul blog di italiani in Giappone a cui partecipo (http://burogu00.wordpress.com/2013/11/18/instagram-alla-giapponese-prima-parte/ e http://burogu00.wordpress.com/2013/11/27/instagram-alla-giapponese-seconda-parte/) ed ho pensato di usare delle mie foto, scattate in questi ultimi cinque anni di Giappone, per farvi vedere il mondo delle ferrovie giapponesi coi miei occhi.

Treno?



Per spostarsi, da casa nostra, si utilizzano i treni di una compagnia ferroviaria locale, la Kintetsu (近鉄), abbreviazione di "Kinki Nippon Tetsudou"(近畿日本鉄道). Sono spaziosi, i sedili nelle carrozze possono essere orientati in modo diverso, e sono sempre climatizzati, sia in inverno che in estate. Ma specialmente, le carrozze vengono spesso usate come "manifesti pubblicitari" per la zona, o per degli eventi che riguardano il Kansai. Insomma, mentre si aspetta in stazione non mancano mai le cose da vedere.
Abbiamo poi una funivia, gestita sempre dalla stessa compagnia ferroviaria, che porta residenti a turisti in cima ad una montagna in cui si trovano sia un tempio molto famoso nella zona (Ouzanji - 王山時) che un parco di divertimenti. E qui sotto potete vedere una delle carrozze della funivia di cui vi ho parlato: niente male, vero?

Sul treno con stile!


I giapponesi sono molto attenti ai dettagli, specialmente quando si tratta dei capi da indossare durante gli orari di lavoro. Ma perche' non aggiungerci quel certo non-so-che che fa la differenza? Ecco qui l'interpretazione di un salary man che prende il treno alla mia stessa stazione, che ve ne pare? In un incontro successivo ho notato che studia pure l'italiano per conto suo, diciamo che questo dettaglio me lo ha fatto diventare simpatico!
Attenzione, pero', a non dimenticare qualcosa, sia per la fretta, che per la speranza di non essere notati...
Non dimentichiamo quelle che, a mio parere, sono le persone da ammirare maggiormente: le signore di tutte le eta', piu' o meno giovani, che indossano il kimono e mantengono viva la tradizione di questo paese: incontrarne qualcuna sul treno mi riempie sempre di ammirazione.


Infine, anche se riconosco la liberta' individuale di vestirsi come si vuole, sui treni si incontrano anche degli esempi difficilmente decifrabili, come il ragazzo qui sotto... Voi che ne dite? 





Fuori concorso

Il treno e' qualcosa di cosi' comune in Giappone, da essere utilizzato in ogni caso, anche per le piccole necessita' come gli acquisti quotidiani. Ed e' qualcosa di cosi' familiare per i giapponesi, da riuscire a mettere a proprio agio un po' tutti, anche le compassate signore che normalmente cercherebbero di mantenere un certo contegno in qualsiasi situazione. Ecco qui due amiche, che scherzano sul treno del ritorno a casa, non sono carine? 


E mentre il treno va i pensieri corrono veloci,  e noi ci prepariamoa scendere alla nostra stazione per tornare, come se nulla fosse, alla vita quotidiana. Ma sempre attenti a non dimenticare sul treno qualcosa di importante, mi raccomando!!


lunedì 14 ottobre 2013

Una recensione, anzi due!




C'e' un'attrice giapponese che mi e' molto simpatica, il suo nome e' Ayase Haruka. La seguo con piacere quando partecipa a qualche drama televisivo perche' riesce, in ogni caso, a portare una ventata d'aria fresca in ogni situazione (anche la piu' improbabile). Confesso, guardo la televisione, in particolare i drama giapponesi (che ho sempre apprezzato). Inoltre, per aumentare le tentazioni, la recente apertura di un videonoleggio nei dintorni mi ha permesso di recuperare parte di quel tempo che per ora non posso dedicare alla visione dei film al cinema.

Del resto, con una tariffa settimanale di 50 yen a dvd (0.37 centesimi di euro) come potevo far finta di niente?
E allora mi sono buttata nella mischia, e la mia prima scelta e' caduta su due film in cui recita questa attrice giapponese. E ora ve ne parlero', se volete.

ひみつのアッコちゃん (Il segreto di Akko chan)

Il primo film riprende una nota serie animata, che ha tenuto compagnia alle ragazzine per anni, sia in Giappone che in Italia. Alzi la mano chi non ha mai sperato di poter usare il suo specchietto per cambiare qualcosa: io confesso di aver acquistato il mio primo specchietto da borsetta a causa di quella serie animata, ahah!
Akko, una comune ragazzina giapponese, riceve in dono uno specchio magico, al posto del suo che e' andato perduto: pronunciando determinate parole puo' cambiare il suo corpo, diventare grande e trasformarsi in cio' che desidera. E lei sceglie di crescere, diventare adulta, fino a trovare lavoro in una grossa ditta.
Insomma, tutto perfetto, ma c'e' un unico problema: non puo' rivelare il suo segreto, se non vuole che lo specchio perda immediatamente tutto il suo potere.
La nostra Akko, con le sembianze di un'adulta, trova addirittura lavoro in una nota ditta e fa amicizia coi suoi colleghi, fino a quando un problema la costringera' a chiedere aiuto al suo specchietto e... 

Il resto e' facile da immaginare, ma se avete modo di vederlo lo consiglio a tutti!


ホタルノヒカリ (La luce delle lucciole)
[*NB: si tratta di un gioco di parole che riguarda il nome della protagonista - Hotaru - che in giapponese significa anche lucciola]

Questo film riprende la storia di un noto drama tv: Hotaru e' innamorata del suo superiore sul posto di lavoro, e lui la ricambia. Sembrerebbe una situazione semplicissima, ma in realta'... (se siete curiosi vi consiglio di cercare il drama online)
I due fidanzati progettano una vacanza all'estero, e Hotaru e' molto preoccupata... Come potete vedere dalla locandina c'e' un matrimonio in programma, ma non vi dico altro: guardatelo, e divertitevi perche' la storia di Hotaru e del suo "bucho" sa essere fresca e mai noiosa. Insomma, e' tempo speso bene!

In questo periodo sono alquanto impegnata, e il mio piccolino richiede parecchia attenzione, ma se avrete un po' di pazienza ho ancora parecchie cose da raccontarvi! 

venerdì 17 maggio 2013

Scegliere un cellulare in Giappone

Che fare in un tiepido pomeriggio che pare quasi estivo?
http://tinypic.com/view.php?pic=2nbzfqb&s=7
Ci pensi bene e decidi di fare una passeggiata: il tempo e' invitante, il venticello pure, e camminare vicino al fiume che scorre dalle tue parti fa sempre piacere.
Ora, tornando coi piedi per terra, faccio questa passeggiata col bambino, dieci mesi per circa 10 chili, nel marsupio (perche' spero che dorma) e con uno scopo ben preciso:
il cellulare e' ormai giunto alla scadenza naturale del contratto (due anni), e anche se non me ne vorrei separare sta cominciando a dare segni di usura... L'idea che possa lasciarmi al palo, e l'ennesima promozione che permette di ottenere uno sconto di 10.000 yen mi ha fatto finalmente decidere per il cambio.
Aggiungiamo anche un altro aspetto da non sottovalutare: oggi ho ricevuto uno smartphone della Sony che mio fratello ha acquistato per me in Italia, e quindi lo porto con me per chiedere se posso usarlo con la sim card della mia compagnia ed evitare l'acquisto di un nuovo apparecchio!!
Arrivati al negozio chiedo subito notizie per il cellulare che ho ricevuto in regalo: il commesso e' titubante, mi dice che non sa se si puo' usare la scheda sim su un telefono diverso da quello con cui e' stata venduta... Ma mi mette addosso una gran curiosita', e - approfittando del momento, visto che il figlio sembra conquistato dai giocattoli che ha trovato nel negozio - smonto il cellulare giapponese e inserisco la scheda sim in quello italiano...
Funziona, funziona!! Problema risolto: continuo a usare la mia sim giapponese col bellissimo cellulare che mi hanno regalato!
E invece no...
In Giappone le compagnie di telefonia cellulare offrono cellulare e scheda sim: non e' possibile acquistare esclusivamente la sim e nemmeno utilizzare un cellulare che non rientra fra quelli "in dotazione" alla tua compagnia telefonica. In compenso si puo' continuare a usare il cellulare scelto anche dopo la scadenza del contratto, che si intende rinnovato automaticamente se non si da' la disdetta.


Nel mio caso specifico, lo smartphone della Sony non e' incluso fra quelli offerti dalla compagnia telefonica, e anche se posso usarlo il commesso (dopo aver controllato anche online) mi dice che non esistono tariffari specifici e c'e' un grosso rischio di vedersi addebitare cifre spropositate perche' il sistema non riconosce il cellulare.
E allora niente di fatto: l'unica soluzione e' rinnovare il contratto, approfittando della promozione del mese e scegliendo un nuovo telefonino.
Il resto della procedura si sviluppa molto velocemente: sono una loro cliente, e quindi tutti i miei dati si trovano sul loro terminale. Scelgo il telefono, chiedo qualche notizia sulle opzioni e sul piano piu' conveniente, e in breve tempo esco dal negozio col mio cellulare nuovo e una busta di regali!!

[Se voi pensate di venire ad abitare in Giappone permettetemi di aggiungere qualche piccola informazione:
- e' possibile acquistare un prepagato, con quasi tutte le compagnie, ma alla fine (se la permanenza e' a lungo termine) i costi non sono poi molto diversi! La ricarica del prepagato va comunque utilizzata entro tre mesi e - eccetto le email - le telefonate hanno costi elevati e quindi ci si trova a consumare il credito senza rendersi conto.
- prima di scegliere un cellulare giapponese con contratto e' sempre meglio parlarne con chi ne ha gia' uno, in modo da poter valutare i costi reali dell'apparecchio e del piano telefonico.
- i cellulari giapponesi vengono ceduti in comodato d'uso: il costo dell'apparecchio viene rateizzato in 24 mensilita' e addebitato in bolletta. E' possibile acquistarlo direttamente (io ho fatto cosi' per il mio primo cellulare) risparmiando qualcosa.
- e' preferibile avere un conto corrente giapponese per l'addebito delle bollette: in molti casi i negozi rifiutano l'addebito su carta di credito (questa e' una novita' piuttosto recente).]

Bambino addormentato nel marsupio, e cellulare nuovo in borsa: la mia giornata si e' conclusa in maniera proficua! Quale cellulare ho scelto? Alla fine ho optato per un altro smartphone, ora la domanda e' "riusciro' a capire come si usa?".Da domani in poi comincero' a preoccuparmi per i costi, haha!!

martedì 19 marzo 2013

Arrivano, arrivano! (finalmente)

Come potete vedere dalle foto, finalmente sono arrivati! Che cosa?!?
I primi ciliegi in fiore, ovviamente! 
L'anno scorso la fioritura e' cominciata con parecchio ritardo, ai primi di aprile, ma quest'anno sembra proprio che l'attesa sara' molto breve. 
Come mai sono tanto entusiasta? 

Semplice: in Giappone l'inverno e' decisamente rigido, o almeno risulta tale per chi non e' abituato a temperature molto basse e forte umidita' continua... 
Per questo motivo, l'arrivo dei primi ciliegi in fiore ha sempre rappresentato, per me, il segnale che indica la fine del freddo e l'arrivo della bella stagione.
Ovviamente, apprezzo anche l'hanami (花見), ovvero il pic-nic sotto gli alberi fioriti (detto in maniera piuttosto semplicistica), ma mi godo quella settimana, o quelle due settimane in cui tutti i ciliegi della zona fioriscono riempiendo l'aria di un buon profumo!!
Quest'anno, pero', noi siamo in partenza: un nonno impaziente aspetta di conoscere il suo primo nipotino e non possiamo certo deludere le sue aspettative, non vi pare?
Quindi, che vi devo dire?!? 
Mando un caloroso benvenuto ai ciliegi in fiore, e incrocio le dita sperando di vederne ancora qualcuno al nostro ritorno in Giappone!! Se non succedera' non ne faremo certo un dramma: l'anno prossimo un piccolo italo/giapponese si divertira' molto di piu' sotto un mare di petali rosa. 
E voi, se potete, venite in Giappone in questo periodo: il mio primo viaggio e' stato proprio alla fine di marzo (dell'anno 2002... aiuto, quanto tempo e' passato!!) e non me ne sono certo pentita!








lunedì 11 marzo 2013

Due anni fa, in un giorno come tanti...


Due anni fa...

Sono passati gia' due anni da quel giorno di marzo.
Era cominciato come un giorno qualsiasi, molti impegni al lavoro e poco tempo per mangiare (ma per fortuna il dolce era assicurato da una ciambella del Misdo vicino alla scuola!).
Io insegno italiano, come tanti miei compatrioti qui in Giappone, e anche quel giorno mi trovavo al lavoro a Nara. Insegnare italiano mi piace un sacco: quando sono arrivata qui, con la mia esperienza scolastica alle spalle, ho capito che avrei dovuto ricominciare tutto da capo e, piano piano, ho costruito un mio stile, che comunque adatto alle necessita' degli studenti che mi trovo davanti.
L'11 marzo del 2011 cadeva di venerdì, e dopo una prima ora di lezione terminata poco dopo l'ora di pranzo, consumavo velocemente il mio bento, pensando a cio' che dovevo ancora preparare per la lezione successiva.

E qui la prima stranezza: i muri della mia stanzetta (chiamarla classe mi pare un'esagerazione, considerate le dimensioni minime) si agitavano furiosamente, e il mobiletto che ospita i raccoglitori coi fogli di presenza da far firmare agli studenti faceva sentire la sua voce!
“Un altro di quei terremoti da pochi secondi..” caratteristici della zona: da queste parti le scosse durano pochissimo, difficilmente superano il minuto. E quindi meglio continuare con la preparazione per la prossima lezione, e specialmente meglio finire il mio pranzo!!
E invece i muri continuavano ad agitarsi!! Ho chiesto consiglio al mio collega inglese, l'unico presente in quel momento, e visto che non riuscivamo a decidere che fare abbiamo chiesto alla sua studentessa cosa preferiva fare.
La signora, per niente intimorita, voleva continuare la lezione, e allora dopo averli lasciati, visto che la scossa era ormai terminata sono uscita a controllare che la porta della scala di emergenza fosse aperta (la titolare la tiene chiusa, per evitare ingressi inopportuni quando nessun insegnante e' a scuola).
Nel mentre era arrivata la mia studentessa, una simpatica universitaria prossima alla laurea, totalmente ignara di quanto era appena successo (“del resto, camminando per strada i terremoti non si sentono”, mi aveva spiegato notando il mio stupore). Anche lo studente del mio collega era arrivato, e grazie al suo cellulare con collegamento tv abbiamo capito che stava succedendo.
Nel Kanto si era appena verificato un terremoto, cosi' forte da essere percepito a grande distanza. E nel mentre una seconda scossa ci confermava che non si trattava di un falso allarme.

Solo in serata, a partire dal ritorno in treno, i messaggi che intasavano la memoria del mio cellulare italiano, mi avevano spaventata!
“Perche' queste persone mi stanno dicendo queste cose?”
Sono scettici quando dico loro che stiamo bene?”
“Che cosa sara' successo nel Kanto?”

Quella sera, quando io e mio marito abbiamo guardato la televisione (trasmetteva le immagini dello tsunami che portava via con lui la vita quotidiana di tante cittadine costiere), ho capito che era appena successo qualcosa che avrebbe cambiato le nostre vite in ogni caso. E ho sentito le gambe che mi tremavano...

(http://static.onemansblog.com/wp-content/uploads/2011/03/Japan-Tsunami-2011.jpg)

giovedì 21 febbraio 2013

Il dentista in Giappone - un elogio sincero.

Le medicine ricevute dopo l'estrazione di mezzo molare: notare il colluttorio da 500 ml!
Quando sono arrivata in Giappone nel 2008, oltre a quella di familiari e amici ho avvertito un'altra grave mancanza: quella del mio dentista abituale!! 
Molto bravo e paziente, conosciuto ai tempi in cui andavo alle superiori (galeotto fu il morso alla rosetta che mi fece capire che era arrivato il momento di controllare i denti!). Considerata la mia paura innata del dentista, cambiare mi preoccupava parecchio.
Quindi non ho osato avvicinarmi a un dentista per anni, da quando mi sono trasferita un Giappone... Ma anche stavolta, come ai tempi delle superiori, ad un certo punto ho scoperto che avrei dovuto andarci comunque!
Ero stata messa in guardia: studi medici antiquati, poca igiene nella disinfezione degli strumenti e cosi' via, quindi non sapevo da dove cominciare. E allora, dopo aver deciso di procedere per tentativi, ho trovato il mio dentista in Giappone al primo colpo!!

Lo studio, nuovissimo, si trova vicino al mio posto di lavoro. Lo staff ha la sua bella uniforme e il medico e' bravo e spiritoso (sta sempre ridendo)!! Ogni lettino ha un monitor da cui il paziente puo' seguire la spiegazione del medico, e dire la sua. E - se non bastasse - quando stanno per fare male si scusano in anticipo!
Questa volta, tutto e' cominciato da una piccolissima carie: si trovava in una brutta posizione (visibile) e ho deciso di andare a farla curare. Poi, visto che in una sola seduta riuscivano a curarmi ben due denti alla volta (una rarita' in Giappone, dove il dentista ha dei tempi biblici mica male!) allora ho continuato, pensando di sistemare un bel po' di questioni in sospeso prima di un nuovo viaggio in Sardegna. E quando pensavo di aver finito... ecco qui la (brutta) sorpresa! Un molare in buone condizioni ma dolorante, con una radice cariata (su tre)!!
Che fare?!? 
L'impianto era comunque impossibile, sia per ragioni economiche che pratiche, per cui non e' rimasta che la ricostruzione del dente partendo dalla base sana (e - ovviamente - l'estrazione della radice cariata).
Dopo aver risposto ai miei dubbi di natura economica (la classica domanda "Quanto mi verra' a costare tutto cio'?") sabato scorso abbiamo cominciato le grandi manovre con l'estrazione della radice.
Tutto perfetto!! In un'ora il medico e' riuscito a estrarre la radice, e - cosa piu' importante - non ho sentito proprio nulla!!! Quello che rimane da fare, ovvero la ricostruzione del dente, mi portera' via un'altro paio di sedute, ma nel complesso il tutto non costera' piu' di un centinaio di euro!
In Giappone l'assicurazione sanitaria copre il 70% delle spese, quindi usufruire di una prestazione specialistica non e' mai troppo costoso!
Purtroppo i costi sono proibitivi se non si e' residenti, ma lasciatemelo dire: viva il dentista giapponese!! Se lo si cerca con pazienza (non e' sempre possibile trovare il dentista migliore al primo colpo) non ti deludera' mai. 

mercoledì 13 febbraio 2013

Il gusto della scoperta.

In questo periodo, per varie ragioni, mi capita spesso di passare al supermercato. Anche per una semplice passeggiata col bambino, mi aggiro tra gli scaffali alla ricerca di qualcosa che non ho ancora provato.
E oggi sono tornata a casa con queste due buste... Penso sia facile capire che cosa contengano, ma prima e' necessaria una premessa.
In Giappone cucinano la pasta. E anche se i vari formati sono, a volte, difficili da reperire, la pasta  e' diventata una presenza costante nella vita dei giapponesi.
Il sugo di carne e', comunque, facile da trovare e devo dire che i giapponesi fanno del loro meglio per integrare la pasta nella loro dieta quotidiana. Tuttavia quando non si vive in Italia le aspettative per quanto riguarda il cibo "all'italiana" vanno ridimensionate per forza, almeno io la penso cosi'.
Ecco perche', qualche volta, acquisto dei condimenti per la pasta che decisamente hanno ben poco di italiano!!

Nella foto in alto, da sinistra a destra, potete vedere il condimento al tarako (たらこ) - uova di merluzzo - e il condimento alla crema di formaggio e avocado (アボカドチーズクリーム).
Com'erano?!?....

BUONI!
Li ho provati sia con la pasta lunga che con la pasta corta e sono pienamente soddisfatta.
Ho pensato di dividere la mia scoperta con voi: chiaramente qui in Giappone non ci si puo' aspettare di mangiare come in Italia, quindi il mio consiglio e' di provare senza pensarci due volte.
Per prima cosa dovete partire dall'idea che ogni occasione di assaggiare qualcosa di particolare qui in Giappone potrebbe non ripresentarsi una seconda volta. Se proprio non vi piacera' avrete comunque qualcosa da raccontare al vostro ritorno!!
Infine, per salutarvi nel modo migliore, che ne dite di un biscotto alle verdure?

mercoledì 16 gennaio 2013

Aspettando la neve...

Il ferroviere che spazza via la neve dalla banchina, Ricorda un po' Don Chisciotte contro i mulini a vento!
Qualche settimana fa la neve e' caduta su Tokyo e zone limitrofe, creando qualche problema logistico. Qui da noi, invece, nonostante il freddo, la neve ancora non si e' vista...Nevica, quello si', e si gela! Ma la neve non resiste e si scioglie subito!
So bene che la neve provoca parecchi disagi, ed un inverno in cui non cade e' sicuramente meno pesante. Ma io amo la neve!! 

Non essendoci abituata, la neve mi entusiasma. E per questo motivo vi posto qualche foto della grande nevicata a cui ho potuto assistere due anni fa (nel febbraio 2011), salutando gli ultimi momenti di questo freddo inverno e sperando in una bella nevicata in futuro. 
La strada che porta verso un tempio buddista della zona.




Mr Donut's sotto la neve! Ma per una ciambella si fa questo ed altro!