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sabato 1 settembre 2018

La misura del tempo in Giappone (seconda parte)

Eccomi di nuovo a voi, ormai siamo tornati in Giappone e stiamo ricominciando con la solita routine.

Come vi dicevo, con il mese di marzo sono arrivate due nuove incombenze: un incarico nel comitato dei genitori dell'asilo, e una nuova lezione di italiano a Osaka.

sabato 24 febbraio 2018

Strani lavori giapponesi


In questo ultimo periodo mi sono ritrovata, più volte, a ricoprire ruoli di lavoro un po' “particolari” qui in Giappone. Non mi sarei mai aspettata di poter fare cose tanto diverse! Intendiamoci, sto parlando di lavori temporanei, e con una buona paga, e sempre disciplinati da un contratto e da regole.

E, sperando di aver destato la vostra curiosità, ora vi racconterò di che si tratta.

Cominciamo dal mese di settembre 2017.
Certo, è un bel passo indietro, ma ne vale la pena.

Quando stavamo terminando il nostro periodo di vacanza in Sardegna, una mia amica mi aveva scritto. C'era bisogno di una persona che partecipasse ad una ricerca di mercato... Una nuova ditta di Osaka aveva cominciato a mettersi in luce online, proponevano alcune posizioni lavorative, ma anche la partecipazione a delle ricerche di mercato.

Prima della partenza per le vacanze estive avevo cercato, senza successo, di farmi includere nel gruppo dei fortunati assaggiatori di snacks (per una ditta che cercava dei pareri prima del lancio di nuovi prodotti), e avevo fatto domanda anche per una seconda ricerca di mercato. Nessuna delle due era andata a buon fine, quindi avevo un po' perso interesse... Ma poi era arrivato quel messaggio, e mi ero detta che valeva la pena fare un altro tentativo.

E così, anche se non lo sapevo ancora, stavo cominciando il mio viaggio alla scoperta dei lavori più particolari che offre il Giappone.

La prima ricerca di mercato riguardava gli epilatori, quei simpatici elettrodomestici, croce e delizia delle donne di tutto il mondo. E dirò di più, la ricerca di mercato riguardava una delle maggiori compagnie produttrici di elettrodomestici del mercato giapponese. E quindi, imbarazzo iniziale a parte, era andato tutto bene e mi ero pure divertita.

Dopo questa prima ricerca di mercato dovevo comunque tornare al mio lavoro di tutti i giorni, quindi non cercavo di approfondire queste esperienze. E invece mi sono subito ritrovata in mezzo a una nuova ricerca di mercato, seppure di natura completamente diversa!

Una sera, accendendo il pc, avevo trovato un avviso per la ricerca di un mistery shopper proprio a Osaka!! Un mistery shopper è un personaggio che finge di acquistare un prodotto (o magari lo acquista davvero) per valutare una serie di caratteristiche che riguardano il negozio e il suo personale. Insomma, una spia, anche se per una buona causa.

L'incarico riguardava due marchi di lusso, che vendono prodotti di pregio (quindi parliamo di un target ben lontano dalla mia vita quotidiana), due negozi in ciascuna parte della città, da visitare due volte nello stesso giorno per un totale di otto visite: avrei dovuto far finta di essere alla ricerca di un regalo per un familiare, o per un collega di lavoro, fare domande ma non perfezionare l'acquisto. Non avevo un'idea ben chiara per quanto riguarda l'esecuzione, ma riflettendoci su avevo scelto l'opzione del regalo per un familiare, che mi permetteva un più ampio margine di manovra.

E così avevo passato una domenica di ottobre, tra un tifone appena passato e un nuovo tifone in arrivo, chiedendo informazioni su borse di pelle, portafogli, e gioielli in oro che costavano quanto un biglietto per tornare in Italia. Contavo su un cambio di turno del personale, per poter ripetere le mie richieste ed evitare situazioni imbarazzanti, ma purtroppo ho scoperto che in una delle due catene di negozi il personale non cambiava turno!! Ero in una situazione molto imbarazzante, con quale faccia tosta sarei potuta tornare nello stesso negozio dopo la pausa pranzo? Non potevo certo cambiare versione, ed avevo già utilizzato il pretesto del regalo per un familiare... Per fortuna una intuizione mi aveva permesso di risultare abbastanza credibile anche durante la mia seconda visita: per puro interesse personale avevo domandato informazioni soltanto sui gioielli in oro bianco, e allora la mia seconda visita si poteva giustificare al meglio con la curiosità relativa agli stessi modelli in oro “giallo”.

Questo, per quanto riguarda la mia seconda esperienza con i lavori non canonici in Giappone. Ma il tutto non si era concluso qui!
Poi era arrivata la partecipazione, ben pagata, alla preparazione di un software per la sicurezza autostradale, con una serie di mini test in cui il computer doveva registrare le mie reazioni (insieme a quelle di tutti gli altri partecipanti). E con questo pensavo di aver già visto abbastanza.

Ma il mese scorso mi è arrivata una nuova opportunità. A dirla tutta, speravo di venir scelta per un test su un asciugacapelli, ma invece gli epilatori sono tornati a fare capolino nella mia vita. Confesso che, oltre alla solita curiosità in questo caso esisteva un po' di timore, perchè il test avrebbe riguardato delle zone piuttosto sensibili...

Se vi state chiedendo come è andata a finire, scrivo a due settimane dalla fine di questo mio ultimo test. Non ci sono stati momenti di disperazione (magari qualche pensiero non esattamente educato, che sono stata in grado di tenere per me), e nemmeno dolorose conseguenze. Insomma, un nuovo lavoro pagato, una nuova esperienza che difficilmente potrò inserire in un currriculum ma che di sicuro dimostra quante opportunità insperate possa offrire questo paese.

Per ora sono in pausa, non sto cercando nuovi lavori part time e mi sto preparando per il mese di aprile, quando tornerò a lavorare per il mio corso di italiano. Ma se si dovesse presentare qualche nuova opportunità curiosa, cercherò sicuramente di coglierla al volo.

E voi che mi dite, avete mai fatto qualche tipo di lavoro “particolare”?

martedì 4 aprile 2017

IL quarantanovesimo giorno. Il tempo per salutare i propri cari

Domenica scorsa abbiamo accompagnato i resti di mio suocero fino alla sua tomba.
Se vi state chiedendo come mai li avevamo in casa con noi, si tratta di una questione religiosa che riguarda il buddismo. Dopo il funerale, i giapponesi credono che lo spirito del defunto rimanga vicino ai suoi resti, e allora utilizzano questo periodo di tempo (non so dirvi le ragioni che hanno portato alla scelta di questo numero) per "preparare" lo spirito del defunto al nuovo percorso che lo attende.

venerdì 10 febbraio 2017

Papa' Gambalunga

Si dice che i parenti non si possono scegliere.
Quando si entra in questa vita si prende quello che ci e' stato assegnato.
E lo stesso vale per i parenti acquisiti: quando ci si innamora di qualcuno ci si prende in carico anche i suoi familiari.

Certo, esistono le eccezioni, quei casi in cui il soggetto del nostro amore ha tagliato i ponti con la famiglia, o qualsiasi altra ragione. I suoceri, non si scelgono, arrivano insieme a tutto il pacchetto e sta a noi decidere come gestirli.

Che cosa e' capitato a me?

domenica 29 gennaio 2017

Andar per templi - Houzanji (宝山寺)

Se qualcuno non se ne fosse ancora accorto, a me piace andare a visitare i templi della zona. Ho una predilezione per quelli che riescono a trasmettere qualcosa, ed ho pensato di portarvi a vedere alcuni dei miei preferiti.

Nella prefettura di Nara la spiritualita' e' molto sentita, ma i templi in cui e' possibile sentire pregare i fedeli a voce alta sono rari.

Houzanji, a Ikoma, e' uno di questi.
Nato, in principio, come area di preparazione per i monaci buddisti, venne costruito sopra il monte Ikoma anche per far cessare le varie dispute sull'area da parte dei vari signorotti locali.

L'area di training venne aperta nel 655 d.C. mentre il santuario vero e proprio soltanto nel 1678.
Il tempio divenne molto popolare durante il periodo Edo, e anche nelle fasi successive accolse la devozione di alcuni fra i personaggi piu' importanti della storia del Giappone.

La costruzione della prima cable car, nel 1918, ha permesso di garantire un servizio che continua ancora oggi, e conta - ai giorni nostri - un numero di passeggeri pari a tre milioni di individui all'anno.

Una piccola curiosita' e' data dalla religione animista degli immigrati coreani di seconda generazione: uno dei loro luoghi di culto e' localizzato sullo stesso monte Ikoma,

E ora, se siete pronti, vi porto a visitare Houzanji,
Approfitteremo dei giorni di festa per il capodanno, quindi non spaventatevi per la folla.

Per prima cosa, saliamo sulla cable car.
Sono presenti diverse vetture, ma quelle piu' popolari hanno la sagoma di un cane e un gatto, che sono diventati le mascottes di questa linea ferroviaria,

Saliamo sul vagone e godiamoci la breve salita (sei minuti in tutto), che porta fino alla stazione di Houzanji, Volendo si puo' continuare fino alla cima della montagna cambiando vettura, per raggiungere il parco dei divertimenti di Ikoma (in realta' piuttosto datato), ma oggi i nostri programmi si svolgeranno diversamente.

Usciamo dalla stazione, e dopo qualche passo giriamo a destra: davanti a noi si apre una serie di scalinate che sembra infinita. Alcune stime parlano di un migliaio di scalini, in realta' intervallati da punti di sosta e, addirittura da strade asfaltate. Ma l'impressione di qualcosa di interminabile, permane a lungo.

A seconda dei periodi, le scalinate sono allietate da alberi in fiore, sole e qualche piccola esposizione di oggetti in vendita, In inverno e' quasi tutto chiuso, ma se avete fortuna potreste riuscire a vedere la neve, e vi posso assicurare che ne vale la pena.


Siamo arrivati all'ingresso, eccoci davanti al Torii monumentale. Restaurato nel 1982 (come dicono i pannelli informativi che si trovano alla stazione) ha un'apparenza severa e scarna, ma che comunque lascia trasparire quel che ci aspetta all'interno: sacralita', e vero desiderio di avvicinarsi all'eterno.

Oggi e' tutto pieno. Anche se il capodanno e' passato da un paio di giorni il numero di persone presenti e' alto, considerando la zona in cui ci troviamo.
Saliamo un'altra rampa di scale, e entriamo all'interno del recinto del tempio vero e proprio (notare, alla vostra destra, un pannello che ricorda il segno zodiacale cinese associato all'anno in corso).




Dentro ci aspetta la folla delle grandi occasioni!
Le festivita' hanno radunato un numero impressionante di persone, che vogliono chiedere qualcosa alle divinita' che li osservano dagli ambienti di questo complesso templare. Eh gia', perche' a differenza di molte altre localita' simili, qui a Houzanji si riesce a percepire un livello di contatto spirituale piu' alto di quello degli altri templi, che risulta evidente in tante piccole cose, a cominciare dall'affluenza in questi momenti dell'anno.

Quindi bisogna mettersi in fila, una cosa che i giapponesi riescono a fare con una pazienza invidiabile, e aspettare, muovendosi a tempo col gruppo, e fermandosi in ciascuna delle tappe. Il copione non cambia: si raggiunge il tempio, si lancia una piccola offerta nella cassetta e si prega, dopo aver scosso per tre volte una corda legata a un piccolo tamburo o a delle campanelle.

Ma noi abbiamo un bambino piccolo, e impaziente, con noi!
Quindi dopo un po' decidiamo di saltare la fila, e di procedere direttamente verso la parte piu' alta del complesso templare.
Il figlio fa del suo meglio, anche se sta pensando intensamente a un palloncino che ha intravisto in una delle bancarelle... In ogni caso continuiamo a salire, e ci dirigiamo sulla sinistra, dove di fronte a un'altra pagoda si apre una scalinata in cui si trova una serie di divinita' giapponesi preposte alla salvaguardia dei tanti visitatori che si avventurano fin lassu'.

Ho gia' visitato Ouzanji piu' volte, per me e' un luogo che va visto almeno una volta nella vita. Le persone giapponesi vi si recano principalmente per pregare, nei momenti di quiete si possono ascoltare le invocazioni lanciate a voce alta dai fedeli, e tutto l'insieme del santuario, snodandosi lungo la montagna, spinge a mettersi alla prova per riuscire a visitare anche i punti piu' nascosti. Insomma, un'esperienza che non mi lascia mai insoddisfatta.

Tra l'altro, se non vi manca la voglia di esplorare, sul lato interno della scalinata, piu' o meno a meta' della strada, si trova una freccia che indica la strada per una cascata: li c'e' un piccolo ambiente, con una sorta di rivolo d'acqua che sbocca all'interno e costringe il monaco in allenamento a sostare in meditazione, sopportando l'acqua che gli bagna la pelle. Se fate come me, e proseguite all'interno della foresta, troverete un punto in cui la cable car che sale verso la cima della montagna attraversa il paesaggio. Le vetture della cable car sono molto carine, e vederle dall'esterno e' un'esperienza interessante, specialmente quando scendono verso valle.




Se non lo avete capito, la visita a questo tempio e' piu' che consigliata: il paesaggio da favola, la spiritualita' evidente e la sensazione di poter fare un salto nel passato di questo paese sono caratteristiche che non si riesce a trovare facilmente tutte insieme.

Per finire, vi saluto con qualche altra foto che ho scattato durante la mia ultima visita.










domenica 1 gennaio 2017

Profitti e perdite

Quando studiavo ancora alle superiori non ero brava in matematica, e non brillavo nemmeno in nessuna delle discipline che caratterizzavano la ragioneria, il tipo di scuola superiore che avevo scelto.

Quindi, perchè studiavo li?
Scontavo l'inesperienza dei miei quattordici anni, che mi aveva portata a scegliere la scuola superiore in base a elementi secondari (come la presenza di più lingue straniere), e l'ottimismo che mi aveva portata a credere che, nonostante la matematica e le sue "terribili sorelle" avrei potuto riuscire in ogni caso.

Com'è andata a finire?
Ovviamente ci sono riuscita, e senza intoppi. Però per molte cose non era stato facile, e studiare certi argomenti è stato anche piuttosto noioso.

Il triennio della ragioneria prevedeva una dose massiccia di "ragioneria", per l'appunto. Qualcosa che per me poteva essere paragonato tranquillamente all'aramaico per livello di difficoltà, e che, forse, ha rappresentato lo scoglio più insuperabile nel mio percorso verso il diploma. (I tempi del greco e del latino erano ancora lontani!)

Ai miei tempi antiquati l'informatica non era ancora entrata nelle scuole tecniche, o cominciava a malapena ad affacciarsi. Una delle incombenze della ragioneria era la compilazione dei bilanci, rigorosamente a mano e in cui andavano inseriti (in base alle richieste dell'esercizio) un certo numero di voci attive e passive, i profitti e le perdite.

E per questo motivo ho deciso di utilizzare l'immagine del mio spauracchio per raccontarvi qualcosa dell'anno appena trascorso.

Quindi, vediamo di tirare le somme:

Cominciamo dai profitti
è stato un anno pieno di emozioni, un anno impegnato e per niente facile.
Un anno che è passato in fretta, nonostante tutto. Ha portato poche occasioni lavorative, ma anche delle conferme importanti. E con loro sono arrivate anche delle speranze per il futuro: non so se si trasformeranno in qualcosa di concreto ma il solo fatto che siano arrivate fino a me mi riempie di orgoglio.

Mio figlio cresce bene, e cresce in fretta. Ogni giorno è una continua scoperta, e ogni sera ci vede distrutti, forse crollati troppo in fretta, ma con la sensazione di aver assistito a qualcosa di irripetibile. La nostra ultima visita in Sardegna mi ha permesso di vedere un bambino contento, che si alza sorridendo la mattina, e che ama con tutto il cuore i suoi parenti lontani. E non avrei potuto sperare in niente di meglio.

In quest' anno, o meglio nella seconda parte di quest'anno, hanno cominciato a concretizzarsi eventi che si pensavano impossibili. Come, per esempio, arrivare a trovarsi ad un passo dalla patente, e perdipiù in un paese diverso dal tuo!
Se vi chiedete che tipo di automobilista potrò diventare, consolatevi perchè non so rispondere nemmeno io. Probabilmente sarò un'automobilista decisamente noiosa, e rispettosa delle regole (considerate che, nel primo anno da neopatentati, il Giappone permette veramente pochi sbagli), ma di sicuro sarò una persona felice, perchè potrò finalmente superare i limiti imposti dal luogo in cui abitiamo.

Continuiamo con le perdite
In un precedente capodanno giapponese  mi era capitato di scoprire che esiste una lista con gli anni "funesti" corrispondenti a ciascun segno zodiacale.

Bene, in quell'occasione avevo appreso per la prima volta che nei miei quarantatrè anni avrei dovuto affrontare un anno difficile... Informazione subito presa e messa da parte, ma chi volete che possa prendere sul serio cose del genere?

Poi e' arrivato l'anno del mio quarantatreesimo compleanno.
Continuavo a non pensare a quella notizia, ma a un certo punto mi è tornata in mente...

Che cosa è successo?

Come molte persone, ho perso qualcuno quest'anno. Non era un familiare, nemmeno una persona che conoscevo da sempre, ma una ragazza che avevo accompagnato in Inghilterra con le vacanze studio. Eravamo in contatto, e - come avviene anche con gli altri splendidi ragazzi che ho conosciuto grazie a questo lavoro - avevo la fortuna di vederla diventare grande.

Aveva una gran testa dura, e la determinazione giusta, e stava diventando un'adulta, ma purtroppo è rimasta vittima di un incidente stradale. E a me continua a non sembrare giusto che qualcuno sia dovuto morire a venticinque anni.

Sul piano dei rapporti interpersonali, ho cominciato - purtroppo- a scontare i frutti della mia buonafede.

Da dove comincio?
Da nessuna parte, visto che qualcuno mi ha detto che parlo troppo: ho sperimentato direttamente un livello di cattiveria da parte di alcune persone che vivono qui come me, che mi ha causato anche delle conseguenze fisiche fastidiose.

Però una cosa devo dirla: questo scontro inaspettato mi è stato utile.
Mi ha aperto gli occhi e mi ha fatto capire che esiste gente per cui non vale la pena sprecarsi, e mi ha insegnato - alla mia veneranda età - che è meglio troncare subito un rapporto di conoscenza in cui manca empatia reciproca (cosa che, in questo caso, avrei dovuto fare molto prima).

Mi sono chiesta per mesi cosa fare. Ho continuato a scrivere per i blog con cui collaboro abitualmente, ma mi trovavo, in un certo senso, "bloccata" sul piano personale. Non mi andava di parlare di questa disavventura, e lo faccio con una certa fatica anche adesso, ma mi sono convinta che "buttare via" con l'anno che e' finito anche quelle esperienze che hanno contribuito a complicarlo sia il modo migliore di prepararsi a ricevere il nuovo anno che sta per iniziare.

Però non ho intenzione di "buttare via" anche il mio blog a fine anno. La mia intenzione è di continuare a raccontarvi un pò del mio Giappone, e - compatibilmente con le mie capacità informatiche (...) - dividere finalmente il blog in varie categorie, per ridistribuire al meglio gli argomenti che ho intenzione di trattare. Quindi, se volete, continuate a dare un'occhiata, ok?

Comincio il nuovo anno con tante speranze, come e' giusto che sia, e con la sicurezza di aver imparato qualcosa dalle mie disavventure. Comincio quest'anno con la gioia che mi danno le tante cose buone che si trovano nella mia vita, e con la convinzione che qualsiasi cosa brutta si puo' affrontare, e superare con pazienza e determinazione.

E, se non ve ne foste accorti, comincio il nuovo anno con un nuovo post per il mio blog!

Tanti auguri a tutti!! 明けましておめでとうございます。今年もよろしくお願いします!
(A presto per un'altra piccola parte della mia vita in questo paese)





venerdì 25 dicembre 2015

Il Natale alla giapponese

Quest'anno non siamo in Sardegna per le feste.
Capita, e non si tratta di un problema serio, anche perchè abbiamo passato delle bellissime vacanze estive al mare. Quindi non abbiamo perso nulla cambiando il periodo di viaggio.
Ma, ma... Questo ci espone a un tipo di esperienza a cui (io) avevo perso l'abitudine.
Certo, il viaggio in Sardegna aveva, e ha sempre come primo obiettivo quello di portare il nipote a nonni e zio. Ma vogliamo parlare della bellezza di passare il Natale respirando il clima di festa?
Calchiamo la mano, vogliamo parlare della bellezza di passare il Natale con gli amici e mangiando cose buonissime?
Meglio di no. Guardiamo l'altro lato della medaglia: passare le feste in Giappone permette di apprezzare il Capodanno, con la prima visita al tempio e la neve che, ultimamente, cade molto piu' spesso. Permette anche di apprezzare un pò di tempo in casa, tutti insieme (anche se magari si tratta solo di guardare la tv e giocare col più piccolo di casa). Possono sembrare piccolezze, ma se le si valuta in rapporto a un anno decisamente faticoso, e con pochi momenti di pausa, allora diventano momenti importanti.

E allora vediamo un pò come sta procedendo il nostro Natale in Giappone.
Come saprete, in questo paese i cattolici sono una ristretta minoranza. Questo porta alcune conseguenze:

- il Natale non è un giorno festivo, la vita prosegue normalmente e non si riposa.
In realtà questo è normale, anche in Italia non ci si ferma per le feste altrui. Ma se tu vuoi festeggiare come ti devi comportare?

Ci sono due possibilità: puoi tenere a casa il figlio, chiedere al marito di prendere un giorno libero e approfittare della stagionalità del tuo lavoro per festeggiare il Natale come merita. Parliamo del lato consumistico del discorso, per l'aspetto religioso occorre fare un discorso a parte.
Oppure puoi festeggiare il Natale in un altro momento, anticiparlo o posticiparlo (il nostro caso) in base agli impegni di tutti.
Quest'anno io farò così:la mia prima intenzione era quella di tenere tutti a casa e festeggiare il Natale nel giorno stabilito. Ma poi sono spuntati vari impegni e ho dovuto cambiare programma. E pazienza: parliamo del lato consumistico, dello scambio dei regali e del pranzo iper calorico di ordinanza. Il figlio è ancora piccolo, e si adatta, e il marito non ci bada più di tanto.

- Il pranzo delle feste.
Qui si tocca un tasto dolente. Ognuno di noi porta nel cuore le tradizioni della sua terra: io ho un'immagine del pranzo di Natale che comprende i gnocchetti alla campidanese, una porzione di carne arrosto, un pezzo di tratalia (http://digilander.libero.it/osini/immagini/immagini%20osini%20cucina/tratalia%20e%20corda/tratalia%20e%20corda%20immagini%20640/cottura%20tratalia%201.jpg) quando si mangiava a casa di un parente, e tanta frutta secca assortita, da consumare insieme a panettone e pandoro (perchè altrimenti non sembra Natale). Cosa posso fare qui in Giappone?
Per prima cosa ho acquistato un pollo da arrostire, cosa non semplice da fare e per cui mi è servito un aiuto da un amico qui in zona. Poi mi sono procurata qualcosa di italiano per gli antipasti, e della frutta secca, Avevo comprato il panettone ben due mesi fa, in un negozio di cibo importato, e pagando l'equivalente di circa dieci euro per una confezione da 500 grammi. Ho preferito evitare di acquistare anche il pandoro, per i costi troppo elevati, e mi sono impegnata per cercare di prepararlo di sola.
Ora devo solo mettermi all'opera! Come dicevo, il nostro Natale verrà posticipato al 26, e quindi avrò il tempo di cucinare tutto.

- Il Giappone non è un paese cattolico.
Beh, aspettarsi che si comporti come tale sarebbe una forzatura, chiaro. Ma se io volessi andare a messa?

Il tutto dipende molto da dove si abita. Io vivo in una zona di campagna. che ha lati positivi e lati negativi. Fra i lati negativi devo mettere al primo posto la mancanza di collegamenti... (una media di un bus all'ora che porta verso la stazione, da cui partono treni che ci collegano al resto del mondo civilizzato). Ma non basta: anche se si supera in qualche modo il problema dei trasporti, resta un particolare: la messa cattolica non si tiene quotidianamente, non si tiene nelle vicinanze, e si celebra in giapponese (la messa in italiano si tiene due volte all'anno, ma a grande distanza da casa nostra).
Allora, quando si entra nella dinamica della vita quotidiana giapponese, con giornate piene e pochissimo tempo per noi stessi, come si fa a trovare il momento, in un giorno feriale, per prendere un treno e andare a messa? Io per ora non ci sono riuscita... Non ho ancora abbandonato le speranze per il futuro.

- Le vacanze invernali sono poche.

Noi siamo abituati ad un altro concetto di vacanza: mancanza di impegni, possibilità di dormire fino a tardi, tempo. Qui in Giappone il lavoratore ottiene pochissimi giorni liberi: orientativamente parliamo del periodo che va dal 28 dicembre al 4 gennaio. In questo periodo ovviamente si dorme un pò di più, ma il resto del tempo viene dedicato a sbrigare tutta una serie di incombenze, sia familiari (come in Italia, si incontrano i parenti che vengono a trovarci) che legate alla vita quotidiana (noi abbiamo ancora delle cose da sistemare che aspettano dall'estate).

Però ci sono anche dei lati positivi: per esempio, la neve cade molto frequentemente tra la fine di dicembre e i primi di gennaio, e non posso immaginare un bianco Natale (o meglio, un bianco Capodanno) migliore di quello che si può provare in Giappone.
Volete un altro lato positivo?
Va bene, eccolo qui: tra poco si riparte, i nonni reclamano il nipotino e io ho bisogno di respirare aria di mare. E questa sicurezza spazza via qualsiasi contrarietà legata al passare il Natale in un paese che non lo festeggia.

Buone feste a tutti, da Daniela e dalla campagna della prefettura di Nara. Un augurio di cuore a tutti gli amici lettori, e a tutti quelli che mi hanno dato una mano durante questo anno complicato.  Auguri!!!

lunedì 2 dicembre 2013

Tipi di treno e tipi da treno

Che cos'e' il treno?
Per un italiano e' un oggetto misterioso (a seconda della provenienza geografica si rischia di non riuscire a stabilire nessun tipo di contatto), che, quando non si e' molto fortunati, rischia di essere sporco, scomodo e in ritardo.
Che cos'e' un treno per un giapponese?
Un mezzo di trasporto come un altro, che molto spesso sostituisce completamente l'automobile, e per cui lavorano persone cosi' solerti da scusarsi non appena il treno accumula un minuto di ritardo!
Insomma, una bella scoperta per quando si arriva in Giappone, per turismo o per altro, e si viene in contatto con questo mondo meraviglioso.
Pochi giorni fa mi e' capitato di utilizzare delle mie foto per un altro post, sul blog di italiani in Giappone a cui partecipo (http://burogu00.wordpress.com/2013/11/18/instagram-alla-giapponese-prima-parte/ e http://burogu00.wordpress.com/2013/11/27/instagram-alla-giapponese-seconda-parte/) ed ho pensato di usare delle mie foto, scattate in questi ultimi cinque anni di Giappone, per farvi vedere il mondo delle ferrovie giapponesi coi miei occhi.

Treno?



Per spostarsi, da casa nostra, si utilizzano i treni di una compagnia ferroviaria locale, la Kintetsu (近鉄), abbreviazione di "Kinki Nippon Tetsudou"(近畿日本鉄道). Sono spaziosi, i sedili nelle carrozze possono essere orientati in modo diverso, e sono sempre climatizzati, sia in inverno che in estate. Ma specialmente, le carrozze vengono spesso usate come "manifesti pubblicitari" per la zona, o per degli eventi che riguardano il Kansai. Insomma, mentre si aspetta in stazione non mancano mai le cose da vedere.
Abbiamo poi una funivia, gestita sempre dalla stessa compagnia ferroviaria, che porta residenti a turisti in cima ad una montagna in cui si trovano sia un tempio molto famoso nella zona (Ouzanji - 王山時) che un parco di divertimenti. E qui sotto potete vedere una delle carrozze della funivia di cui vi ho parlato: niente male, vero?

Sul treno con stile!


I giapponesi sono molto attenti ai dettagli, specialmente quando si tratta dei capi da indossare durante gli orari di lavoro. Ma perche' non aggiungerci quel certo non-so-che che fa la differenza? Ecco qui l'interpretazione di un salary man che prende il treno alla mia stessa stazione, che ve ne pare? In un incontro successivo ho notato che studia pure l'italiano per conto suo, diciamo che questo dettaglio me lo ha fatto diventare simpatico!
Attenzione, pero', a non dimenticare qualcosa, sia per la fretta, che per la speranza di non essere notati...
Non dimentichiamo quelle che, a mio parere, sono le persone da ammirare maggiormente: le signore di tutte le eta', piu' o meno giovani, che indossano il kimono e mantengono viva la tradizione di questo paese: incontrarne qualcuna sul treno mi riempie sempre di ammirazione.


Infine, anche se riconosco la liberta' individuale di vestirsi come si vuole, sui treni si incontrano anche degli esempi difficilmente decifrabili, come il ragazzo qui sotto... Voi che ne dite? 





Fuori concorso

Il treno e' qualcosa di cosi' comune in Giappone, da essere utilizzato in ogni caso, anche per le piccole necessita' come gli acquisti quotidiani. Ed e' qualcosa di cosi' familiare per i giapponesi, da riuscire a mettere a proprio agio un po' tutti, anche le compassate signore che normalmente cercherebbero di mantenere un certo contegno in qualsiasi situazione. Ecco qui due amiche, che scherzano sul treno del ritorno a casa, non sono carine? 


E mentre il treno va i pensieri corrono veloci,  e noi ci prepariamoa scendere alla nostra stazione per tornare, come se nulla fosse, alla vita quotidiana. Ma sempre attenti a non dimenticare sul treno qualcosa di importante, mi raccomando!!


sabato 18 maggio 2013

Piccola recensione


Questa settimana, passando alla mia solita kururiya (*parafarmacia) ho trovato qualcosa di interessante, e oggi vorrei dividere la mia scoperta con voi. 

Si tratta di una lattina di the, e come potete vedere e' the al cioccolato!! 
All'inizio ero piuttosto scettica, lo ammetto: un amico giapponese ne aveva parlato su un social network e la cosa mi aveva incuriosita. La marca, Fauchon, corrisponde a una ditta francese molto famosa, ma confesso che i prodotti che avevo consumato fin'ora non mi avevano soddisfatta per niente... Poi, trattandosi di un prodotto venduto in Giappone temevo che fosse totalmente privo di zucchero... (la birra al cioccolato e' stata uno shock, lo ammetto!) 
E invece l'ho comprato, e apprezzato, ma come e' successo?!?

Prima di tutto una doverosa spiegazione: gli alimenti che si trovano in vendita nelle parafarmacie, di solito, hanno un prezzo inferiore a quello abituale, e quindi si viene tentati maggiormente. In questo caso particolare, due lattine di the costavano 100 yen in tutto, e quindi mi sono detta "perche' no?"

Il risultato e' stato cosi' soddisfacente da convincermi della necessita' di una nuova visita alla kusuriya: e' una bibita buona, leggera, e dolce al punto giusto, e consumarla in queste giornate quasi estive mi ha fatto apprezzare anche le sue (insperate) proprieta' dissetanti. 
Se vivete in Giappone, o state per venire in viaggio il mio suggerimento e' uno solo: cercatela, perche' non ve ne pentirete!! 

venerdì 17 maggio 2013

Scegliere un cellulare in Giappone

Che fare in un tiepido pomeriggio che pare quasi estivo?
http://tinypic.com/view.php?pic=2nbzfqb&s=7
Ci pensi bene e decidi di fare una passeggiata: il tempo e' invitante, il venticello pure, e camminare vicino al fiume che scorre dalle tue parti fa sempre piacere.
Ora, tornando coi piedi per terra, faccio questa passeggiata col bambino, dieci mesi per circa 10 chili, nel marsupio (perche' spero che dorma) e con uno scopo ben preciso:
il cellulare e' ormai giunto alla scadenza naturale del contratto (due anni), e anche se non me ne vorrei separare sta cominciando a dare segni di usura... L'idea che possa lasciarmi al palo, e l'ennesima promozione che permette di ottenere uno sconto di 10.000 yen mi ha fatto finalmente decidere per il cambio.
Aggiungiamo anche un altro aspetto da non sottovalutare: oggi ho ricevuto uno smartphone della Sony che mio fratello ha acquistato per me in Italia, e quindi lo porto con me per chiedere se posso usarlo con la sim card della mia compagnia ed evitare l'acquisto di un nuovo apparecchio!!
Arrivati al negozio chiedo subito notizie per il cellulare che ho ricevuto in regalo: il commesso e' titubante, mi dice che non sa se si puo' usare la scheda sim su un telefono diverso da quello con cui e' stata venduta... Ma mi mette addosso una gran curiosita', e - approfittando del momento, visto che il figlio sembra conquistato dai giocattoli che ha trovato nel negozio - smonto il cellulare giapponese e inserisco la scheda sim in quello italiano...
Funziona, funziona!! Problema risolto: continuo a usare la mia sim giapponese col bellissimo cellulare che mi hanno regalato!
E invece no...
In Giappone le compagnie di telefonia cellulare offrono cellulare e scheda sim: non e' possibile acquistare esclusivamente la sim e nemmeno utilizzare un cellulare che non rientra fra quelli "in dotazione" alla tua compagnia telefonica. In compenso si puo' continuare a usare il cellulare scelto anche dopo la scadenza del contratto, che si intende rinnovato automaticamente se non si da' la disdetta.


Nel mio caso specifico, lo smartphone della Sony non e' incluso fra quelli offerti dalla compagnia telefonica, e anche se posso usarlo il commesso (dopo aver controllato anche online) mi dice che non esistono tariffari specifici e c'e' un grosso rischio di vedersi addebitare cifre spropositate perche' il sistema non riconosce il cellulare.
E allora niente di fatto: l'unica soluzione e' rinnovare il contratto, approfittando della promozione del mese e scegliendo un nuovo telefonino.
Il resto della procedura si sviluppa molto velocemente: sono una loro cliente, e quindi tutti i miei dati si trovano sul loro terminale. Scelgo il telefono, chiedo qualche notizia sulle opzioni e sul piano piu' conveniente, e in breve tempo esco dal negozio col mio cellulare nuovo e una busta di regali!!

[Se voi pensate di venire ad abitare in Giappone permettetemi di aggiungere qualche piccola informazione:
- e' possibile acquistare un prepagato, con quasi tutte le compagnie, ma alla fine (se la permanenza e' a lungo termine) i costi non sono poi molto diversi! La ricarica del prepagato va comunque utilizzata entro tre mesi e - eccetto le email - le telefonate hanno costi elevati e quindi ci si trova a consumare il credito senza rendersi conto.
- prima di scegliere un cellulare giapponese con contratto e' sempre meglio parlarne con chi ne ha gia' uno, in modo da poter valutare i costi reali dell'apparecchio e del piano telefonico.
- i cellulari giapponesi vengono ceduti in comodato d'uso: il costo dell'apparecchio viene rateizzato in 24 mensilita' e addebitato in bolletta. E' possibile acquistarlo direttamente (io ho fatto cosi' per il mio primo cellulare) risparmiando qualcosa.
- e' preferibile avere un conto corrente giapponese per l'addebito delle bollette: in molti casi i negozi rifiutano l'addebito su carta di credito (questa e' una novita' piuttosto recente).]

Bambino addormentato nel marsupio, e cellulare nuovo in borsa: la mia giornata si e' conclusa in maniera proficua! Quale cellulare ho scelto? Alla fine ho optato per un altro smartphone, ora la domanda e' "riusciro' a capire come si usa?".Da domani in poi comincero' a preoccuparmi per i costi, haha!!

martedì 19 marzo 2013

Arrivano, arrivano! (finalmente)

Come potete vedere dalle foto, finalmente sono arrivati! Che cosa?!?
I primi ciliegi in fiore, ovviamente! 
L'anno scorso la fioritura e' cominciata con parecchio ritardo, ai primi di aprile, ma quest'anno sembra proprio che l'attesa sara' molto breve. 
Come mai sono tanto entusiasta? 

Semplice: in Giappone l'inverno e' decisamente rigido, o almeno risulta tale per chi non e' abituato a temperature molto basse e forte umidita' continua... 
Per questo motivo, l'arrivo dei primi ciliegi in fiore ha sempre rappresentato, per me, il segnale che indica la fine del freddo e l'arrivo della bella stagione.
Ovviamente, apprezzo anche l'hanami (花見), ovvero il pic-nic sotto gli alberi fioriti (detto in maniera piuttosto semplicistica), ma mi godo quella settimana, o quelle due settimane in cui tutti i ciliegi della zona fioriscono riempiendo l'aria di un buon profumo!!
Quest'anno, pero', noi siamo in partenza: un nonno impaziente aspetta di conoscere il suo primo nipotino e non possiamo certo deludere le sue aspettative, non vi pare?
Quindi, che vi devo dire?!? 
Mando un caloroso benvenuto ai ciliegi in fiore, e incrocio le dita sperando di vederne ancora qualcuno al nostro ritorno in Giappone!! Se non succedera' non ne faremo certo un dramma: l'anno prossimo un piccolo italo/giapponese si divertira' molto di piu' sotto un mare di petali rosa. 
E voi, se potete, venite in Giappone in questo periodo: il mio primo viaggio e' stato proprio alla fine di marzo (dell'anno 2002... aiuto, quanto tempo e' passato!!) e non me ne sono certo pentita!








mercoledì 16 gennaio 2013

Aspettando la neve...

Il ferroviere che spazza via la neve dalla banchina, Ricorda un po' Don Chisciotte contro i mulini a vento!
Qualche settimana fa la neve e' caduta su Tokyo e zone limitrofe, creando qualche problema logistico. Qui da noi, invece, nonostante il freddo, la neve ancora non si e' vista...Nevica, quello si', e si gela! Ma la neve non resiste e si scioglie subito!
So bene che la neve provoca parecchi disagi, ed un inverno in cui non cade e' sicuramente meno pesante. Ma io amo la neve!! 

Non essendoci abituata, la neve mi entusiasma. E per questo motivo vi posto qualche foto della grande nevicata a cui ho potuto assistere due anni fa (nel febbraio 2011), salutando gli ultimi momenti di questo freddo inverno e sperando in una bella nevicata in futuro. 
La strada che porta verso un tempio buddista della zona.




Mr Donut's sotto la neve! Ma per una ciambella si fa questo ed altro!






venerdì 26 ottobre 2012

Frammenti di vita quotidiana (sulle presunte difficolta' comunicative dei giapponesi)

ilgiapponedidaniela@blogspot.com
Molte volte, in questi anni, mi sono sentita domandare "E' vero che i giapponesi sono tendenzialmente chiusi e poco espansivi?" e oggi vorrei rispondere a questa domanda.
Ovviamente, chi ha degli amici giapponesi sa bene che l'amico in questione e' tutt'altro che poco espansivo! Condividere qualcosa con qualcuno, come esperienze di lavoro oppure uscite di gruppo riduce notevolmente le distanze, non e' vero? Il problema piuttosto si presenta quando si cerca di invitare un amico giapponese: sono sempre cosi' occupati!!
Invece io vorrei parlare dei rapporti con gli sconosciuti, quel campo un po' insidioso in cui lo straniero che vive in Giappone deve aspettarsi di trovare un po' di tutto!
In questo periodo mi e' capitato di fare conversazioni estemporanee con dei perfetti sconosciuti, e quindi mi sentirei di rispondere con un bel "No" alla domanda in questione, ma la situazione e' un po' piu' complessa.

E' capitato di andare all'ufficio postale che si trova vicino a casa mia, ho spedito qualche piccola cosetta e mi accingevo ad uscire dopo aver rimesso in ordine la mia borsa (come sempre troppo piena!). Una signora anziana mi si para davanti domandando da dove venivo, spiegandomi che lei cinque anni fa e' stata in Francia e in Germania. Io le ho consigliato di ripetere l'esperienza, includendo anche l'Italia, ora che le quotazioni dello yen sono abbastanza favorevoli ma lei mi ha risposto "Ho compiuto 75 anni, ora sono troppo vecchia!" ed io, senza pensare le ho fatto un complimento perche' non li dimostrava affatto! Insomma, sembrava una normale conversazione tra vicine di casa, peccato che io non avessi mai visto quella signora prima d'ora! Ci siamo lasciate con la promessa di continuare la chiaccherata quando ci incontriamo al supermercato, ha ha!!!
Ancora, c'e' un konbini (convenience store) vicino a dove lavoro, e di solito ci vado almeno una volta a settimana, per una bibita o per acquistare qualche cosetta  da usare in casa, insomma niente di impegnativo. Una delle commesse, una signora di mezza eta', dopo tanti acquisti (e nonostante in un centro medio/grande come Nara veda molte facce diverse nello stesso giorno) mi ha rivolto la parola poco tempo fa: dopo le prime frasi di circostanza ci siamo messe a chiaccherare di tradizioni giapponesi e italiane a confronto!! Magari aveva tempo da perdere e non c'erano altri clienti, ma e' stato carino fare due chiacchere con quella signora!!
E non vi parlo dei miei vicini di casa, gentilissimi, che mi riempiono di regalini e si fermano volentieri a parlare del tempo (anche perche', forse, questo rientra nelle normali regole di vicinato e non ha niente a che fare con la provenienza geografica).
Come mi diceva un amico: molte volte dietro, all'iniziale diffidenza di una persona c'e' un cuore grande che aspetta solo un segnale per mostrarsi agli altri, come un bellissimo fiore.
Per riassumere, i giapponesi che incontro parlano con me senza alcun problema! Forse sono io, o la mia faccia, che ispira abbastanza fiducia, ma non ho mai riscontrato alcun problema di comunicazione in questi anni (nemmeno quando non conoscevo la lingua). E lo stesso vale per una coppia di amici italiani, che senza conoscere la lingua hanno girato il paese e parlato con tante persone durante il loro viaggio: a volte basta soltanto la giusta disposizione d'animo!!
Per cui, se e quando andrete in Giappone il mio consiglio e' uno solo: cercate di comunicare, e le persone che incontrerete faranno lo stesso con voi. In questo modo potrete toccare con mano il cuore delle persone che abitano qui, e il vostro viaggio ne risultera' notevolmente arricchito.
 

venerdì 31 agosto 2012

Kengo

Sei nato il 16 Luglio 2012 alle 10.00 del mattino.
Lo scrivo perche', come capita a tutti, prima o poi ti verra' in mente di chiederlo, e allora mi troverai pronta!
In realta' il tuo arrivo era previsto per il 20 Luglio, ma hai pensato bene di anticipare i tempi (forse un po' di impazienza che hai preso da tua madre?). Nel giorno della tua nascita i giapponesi hanno collocato la festa del mare, quindi devo proprio dire che la tua data di nascita mi piace proprio!!
La tua mamma e il tuo papa' si conoscono da tanti anni, e sono stati insieme per ben dieci anni prima di sposarsi: avendo vissuto per molto tempo a distanza probabilmente questo arco di tempo andrebbe rivisto al ribasso, ma in ogni caso per dieci anni hanno fatto avanti e indietro tra Europa (non solo Italia) e Giappone - con grande gioia delle compagnie aeree!
Dopo un annetto di matrimonio, il papa' ha detto alla mamma "adesso dovremmo pensare a un bambino" e cosi' sei arrivato tu.


A dicembre dell'anno scorso eri grande ben 8.1 mm, e il tuo cuoricino era una piccola intermittenza che illuminava lo schermo dell'ecografo. In quel momento la mamma ha cominciato ad avere il fiato corto: tu eri reale, crescevi dentro di lei e dovevi essere protetto.
Nonostante tutto, non appena arrivata in Sardegna per le vacanze, la mamma ha rischiato di perderti! Una notte, all'improvviso, tanto sangue e una corsa in ambulanza fino all'ospedale di Cagliari. Di quella notte la mamma ricordera' sempre tutte le lacrime versate, le mille scuse rivolte al papa' (anche se ripensandoci adesso nemmeno lei sa indicare i motivi di tutte quelle scuse) e la paura di averti perso...
Per fortuna tu eri sano e salvo: la mamma vorrebbe dire che saperti ancora con lei l'aveva tranquillizzata, ma in realta' la paura che una cosa simile accadesse ancora l'ha accompagnata per tutto il resto della gravidanza.
E cosi' siamo arrivati fino al mese di Luglio: la pancia della mamma cresceva a dismisura (pensa che al momento del parto era ingrassata di ben 14 kg!) e con lei crescevi anche tu: all'ultima visita il tuo peso stimato era di 3.5 kg (e la mamma stava cominciando a preoccuparsi seriamente per gli aspetti logistici del parto...).
Il 15 Luglio 2012, una delle tante domeniche in cui mamma e papa' escono per fare la spesa settimanale, la mamma ha cominciato ad avvertire qualcosa di strano, e nel dubbio insieme al papa' e' andata fino all'ospedale: niente da fare, avere qualche perdita e' normale, meglio non preoccuparsi troppo fin quando non si presentano chiari sintomi di parto (contrazioni ogni 5/10 minuti, perdite di liquido amniotico e cosi' via).
E con queste rassicurazioni mamma e papa' sono andati a fare benzina (un altro dovere del fine settimana per loro).
Al distributore di benzina la mamma sente un forte dolore e corre al bagno: qualcosa era uscito, un sacco di liquido completamente inodore! Che cos'era? Ed era il caso di tornare in ospedale oppure no?
In questo caso la mamma ha deciso che era meglio tornare a casa ed aspettare gli sviluppi: diciamolo, un po' si vergognava a tornare in ospedale per scoprire che si trattava di un altro falso allarme, e in ogni caso non provando nessuno dei tipici dolori "da parto" voleva seguire alla lettera le istruzioni dell'ospedale e ripresentarsi solo in caso di contrazioni ravvicinate!
Beh, dal ritorno a casa in poi le contrazioni hanno cominciato a farsi sentire, prima a distanza e poi via via sempre piu' vicine: era ormai passata l'una di notte quando la mamma ha chiesto al papa' di chiamare l'ospedale.
E questa volta si trattava di vere contrazioni! Quindi la mamma e' stata ricoverata e il papa' e' tornato a casa a dormire: per ottenere una dilatazione ottimale sarebbero servite parecchie ore e non c'era nessuna necessita' di trattenersi in ospedale (se ti e' venuto il dubbio te lo confermo immediatamente: la mamma ha invidiato profondamente il papa' ed ha desiderato di poter tornare a casa con lui ma non era proprio possibile!).
Pero' qualcosa non andava... Per questo motivo dopo una notte decisamente dolorosa il medico ha chiesto alla mamma di chiamare subito il papa': stavano valutando l'intervento, la mamma non si dilatava abbastanza e tu stavi cominciando a mostrare segni di sofferenza...
Ancora una volta la mamma correva il rischio di non conoscerti, quindi sentire parlare di intervento non le ha fatto poi molta paura! Il papa' e' arrivato, ha firmato tutti i moduli del caso (interessante quello in cui si elencava, tra i rischi dell'epidurale, anche la possibilita' che i denti ricostruiti cadessero!) e finalmente la mamma era in sala operatoria!
Dopo un'oretta di lavoro sei venuto al mondo!!
La mamma aveva vicino un'infermiera che le parlava, e a cui ha subito domandato "e' maschio o femmina?": devi sapere che per tutto il corso della gravidanza i tuoi genitori non avevano voluto sapere se eri maschio o femmina.
Non appena uscito hai pianto subito, e la mamma ha tirato quel sospiro di sollievo che si teneva dentro da mesi.
Nelle due settimane successive la mamma e il papa' si sono cimentati nella ricerca del tuo nome: Devi sapere che il papa' voleva assolutamente darti un nome che si potesse scrivere in kanji, e che in Giappone si crede che se il numero dei tratti necessari per scrivere il tuo nome non e' propizio attirera' la sfortuna! Beh, grazie a questa credenza la scelta del nome e' stata piuttosto complicata...
I nomi maschili italiani non sono facilmente trascrivibili in kanji, e quanto a nomi giapponesi la mamma e il papa' non si trovavano molto d'accordo. Insomma, erano bloccati! Pero' la mamma a un certo punto ha avuto l'idea giusta: partendo da "mi piacciono i nomi che cominciano con Ke-/Ken-" ha dato al papa' lo spunto giusto per arrivare al tuo nome! Da qui sono arrivati anche i kanji piu' propizi, 健吾 con il significato di "costruisci te stesso" e la speranza di riuscire a darti i mezzi necessari per riuscire a cavartela da solo nella vita.
Il resto del tempo e' passato molto in fretta: ormai sei entrato nella famiglia da un mese e mezzo, e anche se qualche volta li fai proprio stancare la mamma e il papa' non potrebbero immaginare una vita senza di te. Li hai proprio conquistati, ma cerca di non approfittarne troppo quando sarai piu' grande, ok?

lunedì 27 febbraio 2012

Cercare conforto nel gelido inverno.


In questo gelido inverno giapponese quando ci si trova fuori casa, e si avvicina l'ora del pranzo, si va in cerca di qualcosa che possa riscaldare il corpo e - magari - tirare su il morale.
Troppo difficile?
Forse si', ma il Giappone possiede una serie di ricette che potrebbero soddisfare questi requisiti, e oggi vi mostrero' una delle mie preferite.
Come avevo gia' scritto in precedenza io amo gli udon!
Si tratta di grossi spaghettoni di farina, che si mangiano in Giappone sia 
nella zuppa oppure "a secco", conditi con uova fresche, sesamo, zenzero e cipolline, a volte con nori. Oggi parliamo degli udon serviti in una zuppa a base di curry (altra pietanza che amo), i カレーうどん (kare- udon).
  
A Osaka sono molto popolari, il prezzo di vendita e' contenuto e si trovano normalmente fra le offerte di tutti i ristoranti del settore. Di solito quando ho poco tempo mi fermo a mangiarli in un localino che si trova all'interno della zona della metropolitana sotto a Namba. L'ultima volta, invece, mi sono spostata per degli acquisti e ho individuato un locale che ancora non conoscevo! Beh, a giudicare dall'insegna attraente penso proprio che passero' da loro a provare i loro kare- udon quando ho tempo!
A me piacciono tanto, ma vedendoli in foto non vi viene voglia di provarli?
Intanto vi posto una ricetta, tratta dal blog http://blog.cucinare-web.it/index.php/2011/11/curry-udon/, Se vi piace il curry perche' non cucinarli a casa vostra?

  Ingredienti x2:
1 litro di dashi
4 cucchiai di salsa di soia
2 cucchiai di mirin (se non lo avete va bene sake o vino con un po’ di zucchero)
1 cucchiaio di zucchero
1/2 cucchiaino di sale
2 cucchiai di miso
Kimchi (si acquista negli alimentari orientali o coreani)
180gr di udon (io li ho fatti a mano secondo la ricetta dei Teuchi udon – teuchi sta per casalinghi – ma potete acquistarli già pronti o sostituirli con soba o ramen)
2 cucchiai di curry in polvere
1 zucchina
1 carota
1 cipollotto
1 cucchiaino di amido sciolto in un cucchiaio d’acqua.
200gr di tacchino o pollo  o maiale
zenzero sott’aceto per guarnire
Portate ad ebollizione il dashi e mettetene via due ciotole per il miso. Nel restante brodo versate soia, mirin, zucchero, sale e fate cuocere per alcuni minuti.
Tagliate le verdure a fettine o a bastoncini e mettetele in un piatto.
Aggiungete al brodo prima le carote, dopo un paio di minuti le zucchine e dopo altri cinque minuti i cipollotti e spegnete il fuoco. Aggiungete il curry, mescolate bene e coprite con un coperchio.
Portate ad ebollizione l’acqua e versate la pasta, senza aggiungere sale. Seguite le indicazioni sulla confezione per la cottura. Scolate e sciacquate bene con acqua molto fredda. Versate la pasta nelle ciotole dove servirete gli udon.
Riaccendete il fuoco sotto il brodo, aggiungete la carne tagliata molto sottile o ben schiacciata con un coltello o uno sbatticarne, fate cuocere un paio di minuti e aggiungete l’amido, una volta che il brodo si sarà leggermente addensato, versatelo nelle ciotole sopra gli udon. Riscaldate il dashi messo da parte e scioglietevi il miso da servire in ciotoline, magari di bamboo o laccate.
Disponete su un piattino una piccola quantità di kimchi e servite tutto a tavola fumante.

venerdì 14 ottobre 2011

"Hai una caramella?"

Io sono cresciuta nel periodo delle caramelle: da bambina con una monetina da 50 lire si poteva entrare in possesso di un piccolo tesoro in caramelle frizzanti (le mie preferite) al negozio vicino a casa nostra, e questa piccola fortuna veniva divisa con gli amici, oppure con tuo fratello minore.
Certo, esistevano anche le gomme da masticare, ma erano ancora scomode e poco adattabili al palato quindi incontravano meno favore tra i ragazzi del mio vicinato. Per questo la mia infanzia e' stata accompagnata da questa domanda: "hai una caramella?".

Con una simile formazione alle spalle, ovviamente anche adesso continuo a consumare un gran numero di caramelle: non importa dove mi trovo, le caramelle non mancano mai a casa mia!!

Per questo oggi vi parlero' brevemente delle "MINTIA".
Si tratta di una marca di caramelle prodotta in Giappone, disponibile in 42 combinazioni di gusti diversi (su base menta, da qui deriva il nome del prodotto).



Il punto di forza di queste caramelle risiede nel prezzo (nei negozi si aggira intorno ai 100 yen, ma si possono acquistare per 58 yen in moltissime parafarmacie); oltre a questo la disponibilita' di una serie di gusti diversi e l'assenza di calorie che incontra anche il gusto delle persone che stanno attente al proprio peso.
Nella foto potete vedere la mia disponibilita' attuale, gusti classici alla menta (sulla sinistra), gusti alla frutta (sulla destra) e gusti particolari (nell'ultima fila in basso).


Il punto debole invece e' proprio la loro bonta'...  Molte volte le caramelle appena acquistate terminano nell'arco di una giornata: nonostante ogni astuccio ne contenga ben 50! Quindi se ci si trova fuori casa il tutto diventa alquanto scomodo. 


Per finire vi presento l'ultimo gusto "MINTIA" che e' arrivato qui da noi: miele/zenzero! Dolce ma con una punta di piccante che non guasta (lo sto apprezzando proprio in questi giorni).


Come avrete capito, se qualcuno mi chiede una caramella, difficilmente non posso offrirgliene una!


La volete provare anche voi? 

giovedì 13 ottobre 2011

Un giorno di riposo diverso dal solito. (信貴山ー生駒郡)

Mercoledi', dopo tanto tempo, ho avuto un giorno libero. Si, il giorno libero si presenta abitualmente durante la mia settimana ma in questo ultimo periodo sono stata molto impegnata, tra faccende domestiche e altre cose, e il tempo per concedersi una bella gita e' completamente sparito!
Per questo motivo, dopo aver pagato la bolletta del gas, ho preso il primo treno per una localita' che si chiama Shigisan, nella prefettura di Nara (a sud di Ikoma).
Quali sono i motivi della mia scelta?
In un primo tempo avevo semplicemente notato la grande tigre che si trova all'ingresso del santuario durante una gita in macchina, ma non ero riuscita a convincere mio marito a fare una sosta... (purtroppo il parcheggio raggiunge prezzi molto alti nei pressi dei santuari giapponesi, e mio marito non e' particolarmente interessato alla visita di un luogo legato alla religione).
Quindi siamo arrivati ad oggi.
Una bella giornata, calda e invitante, e un menu gia' deciso per la cena: insomma e' una situazione ottimale!


Dopo aver pagato la bolletta del gas ("meraviglie", in senso ironico, della prefettura di Nara: il gas si paga solo all'ufficio preposto, non esiste la possibilita' di pagarlo al konbini) eccomi sul primo treno in direzione di Shigisan shita eki (信貴山下駅).
All'arrivo ho una spiacevole sorpresa: il bus che porta al santuario e' praticamente inesistente, solamente uno all'ora, e arrivando alle 12.50 mi trovo costretta ad aspettare il bus successivo delle 13.45! Potrei andare a piedi, la strada non e' impossibile, ma percorrere alcuni km sotto il sole e in salita non mi trova molto d'accordo e quindi aspetto...
Un'ora in un paesino minuscolo, alla fermata dell'autobus e con nessuna delle caratteristiche che ho imparato ad associare mentalmente all'idea di "Giappone": macchinette distributrici di bibite, konbini, e cosi' via... ma si, ce la posso fare tranquillamente!
Finalmente salgo sul bus ed arrivo vicino al santuario: i km che sulla mia cartina sembravano pochi in realta' sono quasi 5, fortunatamente non ho preso in considerazione l'idea di andare a piedi!!

Pronta alla visita una piccola e anziana signora mi rivolge la parola: - anche lei e' venuta fino a Shigisan da Nara , addirittura sua sorella minore e' sposata con un australiano (nel mentre percorriamo la strada verso il santuario insieme, cerco di ridurre il mio passo ma vedo che la signora fa piuttosto fatica).
Eccoci all'ingresso, la tigre monumentale ci porta verso l'edificio principale del santuario (dove e' diretta la mia guida) ed io la seguo volentieri. E' una signora molto gentile, mi spiega dove stiamo andando e quali altri luoghi si trovano all'interno dell'area che mi accingo a visitare.
L'edificio principale (本堂) e' bello e monumentale, i colori sono diversi ma l'insieme ricorda per molti versi l'architettura del tempio Kiyomizu (清水寺) di Kyoto.


in questa foto si intravede, in basso a destra, la mia gentilissima guida di oggi.







Mentre io scatto queste foto la signora compie le sue preghiere e poi mi si avvicina di nuovo: sul lato destro del tempio si apre un'entrata, da cui si accede a un percorso che si chiama "kaidan meguri" (階段めぐり), la mia guida mi consiglia di farlo e poi mi saluta dandomi appuntamento alla fermata dell'autobus che torna verso la stazione (lei lo ha gia' fatto piu' volte, mi dice).
Io accetto senza fare domande, sia perche' non trovo giusto rifiutare un suggerimento di una persona che e' stata cosi' gentile con me, ma anche perche' mi fido della signora (sono delle sensazioni che non si possono spiegare).


Prima di entrare la persona all'ingresso del tempio mi spiega che il sotterraneo e' completamente privo di luce, quindi dovro' procedere assolutamente seguendo il muro sul lato destro ("... non e' esattamente il mio percorso ideale" penso tra me e me), mi chiede notizie del mio anno di nascita secondo lo zodiaco cinese e mi indica la divinita' a cui dovro' indirizzare i miei pensieri (a quanto pare nel sotterraneo si trova una nicchia illuminata che contiene queste divinita'). Infine, mi dice che trovero' una nicchia chiusa da una specie di maniglia, e che stringendo questa maniglia potro' esprimere un desiderio - "e uno solo!" (si raccomanda piu' volte).
E cosi' entro nel sotterraneo del tempio, dopo i primi passi mi rendo conto che definire il tutto "completamente privo di luce" potrebbe risultare riduttivo... Intorno a me non esistono movimenti, l'aria sembra essersi fermata ma non si avverte nessuna sensazione spiacevole: e' come essere immersi in un grande specchio d'acqua su cui non si riflette la luce del sole. Ma in un primo momento la sensazione di incertezza mi spinge a voler tornare indietro, mi volto e intravedo la luce che viene dalle scale che ho appena lasciato...
Nemmeno il mio cellulare riesce a illuminare il passaggio, ma comunque decido di continuare fino alla fine: buio e pace, in sottofondo le preghiere dei religiosi all'interno del tempio. A circa meta' del percorso incontro la nicchia con le varie divinita': abituata alle rappresentazioni cattoliche mi stupisco per le piccole dimensioni di cio' che ho davanti. Continuando, dopo aver abbandonato quel piccolissimo punto di luce incontro finalmente la seconda tappa del mio viaggio nel sotterraneo, stringo la maniglia e chiedo fra me e me qualcosa che desidero veramente (l'ho chiesto in italiano, andra' bene lo stesso?).
Alla fine, il piccolo raggio di luce che filtra dalle scale davanti a me mi fa capire che il viaggio nel sotterraneo e' giunto al termine: una sensazione di sollievo si impadronisce di me, non tanto per la paura provata nel sotterraneo ma piuttosto per aver raggiunto la fine di un percorso non facile.

L'anziana signora che mi ha fatto da guida fin'ora aveva ragione: anche se i miei motivi erano diversi dai suoi certamente la visita all'edificio principale del santuario mi ha lasciato un'impressione profonda!!


Il resto del santuario e' ugualmente bello e interessante: il complesso e' molto esteso e durante il mio peregrinare incontro degli altri devoti, e dei bambini delle scuole elementari che insieme ai loro insegnanti stanno disegnando una delle pagode periferiche. Siamo lontani dalla grande citta', il panorama e' bellissimo e il tutto trasmette un senso di profonda quiete. Sono venuta a visitarlo prima del periodo delle foglie rosse degli aceri, quando la vallata si colora di rosso Shigi san dev'essere veramente spettacolare!!






Qui sopra potete vedere alcune delle foto che ho scattato durante la mia visita.
Per concludere aggiungo qualche parola sulla storia del santuario di Shigisan: intorno all'anno 1.000 nella zona erano in corso delle lotte fra le varie famiglie nobili, volte ad assicurarsi il controllo del territorio. Fra queste primeggiava  la famiglia del Principe Shotoku, passato alla storia per essere stato il primo ad introdurre in buddismo nel paese. Prima di una importante battaglia sul monte Shigi (contro i Mononobe) Shotoku chiese l'aiuto del dio della guerra Bishamonten, e dopo la vittoria decise di costruire un santuario dedicato alla Tigre . Il Principe Shotoku aveva pregato la divinita' durante l'ora della Tigre nel giorno della Tigre e quindi il santuario doveva essere dedicato a questo animale.

In un primo momento ho trovato un'accenno alla storia di Shigisan sul biglietto che ho acquistato per il giro nel sotterraneo del tempio, la spiegazione della dedica alla Tigre viene da Wikipedia: la mia anziana guida mi ha detto semplicemente che la Tigre proteggeva il Principe Shotoku. se volete la trovate in versione piu' estesa a questo link (sulla sinistra della pagina di Wikipedia si trova anche una versione breve in inglese)--->  http://ja.wikipedia.org/wiki/%E6%9C%9D%E8%AD%B7%E5%AD%AB%E5%AD%90%E5%AF%BA
Bishamonten e la Tigre, in un pannello all'esterno del Tempio principale di Shigisan